C'è un tema musicale che Enrico Melozzi scrisse a Stoccolma nel 1996, quando aveva poco più di vent’anni. Lo riconobbe subito come qualcosa di importante, ma non sapeva ancora cosa farne. Quel tema è rimasto lì per quasi trent'anni, poi una notte è diventato il primo movimento di "Intermezzo sinfonico 1946" — la composizione che Melozzi dirigerà il 16 aprile al Teatro alla Scala, in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica Italiana.
Il concerto è organizzato dalla Banda dell'Esercito Italiano. Sul podio, una formazione che sfiora i cento elementi; al pianoforte Giuseppe Andaloro, all'organo Paolo Oreni. Una versione pensata appositamente per questa occasione, a partire dalla trascrizione per banda realizzata da Filippo Cangiamila sull'originale per orchestra sinfonica.
Il brano si inserisce nel solco della Sinfonia n. 3 in mi minore, rimasta incompiuta. La forma è quella di una grande ouverture in forma-sonata, con episodi fugati. Niente di celebrativo nel senso vuoto del termine: "Intermezzo sinfonico 1946" funziona come un invito a ragionare su cosa significhi fare cultura dentro una Repubblica — e sul fatto che farlo richieda continuità, visione, progettazione a lungo termine.
Quella del 16 aprile sarà la seconda volta di Melozzi alla Scala, a meno di un anno dalla precedente. Un dato che vale la pena sottolineare, considerando da dove arriva: Melozzi è uno dei rari casi di direttore che ha costruito parte della propria visibilità sul palco del Festival di Sanremo, allergico al costume accademico (e qui vi racconta cosa faceva in conservatorio). Ora presenta e dirige una propria opera nel teatro più importante d'Italia, in un'occasione istituzionale di primo piano. Paradossale? Forse sì. E godiamo moltissimo.