Questa settimana le uscite del venerdì hanno presentato quasi tutte tratti interessanti: tra conferme e un pizzico di novità, ma tutte risultano accomunate da un elemento fondamentale, la personalità. Lo stesso non si può dire di Prima donna, il nuovo singolo di Clara. Ah, perché è nuovo? Non ce n’eravamo accorti. La canzone è la copia delle precedenti e, anche stavolta, Clara ci mostra la personalità domani. Prima donna è un pezzo scontatissimo, quasi da svendita.
Sembra il brano perfetto per incrementare il traffico del mercato discografico. Non dice niente, non è neanche piacevolmente pop, non sorprende e non conferma altro che la replicabilità dell’artista.
Qual è il “colore” di Clara? Cosa ci vuole comunicare? Sono anni che ci poniamo questa domanda. Clara canta bene ed è una bellissima donna, il resto non è pervenuto. Prima donna è una canzone che sembra costruita a tavolino, ma su quel tavolino qualcosa dev'essere andato storto. E se l’intenzione era quella di essere pop, missione fallita. Il pop è una cosa seria e - come disse Paola Iezzi - non è di certo un genere superficiale. Ed è proprio per brani come questo che il genere perde credibilità.
Il pop sembra semplice da fare e per questo è un’arma a doppio taglio: o lo fai bene o risulta plasticoso. E, purtroppo, quando parliamo di Clara siamo decisamente nel secondo caso. Non basta un motivetto facile e la mano di un produttore doc come quella di Katoo per fare una hit.
Nel pop non sempre c’è un messaggio, ma proprio per questo, più che in ogni altro genere musicale, serve una direzione, dei tratti distintivi, una qualche traccia di sfacciataggine. Per questo forse richiede più personalità il pop che il rock. Proprio perché il genere si colloca su quella linea sottile tra il “funziona” e il “trash”.
Prima donna è un brano usa e getta che difficilmente si lascia ascoltare una seconda volta.
E il tema quale sarebbe? Il brano alimenta il solito cliché vecchio come il cucco della donna che prende in mano la situazione perché la vera “prima donna” è in realtà l’uomo. E il videoclip non fa che confermare questo immaginario trito e ritrito che appiccicato su Clara non risulta nemmeno credibile.
La donna alla guida dell’auto, la donna che gioca a biliardo con i maschi, la donna che versa il vino, la donna che si scola gli shot e li imbocca agli altri uomini, che sbuffa perché il suo uomo è logorroico. Un’inversione di ruoli che suonerebbe originale negli anni ‘60, forse. Qualcuno dica a Clara che siamo nel 2026 e l’emancipazione della donna si è già compiuta abbondantemente, per fortuna.
L’unica spiegazione è che il tentativo di Prima donna fosse quello di emulare la scia del successo di Esibizionista di Annalisa, la tematica ci sembra essere proprio quella del fortunato pezzo. Se così fosse, è chiaro che l’esperimento non è riuscito.
E qui sta la sottile ma decisiva differenza tra il pop fatto bene e il pop di plastica, anzi, neanche di plastica, perché la plastica è un elemento difficile da smaltire. Questo pezzo invece si smaltisce con la facilità di una bolla di sapone. É transitorio, irrilevante, superfluo. E la cosa peggiore è l’intenzione che ha di apparire trasgressivo, che è forse l’aspetto che rende ancora più noioso il brano.
La leggerezza è una cosa seria. Se Prima donna fosse un’opera audiovisiva sarebbe una telenovela argentina. Alla fine del videoclip Clara si ritrova pure a pagare il conto del suo “piccolo uomo”. Che dire? Rivoluzionario!
Ma, dulcis in fundo, il video si conclude con un incontro a caso: San Giovanni. I due cantanti si scambiano uno sguardo che suggerisce il prologo di un nuovo flirt. Alla faccia dell’indipendenza sbandierata da Clara per tre minuti e più di canzone! Neanche il tempo di scaricare la “prima donna” che si è già invaghita di un altro. Ci auguriamo almeno che San Giovanni sia stato messo lì come spoiler di un nuovo feat estivo, perché se pure questa fosse una comparsa senza criterio, renderebbe il tutto ancora più disastroso, anche se quantomeno coerente.
Peccato, due anni fa con Nero gotico Clara stava dando i primi timidi segnali di personalità artistica, che si erano persi nuovamente nei singoli successivi. Con Prima donna ha confermato di essere qualcosa di confuso che non sa bene dove collocarsi né dove andare. Forse quello che le serve è fermarsi e ricercare un nuovo “linguaggio”, che piaccia o non piaccia, ma che dia modo di discutere di qualcosa, che sia suo e basta. Ci auguriamo che lo trovi, nel frattempo il secondo ascolto di Prima donna lo skippiamo volentieri.