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4 maggio 2026

Richard Gadd non ne sbaglia una: dopo "Baby Reindeer", "Half Man" su HBO è la serie più brutta e sporca sulla relazione tossica che non ti aspetti (ed è già una delle serie dell’anno)

  • di Irene Natali Irene Natali

4 maggio 2026

Lo aveva fatto già in "Baby Reindeer", lo conferma in "Half Man": Richard Gadd non teme di affondare le mani nella paura. È un autore che non ha alcuna intenzione di risparmiare lo spettatore: anzi, lo costringe a guardare in faccia le emozioni più sgradevoli. E stavolta, ci racconta una relazione tossica diversa: quella tra fratelli

Foto di: HBO

 Richard Gadd non ne sbaglia una: dopo "Baby Reindeer", "Half Man" su HBO è la serie più brutta e sporca sulla relazione tossica che non ti aspetti (ed è già una delle serie dell’anno)

La paura: se avesse un volto, sarebbe quello di Richard Gadd. L'ha raccontata come vittima in Baby Reindeer su Netflix, la emana dagli occhi iniettati di violenza di Ruben, uno dei protagonisti di Half Man, la nuova serie di HBO. Sei gli episodi in totale, scritti e interpretati da Gadd che, stavolta, esplora il tema della dipendenza affettiva. Ma come nel suo lavoro precedente, anche qui il punto di vista non è quello che ci si aspetterebbe: perché se in Baby Reindeer la stalker era donna infatti, in Half Man la relazione tossica non è quella di coppia, ma tra fratelli. È proprio il loro rapporto simbiotico infatti, ad essere il filo conduttore della storia: Niall è terrorizzato dalle reazioni violente di Ruben, eppure finisce per chiamarlo anche quando ha l'occasione di separarsene; Ruben a sua volta, passa dal proteggere il fratello al minacciarlo in pochi minuti. È così, basandosi su questa linea di confine tra paura e amore, che la serie alimenta una tensione continua: Ruben potrebbe esplodere da un momento all'altro, mentre Niall lo osserva spaventato dalla sua imprevedibilità. 

Ruben Pallister e Niall Kennedy, interpretati rispettivamente da Richard Gadd e Jamie Bell, non sono fratelli di sangue; lo diventano perché le loro madri hanno una relazione. I due ragazzi, cresciuti nella Glasgow degli anni '80, stabiliscono così un sodalizio ambiguo: tanto è timoroso Niall, tanto è sfacciato Ruben che, nella sua violenza, diventa protettore e condanna. L'attaccamento e il bisogno di staccarsi, l'affetto e la paura: tutta la narrazione è giocata sui sentimenti ambivalenti dei due ragazzi che, in quarant'anni di storia, esploderà il giorno del matrimonio di Jamie.
Lo aveva fatto già in Baby Reindeer, lo conferma in Half Man: Gadd non teme di affondare le mani nel dolore. È un autore che non ha alcuna intenzione di risparmiare lo spettatore: anzi, lo inchioda alle viscere dell'animo umano e lo costringe a guardare in faccia le emozioni più sgradevoli, destabilizzandolo. 
Niall terrorizzato e represso, Ruben rabbioso e feroce: Half Man non è una serie sulla mascolinità tossica come la intendiamo; piuttosto, questi due uomini a metà, ognuno la parte mancante dell'altro, sono il racconto crudo della nostra umanità. La parte più sgradevole che prende forma nelle immagini di uno schermo, mentre la scrittura di Gadd non lascia mai distrazione allo spettatore.

Richard Gadd in Half Man
Richard Gadd in Half Man Anne Binckebanck

Half Man è una serie che parla di uomini, di insicurezze, di frustrazioni: è feroce, cruda. Richard Gadd si trasforma fisicamente, mette su muscoli; si trasfigura nella brutalità di Ruben. Intanto Jamie Bell, ex Billy Elliot, rovescia il ruolo: lo spaurito Jamie, la vittima del fratello prevaricatore, il buono, ha anche lui un lato oscuro che può salire in superficie.
Difficile replicare dopo il sucesso mondiale di Baby Reindeer. Ma Richard Gadd non ne sbaglia una: l'ex comico è diventato un autore eccezionale, uno che affonda nel trauma e lo racconta così com'è, brutto, sporco e cattivo. Di Half Man sono usciti finora solo due episodi (da giovedì 23 aprile, uno a settimana), ma entrambi sufficienti per candidarla già ad essere una delle serie dell'anno.

 

 

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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