Ma voi ve la immaginate una coppia in cui i due partner si chiudono in due stanze diverse della stessa casa, fanno partire un Google Meet (o una Zoom o una riunione su Microsoft Teams, fate voi) e lei intervista lui, per poi pubblicare il video sui social? No, non è Black Mirror e non è neanche la nuova frontiera delle perversioni online, tant’è che possiamo averne accesso libero e gratuito su Instagram senza la necessità di pagare un abbonamento premium. Sono Andrea Scanzi e Sara Lucaroni, due giornalisti e innamorati, entrambi dell’immagine di Scanzi, s’intende. Ora, precisiamo, non siamo certi che i due siano soliti registrare l’intervista in due stanze diverse della stessa casa o addirittura in diverse parti della stessa stanza, ma a noi di MOW piace sognare: lasciatecelo fare!
Sarà che chi scrive è una cinica scapola frustrata, ma è impossibile non stupirsi di fronte a ciò che negli ultimi giorni sta accadendo sul profilo di Paper First, società editoriale de Il Fatto Quotidiano, dove abbiamo potuto assistere a uno scambio surreale proposto con la naturalezza e la professionalità di un contenuto giornalistico serio. D’altronde il tema centrale è la promozione del libro dello stesso Scanzi, Ora o mai più - 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo. Da lì Lucaroni chiede a Scanzi se è d’accordo sul fatto che non si possa stare zitti su quello che sta accadendo a Gaza e allora Scanzi dice che sì, è d’accordo e non si può non prendere posizione di fronte a una pulizia etnica. Una domanda pungente, non c’è che dire. Poi, giusto per aggiungere un po’ di retorica che non fa mai male, Scanzi aggiunge, in un altro estratto dell’intervista, che stiamo diventando troppo cinici e acidi e dovremmo tornare a commuoverci, più bonus “restiamo umani”. Scanzi elenca poi le dieci regole necessarie per sconfiggere questa destra, ma soprattutto per ritrovare noi stessi passando per l’empatia: praticamente un mix tra Enrico Berlinguer e Gianluca Gotto.
Caro Andrea, si scherza. I temi di cui parla Scanzi sono pure onorevoli e sacrosanti, ma il contesto in cui lo fa è a dir poco grottesco. Scegliere di farsi intervistare dalla compagna è una scelta che la Gen-Z definirebbe “cringe”. Sia ben inteso, nulla da togliere a Lucaroni che, ricordiamo, non è solo la compagna di Andrea Scanzi, ma anche una giornalista, reporter e scrittrice. Dopo essersi laureata in Filosofia all'Università di Firenze, ha realizzato reportage e inchieste dall'Italia e dal Medio Oriente per numerose testate nazionali come l’Avvenire, l’Espresso, il Speciale TF1 e SkyTG24. Da anni si occupa di diritti umani, legalità, antifascismo e questioni sociali.
È autrice di saggi e reportage narrativi tra cui Il buio sotto la divisa, Sempre lui. Perché Mussolini non muore mai, La luce di Şingal e La destra e le donne. Da Mussolini a Giorgia Meloni. Questo recita la sua biografia. Lucaroni ha anche ricevuto il riconoscimento nella categoria “Mediterraneo e diritti negati” nel 2018, al Festival dei Giornalisti del Mediterraneo, per la sua inchiesta sul traffico di organi che ha visto come vittime i profughi. Dai giornali locali a importanti reportage come quello a Sinjar nel 2015, in pieno caos causato dall’Isis in Iraq.
Insomma, parliamo di una che questo lavoro lo fa da tempo. Non ci è dato sapere da quanti anni fa coppia con Scanzi, i due mantengono la relazione riservata, ma sono legati da ideali comuni.
Sara Lucaroni chiede ad Andrea Scanzi se c’è stata una “goccia” che abbia scatenato l’ispirazione per scrivere questo libro e anticipa “Spiegherò dopo perché ne parlo con questa enfasi”. Forse perché lo legge con gli occhi dell’amore? Che poi l’amore è un sentimento ampio: l’amore per l’ideale o per l'uomo ideale, fa lo stesso. Poi, giustamente Lucaroni si focalizza sulla questione morale che viene ignorata dal Governo. E nel frattempo Scanzi annuisce. I due si annuiscono a vicenda, senza accorgersi che, mentre parlano della questione morale, stanno ignorando quella deontologica sul piano giornalistico. Ma la cosa più meravigliosa di tutte è vedere Lucaroni manifestare cotanto stupore, come se stesse ascoltando le opinioni del compagno per la prima volta, come non fosse consapevole di quali sentimenti abbiano mosso il compagno per scrivere il suo libro. E poi, ancora, Scanzi chiama la compagna “Sara”, una scelta tra il tenero e il surreale nel contesto in cui ci troviamo. E a tratti pure simpatico.
Ma Scanzi non faceva prima a intervistarsi da solo? D’altronde oggi vanno di moda i reel in cui si finge di rispondere a un interlocutore dall’altra parte della camera: nessuno si sarebbe scandalizzato. Invece Scanzi e Lucaroni scelgono di mettere in scena questa commedia dell’assurdo, che lascia pure trapelare l’intento promozionale di Scanzi, non solo del suo libro, ma anche della sua fidanzata che, con tutto il rispetto dovuto, non gode ancora della fama del compagno. E se queste interviste fossero un'operazione per "spingere" la figura di Sara Lucaroni? Siamo patriarcali a ipotizzarlo? Forse però crederlo è da sospettosi, visto che Scanzi di solito ama spingere la sua stessa immagine, ma magari l'amore lo ha reso meno egoriferito: chissà!
Il problema “non è l’intervista in sé, ma l’intervista in me”. Perché quando il confine tra l'intimità del salotto di casa e il marketing editoriale diventa così sottile, persino la deontologia professionale rischia di scivolare in un siparietto da sitcom domestica. Restiamo umani, certo, ma magari la prossima volta, per la promozione del libro, usiamo un intervistatore più imparziale. O almeno usciamo dalla stessa casa.