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15 settembre 2020

Katy Perry, per un gran disco
serve qualcosa in più di un sorriso

  • di Daniele Piovino Daniele Piovino

15 settembre 2020

A discapito delle leggende metropolitane, è raro riuscire a scrivere canzoni di qualità in uno stato di sofferenza. Ed è molto probabile che il grosso limite di Smile, il nuovo disco di Katy Perry, abbia a che fare con questo aspetto
Katy Perry, per un gran disco serve qualcosa in più di un sorriso

Nel 1974, mentre si separava dall’attrice Carrie Snodgress (madre del suo primo figlio), Neil Young scrisse dei pezzi che finirono in un disco talmente intimo e “vero” da preferire lì per lì di non pubblicarlo (lo scorso anno, annunciando dopo 45 anni la pubblicazione di Homegrown, Young ha detto che quelle canzoni lo mettevano in difficoltà: "Semplicemente non potevo ascoltarle... qualche volta la vita fa male, sapete quello che voglio dire"). 

C'è anche chi è stato abbandonato da una modella di Vogue (ricordo solo il nome: Melissa), e da quella sofferenza vissuta in solitudine in mezzo a una strada ha tirato fuori uno dei dischi più belli degli ultimi vent'anni: Micah P. Hinson and the Gospel of Progress.

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Neil Young e Carrie Snodgress

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Ma credo che questi due esempi rientrino nell’insieme delle eccezioni: a discapito delle leggende metropolitane, è raro riuscire a scrivere canzoni di qualità in uno stato di sofferenza. Ed è molto probabile che il grosso limite di Smile abbia a che fare con questo aspetto. Diciamo che Perry ha provato, senza riuscirci, a realizzare un discone commentando in modo estemporaneo il suo periodo di merda, dato dal combo: fine (temporanea) della sua relazione con Orlando Bloom più flop delle vendite del precedente disco Witness. 

Ho letto giudizi generosi su questo Smile, che immagino abbiano molta più aderenza con i titoli dell’ufficio stampa della Capitol Records che con le tracce del disco. Essendo la realtà l’elemento chiave meno presente nei comunicati, non sarebbe male ascoltare i dischi prima di recensirli.

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Katy Perry e Orlando Bloom

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Penso che Katy Perry abbia tirato fuori il disco che poteva tirar fuori, e che in generale la questione non dipenda dal fatto di ripetere o meno qualcosa che sul piano commerciale aveva già funzionato, oppure di provare a fare un disco completamente diverso, sorprendente o addirittura sperimentale. Il problema è saper scegliere il momento giusto: se le canzoni ci sono, ok, in caso contrario meglio aspettare. 

Forse gli amici e i manager della sua etichetta avrebbero dovuto suggerirle di prendersi del tempo, per dedicarsi al figlio che stava arrivando, per rielaborare quanto aveva vissuto, e provare a scrivere in un secondo momento Mother Dream. Ma non è andata così. Che dire? Accontentiamoci di uno Smile, ma per godere serve qualcosa di più di un sorriso, o no?

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