C’è un re che parla al suo popolo con il mantello a stelle e strisce. Incute timore, i cuori dei sudditi con il cappellino rosso accelerano solo guardandolo. Vorrebbe essere amato e invece è solo temuto. Un’ex speaker radiofonica diventa una delle donne del Patriota e aizza per lui la folla contro i “marxisti” ribelli. Le va in soccorso un podcaster redpill, che denuncia le truffe con l’IA orchestrate dalle zecche e tutta la “roba da gay” che minaccia la stabilità del potere. Nemmeno la persona più intelligente del mondo ha la forza di fermare le follie dell’Imperatore. La satira migliore sugli Stati Uniti la fa ancora The Boys. Sono usciti i primi due episodi della quinta e ultima stagione della serie Amazon Prime Video di questa storia di supereroi assolutamente contemporanea. Quasi un tentativo di cronaca più che un prodotto di finzione. “Sì, è quasi un documentario”, ha detto l’anno scorso Eric Kripke, creatore della serie. Una storia sull’autoritarismo e “su come i social media e l'intrattenimento vengano usati per vendere il fascismo”. Anche la sinossi su Prime lo dice chiaramente: “Patriota controlla l'America ricorrendo al terrore fascista e imprigionando i dissidenti nei Campi di libertà”. Ma lo sa Donald Trump che l’amico Jeff Bezos permette certi termini sulla sua piattaforma?
Insomma si riparte da lì. La resistenza dei Boys è divisa. Hughie, M.M e Frenchie sono nei campi per oppositori (e per chi fa meme su Patriota), mentre fuori Kimiko è scomparsa e Starlight prova a tenere viva la fazione, ridotta al minimo, di chi si oppone al dominio Super. Butcher, invece, è ormai libero da ogni schermo morale e rimane convinto che l’unica soluzione sia il virus per uccidere ogni persona dotata di poteri. Il prezzo da pagare è alto quando si stratta di liberare un Paese. Questa prima parte di stagione è dedicata al recupero dei compagni dal campo e alla ripartenza del piano per infettare Patriota. Dopo cinque stagioni è difficile orientarsi nella foresta di personaggi inserita nella trama (Love Sausage, con il pene allungabile, è più un divertissement che utile davvero) e se davvero si vuole trovare un punto debole è la staticità di alcuni: ormai molti protagonisti rimarranno uguali fino alla fine, senza evoluzione. Ci sta arrivati a questo punto e infatti, come annunciato da Kripke, ci saranno perdite. I più cambiati tra la quarta e la quinta sono Starlight “rivoluzionaria” e M.M, Latte Materno, disilluso. A Train è decisivo, ma fa poco più di un cameo. Patriota, invece, è una statua. E chiunque, intorno a Patriota, sembra inutile nella strategia che il più forte dei supereroi potrebbe tranquillamente portare avanti da solo.
Ma rimane dentro l’America di oggi, The Boys 5. A ogni costo: Patriota riceve inviti da Peter Thiel e dagli Obama, utilizza la strana alleanza tra influencer conservatori e le piattaforme, l’appuntamento con “Elon” deve essere rimandato. I miliardari tech alla corte del re, con i progressisti non poi così diversi. È l’America, signore e signori. The Boys fa cronaca e satira. È quasi giornalismo.