Se ci limitiamo a guardare una fotografia di Paolo Santo, è facile accorgersi che di santo ci sia poco, piuttosto tanto di profano. E sì, questo è un commento sessista.
Paolo Antonacci sembra un malessere, di quelli per cui stai sotto un treno per almeno una decina d’anni. Look da gesuita: capello riccio lungo, barbetta e sguardo disilluso ma sveglio. Quando poi lo senti cantare e ti soffermi su ciò che scrive: è finita.
Paolo Santo fa parte di quella schiera di autori italiani che hanno apposto la firma sulle hit più clamorose degli ultimi anni. Per citare alcuni artisti coi quali ha collaborato: Emma, Annalisa, Tananai, Geolier, Achille Lauro e tanti altri. E tra le hit da lui firmate: Sinceramente, Apnea, Mon amour. E il fatto che Paolo sia figlio d’arte del cantautore più amato dalle boomer, non è un caso. Perché Paolo Antonacci il sacro fuoco dell’arte ce l’ha nel DNA.
Dopo la sempre crescente esposizione di Federica Abbate come artista, anche lui ha deciso di lanciarsi nel mercato discografico, non più solo da autore da backstage, ma mettendoci la faccia. Figlio d’arte, bell’aspetto e un’identità artistica propria che sa ritagliarsi il suo spazio nel mondo del pop contemporaneo.
Paolo Santo Superstar è il suo primo album, un battesimo discografico che arriva dopo alcuni singoli pubblicati negli ultimi due anni. Si era già fatto notare con L’età d’oro, Lei e Torre di Babele: canzoni con una forte identità pop cantautorale e immancabile componente emotiva. In questo primo album Paolo riprende il filo del discorso, anche se i brani presenti nella tracklist presentano sfumature più malinconiche.
La sua penna è sempre puntuale e la sua attitudine ricorda un po’ quella del padre Biagio, ma in chiave 2.0 e in versione più introversa. La voce è un altro punto forte di Santo: un po’ da classico cantautore indie.
Quando il disco si apre con Bolognese spaghetti, si ha subito l’impressione che l’artista non abbia voglia di seguire regole preimpostate, quelle che probabilmente segue in genere per scrivere le hit degli altri. C’è una certa anarchia nel primo brano, così come in tutte le altre tracce del disco. Paolo Santo ce lo comunica immediatamente: vuole liberarsi dai panni di “autore di” e far conoscere la sua voce senza pensare a quanti ascolti otterrà.
C’è un brano, in particolare, La voglia, in cui l'artista gioca con il testo: “Sei più di Elodie e di Annalisa”. Come accennato, infatti, Paolo Antonacci ha lavorato a stretto contatto anche con Annalisa negli ultimi anni. Dovevamo aspettarci che quello fosse un preludio, che Paolo avesse in serbo un progetto discografico tutto suo quando abbiamo visto il suo nome tra i featuring di Io sono fuoco, nel brano Avvelenata, in cui Paolo per un attimo ha posato la penna e ha deciso di incidere anche la sua voce su quel disco.
L’ascesa dell’artista si deve anche a un team di autori e produttori capaci di fare il loro mestiere e, tra questi, Paolo Santo. Ce lo dimostra oggi con questo suo album. È vero, lui la formula per creare la hit perfetta la conosce, ma in Paolo Santo Superstar ha voluto mostrare altro, perché scorrendo la tracklist non c’è traccia di un tormentone lontanamente estivo e neanche di feat facili con amici che avrebbero potuto favorirne la visibilità. Paolo Santo ha voluto fare tutto da solo, evitando l’hype da social. Forse anche per scrollarsi di dosso l’etichetta del “figlio di”. E quando un artista che può contare su diversi “aiuti”, dimostra personalità e schiva le possibili strategie discografiche, va doppiamente apprezzato.
Paolo ha tutte le carte in regola per essere ricordato anche come cantautore: un linguaggio romantico con tinte sensuali e leggermente crude alla Bukowski. E un’immagine che non lo tradisce.
Paolo Santo Superstar non è un disco pensato per inseguire il tormentone, ma per affermare una presenza. Il risultato è un esordio coerente, che lascia intravedere una direzione già parecchio delineata, ma senza seguire logiche algoritmiche, streaming o forzare la mano. In Paolo Santo non c’è avidità, ma ricerca attenta e consapevole che lo rende già riconoscibile.