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4 maggio 2026

Nerissima Serpe e quel sottilissimo confine tra la solita trap e i soliti flex: qualcosa chiede di rimanere

  • di Sara Murgia

4 maggio 2026

Dentro “Nerissima” c’è un mondo che non è per tutte le generazioni. Ma è scritto bene, quindi succede che in mezzo a tutto quello che non ti riguarda, trovi qualcosa che invece ti prende. Ecco perché ascoltare anche chi non ascolteresti mai: anche se sai di non diventare parte di quel mondo, trovi uno storto, ma purissimo punto di contatto

foto di Youtube

Nerissima Serpe e quel sottilissimo confine tra la solita trap e i soliti flex: qualcosa chiede di rimanere

Se non sei un fanatico del rap di strada, l’idea di approcciarti a un disco di Nerissima Serpe può farti passare 45 minuti di panico. Se devo sentire per l’ennesima volta un testo che parla di collane pesanti, ragazze che si “accollano” e performance orali, droghe, preferisco il silenzio. È un immaginario che mi ha stancato, una recita scolastica che il rap italiano si porta dietro come una palla al piede. E il nuovo disco di Nerissima Serpe, purtroppo, non ne è immune.
​Ho 40 anni e no, quell’immaginario lì non è il mio.
​Eppure ho ascoltato il nuovo disco di Nerissima Serpe. E l’ho ascoltato senza quella distanza comoda di chi decide prima cosa vale e cosa no. Dentro c’è un mondo che non mi appartiene quasi mai. Ma è scritto bene ed è successo che in mezzo a tutto quello che non ti riguarda, trovi qualcosa che invece ti prende. Ecco perché ascoltare anche chi non ascolteresti mai: sapevo di non diventare parte di quel mondo ma ho trovato uno storto ma purissimo punto di contatto.
E infatti succede con Vicini ma lontani, ho trovato la lettura che serviva a me, quella che non c’entra niente con lui ma funziona lo stesso. Dentro quel brano ho rivisto un uomo dagli occhi chiari, a 271 chilometri di distanza, uno con cui per un attimo mi sono sentita esattamente così: vicina, ma lontanissima. È la magia (o la condanna) della buona scrittura: l’artista parla di sé, ma finisce per parlare di quella mancanza che porti dentro tu, a 40 anni, in un’altra città, con un’altra vita perché a un certo punto non importa più cosa voleva dire lui. Importa cosa ci metti tu dentro.

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​Poi però arrivi a Ridere di te e ti si gela il sangue. Da grande fan di Vasco, quando ho letto il titolo ho pensato: “No, questo no”. Ci sono canzoni che sono totem, pezzi di vita che non dovrebbero essere toccati, figuriamoci riscritti. Mi ha fatto uno strano effetto, un misto di fastidio e curiosità sacrilega. Vasco non si tocca, specie questa canzone. Eppure, superato lo shock, devo ammettere che il testo è scritto bene. È un azzardo che però regge, anche se per me l'originale resta in un caveau blindato.
Poi c’è Sento suoni, che sulla carta dovrebbe respingermi. Autotune dall’inizio alla fine, una cosa che di solito mi stanca dopo trenta secondi. E invece no. Chiudo gli occhi e qualcosa succede lo stesso, basta quel minimo di viaggio mentale che riesce a portarti via.
​Chi lo sa: in questo pezzo Nerissima Serpe non cerca di insegnarti niente, si limita a farti una domanda che è anche la sua: quante persone conteniamo? Quante promesse manteniamo davvero? Non lo sa lui, non lo so io. Ma sentirlo cantare così ti fa sentire meno sola nel tuo “bicchiere vuoto”.
​Brani che non avrei cercato, che non avrei messo su di proposito, ma che adesso restano. Senza spiegazioni lunghe, senza bisogno di giustificarli. Forse è questo il punto. Non serve riconoscersi in tutto per riconoscere qualcosa. E alla fine non è nemmeno una questione di genere, di età o di immaginario. È che ogni tanto, anche dentro un mondo che non è il tuo, trovi una crepa abbastanza grande da passarci dentro.
​E quando succede, anche solo per tre minuti, sei tu quella vicina. Anche se resti lontana.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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