Se vi è mai capitato di scorrere il suo profilo Instagram, lo sapete già: Diego Cusano non vede le cose come le vedono tutti gli altri. E menomale, perché di sguardi nuovi ce n'è sempre più bisogno. Per lui un chicco di caffè è la testa di un personaggio, un rossetto diventa un grattacielo e un croissant si trasforma nel guscio di una chiocciola. A definirsi semplicemente “illustratore” o “grafico” lui non ci sta e in effetti sarebbe riduttivo, oltre che sbagliato. Lui preferisce definirsi Fantasy Researcher, un ricercatore di fantasia che ha fatto del cortocircuito visivo il suo marchio di fabbrica, conquistando brand internazionali e franchise cinematografici.
Oggi però quel gioco di sguardi e oggetti esce dai confini degli schermi dello smartphone per prendersi il palinsesto televisivo. Con Fluxus - L'Arte Siamo Noi, in onda su Sky Arte, Cusano debutta alla conduzione portando in TV una tesi tanto semplice e forse anche per questo sovversiva: l’arte non sta nei musei sotto teca, ma vive nei prodotti e negli oggetti che tocchiamo tutti i giorni. Fluxus va in onda tutti i sabato alle 13:30 su Sky Arte e il replay delle puntate è disponibile sui canali 120 e 400 di Sky e su NowTv. A pochi giorni dalla prima puntata, andata in onda sabato 19 settembre, lo abbiamo intervistato per farci raccontare com’è passare dal tavolo da disegno al microfono e cosa succede quando la creatività incontra i tempi della televisione. Perché, in fondo, siamo tutti un po’ parte dello stesso flusso.
Ti definisci da sempre un “Fantasy Researcher” anziché semplicemente illustratore o grafico. In cosa consiste concretamente questo “ricercare la fantasia”?
La ricerca della fantasia consiste nel guardare, non con il solito punto di vista, ma cercando di allargare la nostra visione e il nostro punto di vista su un oggetto. Io non mi definisco illustratore o altro perché non mi piacciono le etichette: oggi ci sono tante persone che non avendo fatto un percorso solido si definiscono artisti, quindi volevo differenziarmi dalla massa.
Com’è nato Fluxus?
Dopo l’Accademia delle Belle Arti ho iniziato a creare delle illustrazioni e questo percorso mi ha portato a pensare a Fluxus, che ho ideato sette anni fa, quando nei miei social cercavo di far conoscere illustratori, scultori ecc. Ma non quelli che abbiamo studiato a scuola durante l’ora di storia dell’arte, bensì quelli surrealisti e contemporanei. Così facendo ho visto che le persone interagivano e c’erano feedback positivi. Grazie a questa visibilità sui social, sono stato contattato per fare un blog scritto, ma io nella scrittura non mi ritengo particolarmente ferrato. Non sono bravo a raccontare a parole. Poi mi avevano proposto anche un podcast su Spotify e ho rifiutato perché l’arte bisogna anche osservarla. Dopo di che, tre anni fa alle tre di notte, un produttore di Loft Produzioni - che ha prodotto la prima stagione di Belve, Accordi e Disaccordi sul Nove e diversi documentari Rai - mi ha messo un like. Io sono sempre molto curioso di sapere chi sono i miei follower, quindi sono andato a vedere chi ci fosse dietro quel like e ho deciso di mandargli un messaggio in direct per parlargli del progetto Fluxus - che avevo scritto già da un po’ -, così ci siamo sentiti.
Qual è stata l’idea che ti ha portato a tradurre questo linguaggio visivo così immediato e conciso, prima in “formato social” e poi nei tempi e nella narrazione della televisione?
Mi sono accorto che sui social ci sono tanti influencer, creator che spiegano la politica, foodblogger ecc. Ma esistono anche altre figure che vengono raccontate meno e sono i designer, i costumisti, gli illustratori. Stranamente all’estero sono più conosciuti, mentre in Italia si conoscono più quelli stranieri. Io faccio questo lavoro da quindici anni, ma le collaborazioni più importanti sono sempre nate con l’estero. Volevo creare qualcosa che potesse far capire alle persone che esistono anche altri professionisti del settore italiani. Ho iniziato quindi a stendere delle puntate insieme a Maria Romana Casiraghi che è la coautrice. Abbiamo iniziato a pensare ad alcuni ospiti, perché questo è il mio esordio in televisione, non ne avevo mai fatta prima. Volevo comunicare cosa si cela dietro l’opera finale. Fluxus nasce per raccontare proprio il backstage del proprio percorso artistico.
Nella prima puntata si è parlato anche di Intelligenza Artificiale. Tu cosa ne pensi dell’IA correlata al mondo dell’arte? Dovremmo odiarla?
Ero un po’ scettico all’inizio, ma facendo quell’intervista mi sono accorto che l’IA opera seguendo un racconto di una persona, che ovviamente non si può chiamare artista se commissiona l’idea all’IA. Se pensiamo all’ipad su cui puoi disegnare, possiamo definirla un’evoluzione del tratto, per esempio. Tutto sta nel tipo di utilizzo. Un po’ come i social: se tu li sai utilizzare bene, ti svoltano la vita, come è successo a me. A me l’intelligenza artificiale ha permesso di trasformare alcune vecchie illustrazioni in immagini ad alta rivoluzione. Deve essere utilizzata in modo da poter dare una mano, ma non sostituire. A me, per esempio, è piaciuto molto il progetto di Dolcenera che ha realizzato il videoclip di Epopea anche con l’aiuto dell’IA: lì c’è l’idea che l’IA può aiutarti solo a svilupparla meglio.
Al programma è legato anche un progetto di taccuini d’artista. Qual è lo scopo?
Questo progetto è nato perché ci mancavano dei fondi, allora ho contattato questa azienda - Akena - che si occupa di produrre calendari, taccuini ecc. Da lì mi sono detto: perché non facciamo una linea Fluxus di taccuini con tutti gli ospiti? All’interno ci sono le domande appuntate che ho posto agli ospiti, un po’ come la Fagnani a Belve. Tra l'altro, anche io sono un po' biondino (ride).
Senza fare troppi spoiler sulle prossime puntate, quale sarà il filo rosso che guiderà gli ospiti e i temi dei prossimi appuntamenti?
Le puntate saranno in tutto quattro. Nella prossima si tratterà “L’Arte dei corpi” con gli ospiti l’artista Guido Daniele e la giornalista Michela Motta. La terza puntata sarà dedicata a “Lo sguardo creativo della natura” e gli ospiti saranno il fotografo Valerio Minato e l’artista Emina Batik, con la divulgatrice della natura Celina Mao. Infine tratteremo “L’Arte del riciclo” con l’artista Golsa Golchini, Gloria e Barbara Mazzoni di Airban.