Nella mia vita sono stata Sally, Gabry, la strega del sabato sera, la malinconia di Silvia, la determinazione di Laura e la solitudine di Jenny.
Sono stata Sally ogni volta che la vita mi ha presentato il conto. Quando i progetti sono saltati, quando le persone sono andate via, quando mi sono ritrovata davanti a una versione di me che non avevo previsto. Eppure ogni volta ho scoperto che si può andare avanti senza aver capito tutto.
Ma sono stata anche l’incoscienza estiva di Gabry, l’orgoglio indomabile della strega, la luce pulita di Silvia, l’acciaio di Laura davanti al futuro e quel silenzio totale di Jenny quando il mondo faceva troppo rumore. Ognuna di loro è un pezzo della mia strada.
Quella voce non è mai stata solo musica: è diventata una voce di casa, con quel graffio sporco ha preso i miei silenzi, le mie rincorse sbagliate, le mie rinascite e le ha trasformate in comprensione.
Alla prima data di Ferrara, come in tutti i suoi concerti ho visto che non ero l’unica ad avere mandato tutto all’aria almeno una volta nella mia vita ma eravamo migliaia.
Un esercito di persone che avevano amato troppo, sbagliato troppo, bevuto troppo, sofferto troppo o solamente vissuto abbastanza da sapere che la perfezione è una truffa.
Ti guardi intorno e vedi che siamo tutti sotto lo stesso cielo: quelli con i capelli bianchi e i tatuaggi scoloriti piangono accanto ai ragazzini, coppie che si abbracciano, gli amici che pogano e si rovesciano la birra addosso, le ragazze si spogliano sulle note di Rewind regalandoci i loro topless e Vasco super orgoglioso del suo pubblico le guarda e dice: siete uno spettacolo, libere e selvagge…
La verità è che Vasco ci concede il lusso di essere incoerenti, di essere distrutti e forti e nei suoi concerti non esiste età, conti da pagare, professioni o lunedì mattina, si parla con tutti e si abbracciano sconosciuti come se fosse una riunione di famiglia di 70mila anime ed esiste solo quel rito collettivo che Vasco celebra da oltre quarant’anni.
La scaletta è stata un viaggio nel tempo, un mix perfetto di rock e di ballate che ti stringono lo stomaco. Abbiamo cantato fino a perdere la voce, abbiamo pianto, alzato i telefoni e gli accendini per illuminare una notte che nessuno voleva veder finire.
Un viaggio emotivo scandito da inni generazionali: l'energia cinica di Odio i lunedì e Ciao, la vulnerabilità profonda di Sally, la sfrontatezza rock di Vado al massimo e Gli spari sopra, fino alla magia senza tempo di Una nuova canzone per lei, Alibi, Siamo soli e Stupendo
"E poi ci troveremo come star... a bere del whisky al Roxy Bar."
Ma la verità è che ieri sera il nostro Roxy Bar era Ferrara, e la magia era tutta lì, racchiusa in quelle canzoni che conoscono i nostri segreti meglio di noi stessi.
Ci sono artisti che fanno concerti, e poi c'è Vasco, che crea ricordi indelebili. Siamo usciti dall'arena stanchi, sudati, con le orecchie che fischiavano e le gambe a pezzi, ma con il cuore pieno. Perché finché quella voce continuerà a cantare, noi continueremo a trovarci lì, sotto il palco, fieri di essere esattamente ciò che siamo: un popolo di sognatori, di sopravvissuti, di romantici maledetti.
Dopo il concerto l'ho incontrato davvero. Gli ho stretto la mano, ci siamo guardati negli occhi e per un attimo il mito è diventato una persona. Ma la verità è che l'appuntamento era iniziato molti anni prima. Dentro una cameretta, dentro un'autoradio, dentro una delusione d'amore, in tutte le volte che le sue canzoni mi hanno trovata prima ancora che trovassi me stessa.
Grazie Vasco, per averci fatto sentire, ancora una volta Liberi.