"Rigore cinico con cui viene gestito il materiale umano": Aldo Grasso approfitta dei complimenti di Pier Silvio Berlusconii a Maria De FIlippi dopo l'ultima puntata di Amici 25 e allarga lo sguardo altrove. Immaginando che quei complimenti possano estendersi a tutte le produzioni defilippiane, definite dal critico televisivo come spina dorsale della programmazione di Mediaset.
Tuttavia è su Uomini e Donne che Grasso punta l'obiettivo: il programma pomeridiano che definire "trash" o "triviale" sarebbe riduttivo. Perché significherebbe fermarsi agli effetti senza guardare la causa, puntare il dito: fare cioè la morale anziché analizzare davvero il fenomeno e, soprattutto, come Maria De Filippi l'ha costruito.
Uomini e Donne non è solo un dating show pomeridiano: in onda dal lontano 1996, anche se non dal principio come lo conosciamo adesso, negli anni si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di costume entrato nell'immaginario collettivo. Ha perciò ispirato analisi sociologiche che in parte lo hanno considerato uno specchio della società e chi, invece, delle relazioni; ma la verità, sostiene Grasso, è che si tratta di una "raffinata operazione di impagliatura dei sentimenti". E lo è al punto tale che ormai l'ecosistema televisivo ha metabolizzato, e normalizzato, questa operazione che altri non è che, scrive Grasso, la "riduzione dell'intimità a puro formato".
I sentimenti sono usciti dalla sfera privata per diventare materiale televisivo, confezionati come se fossero dei prodotti industriali per alzare gli ascolti e diventare materiale da condividere nei social. Ma la cifra del programma, sostiene Grasso, non è quella delle "urla belluine", del lessico zoppicante o di quella classica estetica da tronista che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questi anni. No, pensare che il successo del programma risieda nel suo parlare alla pancia degli spettatori, è un errore: la vera cifra del programma consiste nella sua testa, nella sua pianificazione tutt'altro che emotiva.
C'è appunto un "rigore cinico" nel gestire il materiale umano: l'umiliazione pubblica del corteggiatore di turno, la vivisezione dell'aspetto fisico e lo sfruttamento delle fragilità caratteriali. Tutti elementi che non sono casuali ma, anzi, costituiscono il motore della narrazione.
La vera forza di Maria De Filippi quindi, sta nella capacità di disinnescare la colpa, trasformando la fiera della vanità e delle miserie umane in un rito quotidiano accettabile, persino rassicurante. Anzi, aggiungiamo noi, è proprio la quotidianità, il toglierle il fattore di eccezionalità, che normalizza il tutto.
Ma come fa la De Filippi ad avallare questa "fiera delle vanità"? Attraverso il silenzio, rimanendo in un angolo a guardare in maniera distaccata e intervenendo quando la situazione sembra superare il livello di guardia. Quando insomma il baccano è troppo, la "finta neutralità da arbitro imparziale" legittima l'intera operazione.