Dolly Parton è morta e questo non vuole essere il solito commiato. Che è stata un’icona della musica lo hanno già scritto in molti. Che è riuscita a ritagliarsi un posto importante nel mondo pop, anche. E oggi è proprio di quel posto che vogliamo parlare. Perché la sua figura si è insinuata nel mondo pop, anche in quello più contemporaneo. Pertanto è difficile non incrociare la sua voce guardando le serie tv più celebri al mondo. Non solo una serie antologica dedicatale, Dolly Parton's Heartstrings, prodotta da Netflix, in cui si raccontano le storie delle sue canzoni più celebri: da Jolene a Two Doors Down e These Old Bones. Non solo il film Coat of Many Colors (NBC), ispirato alla canzone omonima autobiografica che racconta l’infanzia povera ma felice nelle Smoky Mountains.
La musica di Dolly Parton non è mai stata solo un sottofondo, così come non è solo arredamento in Stranger Things. E la serie, si sa, predilige il repertorio musicale degli anni Settanta/Ottanta. Ed è proprio nel secondo episodio della seconda stagione che la voce di Parton incontra una tra le storie più apprezzate dal pubblico. In Trick or Treat, Freak il duetto con Kenny Rogers adorna la scena in cui Joyce Byers e Bob Newby improvvisano un ballo a casa di Byers. Le note sono quelle di Islands in the Stream - del 1983 - e quel ballo lento racconta una casa che diventa rifugio sicuro mentre fuori Hawkins continua a essere il posto meno rassicurante d'America. La scena, presa da sola, è quasi disarmante nella sua semplicità. Bob cerca di rassicurare Joyce, lei è ancora completamente assorbita dalle preoccupazioni per Will, eppure per qualche minuto i due riescono a comportarsi come una coppia qualsiasi. Ballano in soggiorno, parlano della possibilità di cambiare vita e Bob prova a immaginare con lei un futuro lontano da Hawkins. È un momento quasi anomalo per Stranger Things. La serie ci ha abituati a luci al neon, tra creature del Sottosopra e laboratori segreti. Qui invece non succede praticamente nulla. Ed è proprio qui che Islands in the Stream fa da voce narrante, riuscendo ad accompagnare perfettamente quella parentesi. E non solo. Il brano sembra quasi anticipare ciò che succederà nelle puntate successive: Bob morirà nella stessa stagione. E, col senno di poi, la scelta di Islands in the Stream si fa ancora più appropriata: quella scena diventa simbolo di una speranza che diviene inaccessibile con la successiva morte di Bob. La scelta di Dolly Parton è interessante anche perché non è un'eccezione isolata. La sua musica era già comparsa nella prima stagione, episodio sei - The Monster - con The Bargain Store, presente nella scena in cui Nancy e Jonathan entrano in un negozio di armi per prepararsi ad affrontare il mostro. Anche lì, però, il contesto è completamente diverso. Stranger Things non utilizza quindi Dolly come semplice elemento nostalgico: le sue canzoni entrano in momenti differenti, riuscendo ad assumere ogni volta una funzione diversa. Dolly in Stranger Things ci narra la speranza e la malinconia; la paura e la determinazione.
E ancora, la musica di Dolly trova spazio anche in The Office (US). La voce di Dolly Parton compare nella seconda stagione, episodio nove, E-mail Surveillance. Durante la festa a casa di Jim, Michael Scott si presenta nonostante non fosse stato invitato e finisce al karaoke. Sceglie Islands in the Stream - ancora una volta, come in Stranger Things -, il celebre duetto di Parton con Rogers viene scelto da Michael, che comincia a cantare anche la parte di Dolly, finché Jim si unisce a lui. La scena racconta soprattutto il tentativo di Michael di sentirsi incluso nella festa e, allo stesso tempo, il momento di complicità che Jim gli concede nonostante avesse cercato di tenerlo fuori dalla serata. La scelta del brano sembra inappropriata all’apparenza, invece è proprio l’inadeguatezza che vuole narrare. Si tratta di un duetto romantico, completamente fuori luogo con il contesto. Ma Michael è proprio così che si sente: fuori luogo. La concessione che Jim gli concede unendosi a lui descrive un momento di inaspettata solidarietà, in cui la musica di Dolly Parton si inserisce perfettamente.
Anche in The Orville c’è spazio per “The Queen of Nashville”. L’episodio è il dodicesimo, Sanctuary, della seconda stagione. La canzone è 9 to 5. Ed fa ascoltare la canzone a Heveena, la carismatica leader delle donne Moclan che hanno trovato rifugio su un pianeta segreto. Il brano la colpisce profondamente e Heveena decide di farne il simbolo musicale della loro ribellione e della battaglia per i propri diritti. E qui Parton diventa ciò che è: simbolo dell’emancipazione femminile, riscatto per chi si sente sfruttato.Nella stessa serie, episodio otto, Midnight Blue, la canzone ritorna quando Kelly, Bortus e Topa incontrano Heveena. Lì Dolly Parton smette di essere solo un simbolo e diventa personaggio, perché appare nell'episodio, seppur nell'Environmental Simulator. E qui interpreta un altro suo brano: Try.
C’è poi anche la serie The Handmaid’s Tale che sceglie la musica di Dolly Parton, che si inserisce in un momento di forte contrasto della quinta stagione, episodio uno, Morning. La canzone è Gettin’ Happy e accompagna la scena della colazione di June con le altre donne in una tavola calda, dopo la morte di Fred Waterford. June è ancora sporca del suo sangue, mentre le donne mangiano e commentano la morte di Fred. Una canzone così solare in un momento così macabro viene scelta per raccontare l’uccisione come una liberazione dalle persecuzioni di Waterford.
Anche in GLOW, a un certo punto, entra la musica della regina e anche qui arriva in un momento che parla di libertà e di possibilità di ricominciare. L’episodio è il sesto della terza stagione, Outward Bound. La canzone scelta è Light of a Clear Blue Morning e la scena racconta le protagoniste che affrontano una fase di cambiamento. Ruth pensa alle sue scelte per il futuro dello show. La scena e il brano sono perfettamente coerenti. È la stessa Dolly che l’aveva scritto come una sorta di “canzone di liberazione”, legata a un periodo di forte cambiamento personale e professionale.
E qui arriva una serie tv che chi scrive ama particolarmente, come qualsiasi Millennial al mondo. Si tratta di Gilmore Girls (nella versione italiana: Una mamma per amica). Settima stagione, episodio venti, Lorelai? Lorelai?. E qui la scelta ricade su quella che forse è la canzone simbolo del repertorio di Dolly Parton: I Will Always Love You, proprio nella sua versione e non in quella altrettanto struggente di Whitney Houston. Lorelai la canta in un locale al karaoke. Il momento vuole esorcizzare l’imminente partenza di Rory per Yale che, in vista di questa nuova fase della sua vita, si dice preoccupata. Lorelai, con la sua solita ironia, decide quindi di esibirsi un po’ goffamente. La canzone acquisisce un ruolo ancora più efficace quando nel locale entra Luke e mentre Lorelai intona la canzone di Dolly, i due si guardano: uno sguardo che sintetizza una storia che non è realmente finita.
Dolly torna anche nel revival, Gilmore Girls: A Year in the Life, episodio uno, Winter. Il brano stavolta è Here You Come Again e accompagna la parte finale dell'episodio e i titoli di coda: Lorelai e Luke camminano nella Stars Hollow innevata. La canzone sfuma il finale ma introduce una sensazione di ritorno. Dolly Parton fa da colonna sonora alla storia d’amore principale della serie, che è proprio quella di Lorelai e Luke.
Dolly Parton se ne va, ma rimane incisa nel pop. La sua musica non si ascolta solamente, si guarda e racconta storie altrui: romantiche, di riscatto o fantascienza. La voce di “The Queen of Nashville” sta bene ovunque e continuerà a starci per un tempo indefinito. Un’ascesa non da poco, se pensiamo che è cresciuta in campagna: I’m just a country girl.