Quando in Vendetta - contenuta nell'album Status - cantava "Sono un leader, non sono un boss", era profetico. Marracash ha fatto tutto quello che si poteva fare, una sola cosa gli mancava: il cinema. Ogni fase della sua carriera è stata una scalata e ogni disco un cambio di pelle che ha cambiato la musica italiana. Ma stavolta il salto è diverso. Non è solo musica, con King Marracash, in sala il 25, 26 e 27 maggio, Marracash si prende anche il cinema. E lo fa come ha sempre fatto tutto: senza chiedere permesso, solo con i consensi di un pubblico sempre più ampio e partecipativo. Il docufilm arriva dopo il recente Block Party in Barona a Milano, nel suo storico quartiere. Il simbolo delle sue origini che ha ripercorso i pezzi storici della sua carriera, con a fianco Sfera Ebbasta ed Elodie, che sono intervenuti durante il live.
Il punto, però, non è il docufilm in sé. È quello che rappresenta dentro una traiettoria che parte molto più indietro, quando il nome Marracash girava tra i palchi piccoli e il rap italiano era ancora un linguaggio di nicchia. Milano sud e Barona, cemento e identità da plasmare. In quegli anni, insieme a realtà come i Club Dogo, si forma un asse che porterà il rap fuori dall’underground. Non era ancora mainstream, ma avrebbe cambiato la visione del rap in Italia, fino ad allora bistrattato da radio e major.
I primi passi di Marracash sono fatti di barre crude e presenza scenica. Il debutto omonimo del 2008 lo mette subito in una posizione chiara: non uno tra tanti, ma uno che vuole stare davanti. Poi arrivano gli anni della conferma, i dischi che consolidano e il rispetto che cresce e va oltre la fan base. Ma è nella crisi che si costruisce davvero il personaggio. Perché Marracash non ha mai raccontato solo il successo, ma ne ha raccontato soprattutto il prezzo; non solo quello che dà, ma soprattutto quello che toglie all’uomo, a Fabio.
Il punto di svolta vero arriva con Persona. Lì cambia tutto. La scrittura è introspettiva e profonda e ha un inevitabile impatto culturale all'interno di un'industria musicale plasticosa. "Dopo Persona tutti con il disco personale" è una barra del rapper che racchiude l'impatto che il disco ha avuto e un'attitudine che, dì lì in poi, è stata emulata dagli artisti. Non è più solo rap, ma un racconto stratificato dell’identità, maschere e fratture interiori comprese. È il disco che lo porta a un livello diverso, anche fuori dal genere. E da lì nasce una trilogia ideale che chiude un cerchio artistico e umano.
Nel frattempo, il mondo attorno è cambiato. Il rap è diventato il centro della musica italiana, ma Marracash non si è mai limitato a cavalcare l’onda, ha sempre creato la tendenza, senza mai volerla creare davvero. Lo dimostra con un’impresa che fino a poco fa sembrava impossibile: il primo tour negli stadi per un rapper italiano, culminato nella data simbolo di San Siro nel 2025. Più che un concerto, una dichiarazione di potere culturale.
Ed è proprio lì che inizia il racconto di King Marracash. Il docufilm è diretto da Pippo Mezzapesa - regista che ha diretto Elodie nel film Ti mangio il cuore e nella fortunata serie Qui non è Hollywood, sul delitto di Avetrana - e segue un anno di vita dell’artista, ma soprattutto entra nella sua testa. Non è una celebrazione lineare, bensì un viaggio nelle contraddizioni: l’ambizione e la paura, il controllo e il caos, la figura pubblica e l’uomo. Fabio Rizzo torna al centro della scena, non solo Marracash.
La macchina da presa lo riporta nei luoghi in cui tutto è iniziato, tra i palazzi della Barona, ma anche nei momenti più intimi, lontani dal palco. Amici, collaboratori e famiglia sempre al suo fianco. Il dietro le quinte di una carriera che non è mai stata solo carriera, ma una continua costruzione di senso, uno storytelling di autenticità che non teme di esplorare anche le ferite più profonde di Fabio.
E poi arriva ciò che cambia la prospettiva: il Block Party. Non uno show qualsiasi, né un’altra data da aggiungere alla lista dei sold out. Si tratta di un ritorno in cui Marracash riporta tutto a casa, nel quartiere da cui è partito. Un concerto (quasi) regalato, ma soprattutto un atto simbolico: chiudere il cerchio restituendo quanto il pubblico ha saputo apprezzare della sua carriera, soprattutto negli ultimi anni. Dopo aver conquistato gli stadi, torna dove non c’erano nemmeno i palchi ed è qui che si capisce davvero cosa sta facendo.
Marracash non si ferma ai numeri che gli hanno garantito platini, diamanti e sold out. Il “king” sta lavorando sulla legacy, sul controllo totale del proprio racconto. Il cinema, in questo senso, non è un diversivo: è il passo successivo che mancava. Dopo album, live grandiosi e un libro legato alla trilogia, uscito a fine 2025, il cinema era il tassello mancante. D’altronde Marra si è sempre ingozzato di cinema, fino a inserire diverse citazioni cinematografiche nelle sue canzoni. King Marracash è un altro punto di inizio che consacra una leggenda che va oltre il lato artistico, ma diviene un esempio umano e culturale.