Ma quale intrattenimento? Madame è per i coraggiosi. Disincanto è fuori e per chi lo ascolta è come essere sottoposti a un’operazione chirurgica: doloroso, ma necessario. Sicuramente non per tutti. Quello che è certo è che dobbiamo essere grati a Francesca Calearo e pure alle sue elucubrazioni. Il punto è che il fatto che Madame spacchi non è più una sorpresa, sarebbe una notizia il contrario. Eppure l’artista è sempre pronta a sorprenderci dalla prima rima. L’immediatezza è un suo punto forte, da sempre. I suoi incastri arrivano prima allo stomaco e poi al sistema nervoso. Per questo quando la ascolti la prima reazione è il sussulto, poi la riflessione, densa, profonda.
Ogni verso scaturisce riflessioni complesse. Non è un album che si può ascoltare una volta sola o che si può mettere in play mentre mangi, perché ti chiude lo stomaco.
Da poche ore il disco è disponibile su tutti i digital store. Nel disco solo due featuring e completamente diversi: da un lato Marracash, il king della musica italiana (non solo più confinabile al rap). Come poteva non esserci? Dall’altro la nuova scena: Nerissima Serpe, Papa V e 6occia. La scelta appare chiara: Madame voleva unire “chi l’ha iniziata” a “chi la succederà”, anche se nel secondo caso l’impresa sarà davvero ardua. Marracash è stato l’artista che più si è fidato di Madame. Non l’ha solo inclusa nel colossale disco Persona, ma l’ha portata con sé durante il tour negli stadi, vestendola dalla sua anima, sulla scia del fortunato featuring. Nerissima, Papa e 6occia rappresentano, invece, ciò che Madame ama ancora, la sua parte più teen con la quale lei stessa ha mosso i primi passi nel mondo della musica. Madame unisce vecchio e nuovo, storico e contemporaneo, simbolo e potenziale.
Mettetevi scomodi, sarà un’intensa recensione. O forse sarebbe meglio chiamarlo percorso. Scomodi, così va ascoltato il disco. Perché a rilassarsi troppo c’è il rischio di venire invasi dall’universo Madame e ritrovarsi a fare i conti con ferite di cui ci si era scordati o di cui finora avevamo ignorato l’esistenza. Lo abbiamo anticipato: questo disco è per coraggiosi.
L’album parte con Disincanto, un singolo che ci aveva già detto un sacco di cose su questo disco e su quanto Madame si sia evoluta, senza snaturarsi. La seconda traccia, Come stai? è una raffica di crude verità su di lei, su ciò che ha passato in questi due anni di pausa, sull’eterna insoddisfazione dell’essere umano. Difficile captare un verso che li racchiuda tutti, uno lo abbiamo utilizzato per il titolo. Ma c’è un altro verso che rimane scolpito: “Il successo non mi piace, far succedere lo adoro”. Il gioco di tempi verbali è un tocco di classe, anche se sul brano ci sarebbe davvero tanto altro da scrivere.
La traccia numero 3. Il numero perfetto. Non a caso arriva il feat con Marracash, di cui è uscito anche il videoclip ufficiale. Volevo capire crea perplessità già dalla prima nota, perché forse da questo duo ci si aspetta un tipo di introspezione che si manifesta sulle note di un beat lento ed emozionale. Il ricordo di Madame - L’anima ci tradisce e al primo ascolto ci fa pensare che forse si poteva fare di meglio. Ma è al secondo ascolto che i due artisti sorprendono. Perché Volevo capire è l’incontro tra due persone di successo che si chiedono chi siano senza. La consapevolezza di Marracash risulta, ovviamente, quella trainante, l'artista si rivolge a lui come a un oracolo. Il rapper ha dietro le spalle un’esperienza che Madame sta ancora costruendo, seppur con notevole talento e sacrificio. Per questo l’abbraccio finale del videoclip ci rimanda a un’immagine che meglio sintetizza il senso del brano: Fabio avvolge Francesca in un abbraccio in cui lei si rifugia. Lui rassicura lei con un’attitudine quasi paterna. E cos’altro c’è da capire? Fabio e Francesca sarebbero due colossi, pure senza successo. A noi questo appare chiaro.
Dopo Ok, che uccide la trap con una sola, unica superstite, è il turno della quinta traccia: Invidiosa. Qui Madame dichiara un'invidia benevola nei confronti di chi vive “easy”, di chi si lascia scivolare di dosso tutto con leggerezza che non è, però, mancanza di profondità. Il brano è dedicato alla storica amica Matilde. Non è la prima volta che l’artista le dedica un brano. Lo aveva fatto anche in Milagro, nel precedente album. Il legame con l’amica appare rigenerante e salvifico, tanto che alla fine di Invidiosa si sente un vocale di Madame a Matilde, dove le chiede con voce provata di passare in studio “perché sono in paranoia”. Questa celebrazione dell’amicizia approfondisce un tratto di Madame che conoscevamo già e lo fa con immensa delicatezza.
Mai più è un flusso lungo 4 minuti. La voce traina il beat. Madame qui parla, rappa serafica, ma quello che dice non è di certo tiepido: “Io rompo la quarta parete e ti cado in braccio”. È proprio questa l’impressione che si ha ascoltando la canzone. L’artista si consegna sulle nostre braccia. La sua parola è una palla bollente che a turno ci tocca tenere. “Attento, se fa caldo forse stai bruciando. Forse è quell’abbraccio ti sta strozzando” è un verso che vuole essere un monito rispetto agli eccessi, che celebra i confini e arriva proprio da una personalità vorace come quella di Madame, che evidentemente ha fatto i conti con questo suo lato.
In No pressure “l’amore va oltre l’amore”. E il titolo risulta quasi contraddittorio perché qui l’artista ci confessa un amore tormentato che si consuma tra fughe e terzi, un amore che ha un peso tale da “pressare” chi lo prova, al contrario. Qui c’è tutta la carnalità della cantante, quella che segue il filo di alcuni brani passati come Sentimi, stavolta con un mood diverso, meno emozionale e più scandito.
La Bestia è quella che ha abitato Madame per molto tempo, quella che la fa sentire “disabitata”. Probabilmente è la stessa che le ha imposto una pausa. È forse il brano più sofferto del disco, eppure la consapevolezza con cui l’artista ci canta quel “segreto” rassicura chiunque lo abbia portato con sé e chi ancora lo porta. Le note basse della tromba chiudono la canzone e danno un senso di incompiuto, perché quella Bestia non se ne va forse mai davvero.
Ed ecco che arriva il pezzo più fresco del disco: Pu**ana svizzera con Nerissima Serpe, Papa V e 6occia. Qui Madame dirige la scena e spazia dalle strofe rappate al ritornello che traina. Le strofe dei rapper si sposano bene con la parte più cruda della Calearo che si diverte visibilmente. Il brano non è un outsider, perché pur utilizzando il codice di strada, non scade nella semplificazione: anzi, l’introspezione non manca affatto neanche qui.
Rosso come il fango è uscita pochi giorni prima del disco. Dedicata “a chi esprime e non si avvera mai”. Madame qui dimostra di essere ancora una di quelli, nonostante i successi. Il suo sangue rimane ancora rosso, nonostante i guadagni. La fortuna qui è narrata con orgoglio e senso di colpa, invita tutti noi ad essere eroi, giocando abilmente tutte le nostre carte.
Non mi tradire è una ferita aperta. Madame implora di non ricevere più male e manifesta fragilità e una mancata accettazione del tradimento, un altro. “Io vivo due vite, una con te e una con la fobia”. È qui il cuore del brano: la paura che rimane viva in chi ha amato ed è stato tradito e implora l'altro di non fargli rivivere lo stesso destino. Perché se è vero che da un lato le delusioni rafforzano, è altrettanto vero che prima che di risorgere dalle proprie ceneri, si deve avere a che fare con una paura f*ttuta di ritrovarsi a soffrire ancora. Paura che è di per sé un'altra sofferenza che va attraversata.
Ma Allucinazioni? Il tormento qui continua e si insinua nelle mente di chi ascolta. La tensione del beat accompagna la narrazione di una maturità raggiunta con una notevole fatica emotiva : “Tutto quello che tu credi ingiusto, solo non risponde al tuo volere. Solo allucinazioni, non è la verità”. E qual è l’antidoto? Francesca ce lo suggerisce alla fine: disobbedire, agli altri ma anche alla nostra mente. Questo brano parla di controllo, di attaccamento alle proprie convinzioni che irrigidisce, isola e allontana dalla realtà. Ma anche di attaccamento morboso agli altri, a chi non ricambia, a chi non riusciamo a lasciar andare.
In La persona peggiore del mondo ammette i propri limiti, li vede chiaramente, ma si specchia in un uomo con cui probabilmente Madame ha vissuto una relazione tossica, che ingoia, come un dirupo. C’è spazio anche per questo capitolo in questo disco, ma qui un “lieto fine” c’è. E sta nella decisione di non sacrificarsi più per qualcuno che non ricambia l’amore nel modo in cui ci meritiamo.
Se nelle tracce precedenti non c’erano filtri, nell’ultima si viene proprio ingoiati dal mondo di Madame. Il disco si chiude con Grazie, che è stato anche il primissimo spoiler di Disincanto, postato sul profilo Instagram dell’artista. E qui no, non c’è un lieto fine. Anzi, il disco si chiude con tante consapevolezze che ritornano agli ascoltatori come tanti frammenti che non riescono, però, a ricomporre il puzzle, né tantomeno a guarire davvero. Madame ci consegna tutte le sue ferite non ancora rimarginate. Il disco non si porta dietro nessuna morale. Lascia un buco nello stomaco e ci regala la possibilità di riempirlo di cazzate o di lasciarlo così, per il tempo che serve, accettando il fastidioso brontolio del vuoto.