Non è solo un periodo d’oro per Mahmood, questo è bene premetterlo. E non serve neanche elencare tutti i Sanremo vinti, né le hit che lo hanno reso celebre, perché non basterebbe. Chi conosce la discografia di Mahmood lo sa dal giorno zero che questo ragazzo ha tutte le carte in regola per conquistare tutto.
Oggi celebra un importante riconoscimento nel mondo del cinema e, allo stesso tempo, continua a raccogliere consensi internazionali.
Il brano Le cose non dette, scritto e interpretato dall’artista per l’omonimo film di Gabriele Muccino, si è aggiudicato il Nastri d'Argento 2026 nella categoria Migliore Canzone Originale. La canzone, prodotta e diretta da Paolo Buonvino, accompagna uno dei film italiani più apprezzati della stagione e segna il debutto di Mahmood nel ruolo di autore e interprete di una colonna sonora cinematografica.
Il brano parte con una intro suggestiva che accoglie la voce inizialmente flebile di Mahmood che canta versi poetici con una sonorità indianeggiante. I violini creano una suspance che si adatta perfettamente al mood del brano, che si apre solo alla fine, ma con grazia, senza eccessi, mantenendo la tensione necessaria per tutti i 4:29 minuti.
A sentirlo viene da chiedersi come mai Mahmood e Muccino non abbiano collaborato prima, perché il brano è una cornice musicale che si adatta perfettamente al quadro che descrive il film.
Le cose non dette è uscito nelle sale cinematografiche il 29 gennaio ed è tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron. La trama è incentrata sul rapporto di coppia e gli attori protagonisti sono: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. La colonna sonora, presente nei titoli di coda, è stata curata da Mahmood con l’aiuto di Marcello Grilli. Il film ha incassato 6982504 € e ha ottenuto grandi consensi dalla critica. Il tappeto musicale di Mahmood impreziosisce una pellicola che ha molto da dire, ma soprattutto da trasmettere. E nessun artista italiano come Mahmood riesce ad essere tanto evocativo con le sue canzoni.
Ma il successo dell’artista non si ferma all’Italia. Negli ultimi mesi Mahmood ha infatti conquistato anche il pubblico indiano grazie a Mashooqa, realizzata insieme al produttore Pritam per la colonna sonora del film Bollywood Cocktail 2. Il brano, che fonde l’eleganza del pop italiano con le atmosfere tipiche della musica Bollywood, è diventato rapidamente un fenomeno virale. Il videoclip ha superato i 30 milioni di visualizzazioni su YouTube, mentre sulle piattaforme streaming ha totalizzato milioni di ascolti, contribuendo a portare Mahmood oltre quota 3,3 milioni di ascoltatori mensili su Spotify.
Questo è un risultato che conferma la crescente dimensione internazionale del cantautore e che rappresenta uno dei casi di maggiore impatto per un artista italiano contemporaneo nel mercato musicale indiano.
Eppure in Italia Mahmood non ha ancora annunciato gli stadi. Sia chiaro: non che un artista valido per essere considerato tale debba per forza seguire l’iter dei suoi colleghi. Ma quando vediamo annunciare lo stadio da qualsivoglia artista, viene spontaneo chiederci: perché Mahmood ancora no?
Con i suoi tre album ha dimostrato di non avere fretta. Di non allinearsi ai tempi discografici che “mangiano” letteralmente la creatività a favore di streaming facili. Se l’Italia fosse un Paese meritocratico, darebbe a Mahmood il posto che gli spetta, senza dover aspettare per forza di rivederlo a Sanremo. Anche perché forse Alessandro non ne ha neanche più bisogno.
Qui non parliamo solo di un bravo cantante, ma di un artista a 360 gradi che sul palco performa in tutti i modi possibili: estetica, movimento, voce, testi, personalità. Ad Alessandro non manca niente. Ma lui stesso aveva dichiarato di preferire i palasport e di ritenere un tour negli stadi prematuro: quindi oltre che talentuoso, anche modesto.
Chissà che questo ennesimo successo cinematografico in Italia e all’estero, non sia l’incipit per questa nuova tappa.