Viene definito come una sorta di Chatgpt umano, ma Andrea Venanzoni è molto più intelligente di quella stupida intelligenza artificiale ed è forse un vero e proprio oracolo, di quelli che nell’antica Grecia venivano consultati dai potenti per conoscere i rizomi più segreti del presente, futuro e passato. Esperto di diritto costituzionale è già stato professore presso il Master di lobbying della Sapienza oltre ad esser stato lo stakeholder di tutti i lobbisti romani, ma è molto di più. Assegnista di ricerca in diritto costituzionale presso l’Università Luiss è però noto al pubblico per le sue pubblicazioni presso la casa editrice della stessa università. “Tecnodestra” e “Il trono oscuro”, che ultimamente è stato ristampato dalla Luiss press con settanta pagine in più, sono i titoli più conosciuti. In questo ultimo volume Venanzoni analizza con una profondità impressionante il presente, rivelando quel che permane di quel mondo magico che per millenni ha regolato l’ignoto in cui sono avvolti gli umani. Oggi, questo tipo di pensiero torna a diffondersi negli ambienti dell’alta finanza, dell’economia e della tecnologia sottesa all’intelligenza artificiale. Venanzoni rileva nei suoi studi come i momenti più importanti per il progresso scientifico – come la rivoluzione industriale in Inghilterra, quella libertina in Francia, ma pure quella nazista in Germania – siano stati anche periodi di rivitalizzazione e di maggior fermento per il pensiero magico e occultista. Lo stesso è accaduto nella Silicon Valley di Steve Jobs e di Mark Zuckerberg. Venanzoni, poi, oltre che uno scrittore e un savio, è pure un giornalista. Di tutto questo scrive sul Foglio, ma sarebbe riduttivo relegarlo in questa categoria perché la sua conoscenza spazia dal profondo della giurisprudenza all’alto cielo della teologia e della demonologia, disciplina sviscerata anche da uno dei massimi giuristi della sovranità, come Jean Bodin. A proposito di “Tecnodestra” americana (da Elon Musk a Donald Trump e compagnia bella) è decisamente il maggior esperto in circolazione e proprio per questo, quando abbiamo letto che a Roma dovrebbe tenersi tra il 15 e il 18 marzo un ciclo di conferenze sull’Anticristo da parte del patron di Palantir, il mitologico Peter Thiel, non abbiamo esitato a chiamarlo e a chiedergli che cosa stia succedendo esattamente nella Caput Mundi, dove vive a cavallo di un tempo e uno spazio, per noi pagani, sconosciuti. Thiel, il boss dell’intelligenza artificiale applicata alle piattaforme di big data e ai maggiori apparati di intelligence, ex collega di Elon Musk, e massimo referente per quanto riguarda ogni aspetto della tecnologia in ambito securitario per l’Occidente, verrà davvero a Roma per illuminare pochi eletti con le sue teorie sull’Anticristo presso l’Università Pontificia domenicana Tommaso D’Aquino in Roma? Per il momento di questo non v’è certezza, ma a quanto pare è acclarato che l’associazione culturale che sta organizzando questo grande evento sarebbe la Vincenzo Gioberti, d’ispirazione cattolica conservatrice, in tensione teologica con la scuola agostiniana di Papa Leone XIV, su cui Thiel diciamo non esser stato particolarmente clemente nell’ultimo periodo. D’altronde cosa ci si poteva aspettare da quello che per molti critici viene definito come l’Anticristo in persona? L’opposizione di Giorgia Meloni ha addirittura sollevato un’interrogazione parlamentare per domandare se la premier incontrerà o meno questo signore. E dato che dietro quelle norme che permettono questi meccanismi sappiamo grazie a Venanzoni e i suoi studi, che “esiste un fondamento mistico della norma, per citare anche un po’ Derrida”, abbiamo chiacchierato un po’ con lui a proposito di questo bizzarro personaggio che è Peter Thiel, partendo dal principio.
Allora è vero che Peter Thiel sarà all’Angelicum per un ciclo di conferenze sull’Anticristo.
Che Thiel sarà all’Angelicum non è ancora confermato. La notizia è stata naturalmente pompata, ma diciamo che quando nel frullatore si mette una notizia poi in maniera critica in molti ci vanno dietro. Qualcuno ha conservato il beneficio del dubbio, altri in maniera più o meno certa hanno scritto di questo evento.
Ho capito. Tra l’altro, se digito “Thiel” nella casella di ricerca su Vatican News non ottengo nessun risultato. Questo accade perché è Thiel stesso l'Anticristo?
La domanda che mi poni è anche dal punto di vista teologico-filosofico molto interessante perché storicamente l'Anticristo su cui tendenzialmente si basano queste lezioni, quelle di San Francisco, quelle che si sono tenute a Londra e via dicendo, è una figura che è a metà tra ciò che porta l'istruzione e ciò che porta la creazione, perché la figura del Katechon, di cui nella seconda epistola ai Tessalonicesi, è tendenzialmente questa forza frenante che compartecipa della dimensione tanto dell'Anticristo quanto della sua stessa negazione. Ross Douthat, in quell’ormai famoso podcast di fine giugno 2025, conversando con Thiel, gli ha fatto esattamente questa domanda. “Non credi che le tecnologie che tu hai contribuito a sviluppare, con riferimento prevalentemente a Palantir, possano diventare l'Anticristo?”. Qui c'è il senso contraddittorio della forza della figura storica frenante all'avvento dell'anticristo. Per i canonisti medievali l'Impero romano era stato in effetti entrambe le cose. Era stata forza frenante e poi era ne diventata la sua stessa negazione. Thiel scorge in realtà nell'accelerazione tecnologica, nella tecnologia, un modo per superare la stagnazione culturale e sociale. La sua teoria vede cronologicamente gli anni Settanta come un momento in cui si è arenato lo sviluppo tecnologico. In questo senso dal punto di vista filosofico è chiaro, in questa realtà diciamo anche coerente dal punto di vista teologico, l'Anticristo parla con le parole della pace. Tutto ciò che poi tendenzialmente è ricondotto a dimensioni plasticamente egalitaristiche, di diritti più o meno fini a loro stessi, imperi delle norme quali può essere ad esempio l'Unione Europea per Thiel sono identificati come potenziali antagonisti della civiltà umana e quindi come potenziali forme dell'Anticristo. Quando lui cita Greta Thunberg non è che si immagina una Greta cornuta come l'avvocato del diavolo nelle scene finali. La immagina però più simbolica di questa idea di voler regolare tutto in maniera feticistica, di voler governare tutto attraverso la norma. Qualcosa che stiamo iniziando a vedere anche in Europa. Forse non saranno manifestazioni dell'Anticristo, ma lo stesso Mario Draghi, voglio dire che non credo sia un simpatizzante di Thiel, però, si è reso conto che il nostro eccesso di normazione ci espone oggettivamente a dei pericoli in un momento storico molto delicato in cui il linguaggio della forza è tornato sul palcoscenico della storia. Quello che è certo, però, è che lui storicamente ha dei rapporti con un certo mondo cattolico. Il saggio sui viaggi alla fine del mondo lo ha pubblicato su First Things, che è comunque una rivista di orientamento cattolico conservatore. Quindi ovviamente non è un mistero che abbia un dialogo con una certa parte del mondo ecclesiale, della teologia ovviamente. Non significa inferire dei rapporti più o meno organici con la Chiesa come istituzione, ma con un certo mondo cattolico lui il dialogo lo ha sempre avuto. Non solo cattolico in realtà, perché anche quando tiene quel suo discorso celebrativo su Girard, che poi diventerà il momento straussiano nel 2004 a Stanford, quello stesso evento è comunque organizzato da un circolo teologale. Quindi questo dialogo è ormai pluriventennale ed ha degli addentellati che poi dopo si traducono in incontri, riflessioni come quella pubblicata dove c'è tutta la riflessione sulle dimensioni utopistiche con la citazione di Francis Bacon. Quindi dei rapporti li ha, non sono però definibili rapporti con l'istituzione Chiesa.
Colpisce infatti che, a prescindere che si faccia o no questo incontro, il luogo. L’Angelicum, un’università Pontificia dei domenicani in tensione teologica con gli agostiniani facenti capo a Papa Leone XIV
Chi sta organizzando l’evento è l'associazione culturale Vincenzo Gioberti, che ha una impostazione di cattolicesimo rigorista con una forma di pensiero conservatore che rimanda a figure come Donoso Cortés. Poi è chiaro, la Chiesa in realtà è un mondo estremamente variegato perché nel momento in cui il messaggio cristiano è sceso tra gli uomini la Chiesa si è fatta anche istituzione. Da un lato c'è il messaggio evangelico, il messaggio cristiano e quindi poi ovviamente anche le dispute di natura dottrinale, poi c'è la Chiesa istituzione. La Chiesa istituzione, come tutte le istituzioni che sono tra gli uomini, tra i christifideles come dicono gli esperti di diritto canonico, ovviamente tende poi a darsi delle sfumature di natura anche latamente politica, come tutte le cose che sono umane. Quindi c'è una forma di pensiero più o meno progressista, in alcuni casi penso alla teologia della liberazione sudamericana con delle spinte quasi eresiali; dall'altro lato ci sono delle impostazioni più rigoriste che hanno una forma anche latamente politica con figure come Donoso Cortés, una certa lettura magari anche di Joseph de Maistre.
Tra l'altro Thiel ha studiato a Stanford e uno dei suoi mentori è stato René Girard, un mistico. Tu hai studiato molto il rapporto tra la magia, la finanza, la tecnologia. Come mai c'è questo ritorno del misticismo in ambienti che comunque in qualche modo per fronteggiare le sfide del presente, le sfide internazionali, spingono verso un controllo totalitario della società?
Questa è un'ottima domanda, perché il paradosso della nostra società è che nei momenti di massimo positivismo, di massimo scientismo, ecco quelli sono i momenti in cui all'evoluzione del progresso tecnico, industriale, scientifico corrisponde un ritorno del pensiero anche magico. Non è un caso che i più grandi revival esoterici siano stati sperimentati nel cuore dell'Ottocento e dei primi del Novecento, che sono anche i momenti di massima accelerazione industriale, tecnologica, in cui nasce il positivismo inteso come scienza applicata all'antropologia, al mondo del diritto. Da un lato noi secondo me, anche come esseri umani del XXI secolo, tendiamo ad avere la percezione di essere nati all'interno di un mondo che è sempre stato razionalista. Ma in realtà l'approccio illuministico, laicale o razionale è tendenzialmente molto giovane nella civiltà umana. La civiltà umana, come insegnava Mircea Eliade, è stata circondata dal mistero per millenni. Il rito stesso, tanto quello religioso quanto quello magico, nasce in una certa misura per esorcizzare la paura dell'uomo davanti a ciò che non conosce, la paura dell'ignoto. Oggi ad esempio si inizia a parlare anche di responsabilità da ignoto tecnologico perché un grande scrittore di fantascienza, Arthur C. Clarke, autore tra l'altro di molti testi e di 2001: Odissea nello spazio da cui Stanley Kubrick trasse il celebre film, scriveva che più la tecnologia accelera e progredisce più diventa indistinguibile dalla magia. Alcuni criticano l'idea dell'applicazione di un pensiero quasi magico, ma in realtà è qualcosa che noi soprattutto sulle intelligenze artificiali troviamo molto spesso. Un giurista come Frank Pasquale, uno dei primi ad approcciarsi allo studio degli algoritmi e di come vengano descritti, ha coniato la suggestiva idea di black box society, cioè la società della scatola nera. Ora, una società della scatola nera perché tu magari sei governato da sistemi algoritmici che non sai come sono stati modellati, con quali dati, con quali bias, e quindi tendenzialmente sei tornato a quell'ignoto da cui cercavi di uscire attraverso il rito. Questo porta inevitabilmente ad approcciarsi a questi fenomeni anche con una sorta di pensiero magico. Da un lato è secondo me fisiologico, cioè protettivo. Quello che tu non conosci hai necessità in una certa misura di esorcizzarlo perché non puoi vivere all'interno di una realtà che è così complessa da essere per te intellettivamente e cognitivamente stordente e quindi devi trovare degli elementi che ti consentano di ricondurre a un qualche canone di spiegazione, per quanto magica, certi fenomeni. Italo Calvino, ma pure giuristi come H. L. A. Hart sostenevano che l'uomo ha proprio per sua necessità costitutiva l'idea e la necessità di dover antropomorfizzare quello che apparentemente ha comportamenti quasi umani ma che sa non essere umano. Se tu ci pensi questo sta avvenendo assolutamente anche con l'intelligenza artificiale. Molto spesso abbiamo la percezione di relazionarci con un essere umano. Un grande scienziato giapponese, Masahiro Mori, negli anni Settanta aveva condotto un esperimento a proposito di cibernetica e robotica che ha chiamato uncanny valley, la valle del perturbante. Il perturbante è esattamente quello. Lui ricorrendo ad un asse cartesiano dimostrava che i mostri, gli zombie e queste cose facevano paura, ma il maggior grado di paura era dove l'essere robotico non umano assumeva la sembianza dell'essere umano, perché l’uomo si specchiava all'interno di questo essere che vedeva fisicamente uguale a lui, ma che non era un essere umano. E questa è una cosa che nasce come studio di cibernetica ma nei fatti potrebbe essere veramente il Golem di Meyrink. Quindi la fusione è per me assolutamente inevitabile. Poi, come ho scritto nel Trono oscuro, ci sono state anche tutta una serie di scienziati che non a caso hanno coltivato interessi occultistici. Uno dei più clamorosi è certamente Jack Parsons. Parsons è uno dei padri della moderna scienza aeromissilistica. Parsons era un seguace di Aleister Crowley e praticava realmente riti. E tutto questo in California, la patria di questa sinergia tra mondi apparentemente contraddittori. Per me il fatto che la Silicon Valley, storicamente, si sia interessata di questo genere di approccio, che poi può essere declinato nella chiave dello zen per la parte dei leader dei tech titans, non è casuale. Molti hanno avuto interessi di questo genere, Steve Jobs per lo zen e per l'induismo, e consigliò ovviamente anche alla seconda generazione della Silicon Valley, come Mark Zuckerberg, di seguire le sue impronte in India. La California ha questa sorta di misticismo da ologramma, un po' baudelairiano, perché è una sorta di misticismo che origina da nessuna tradizione reale e viene ricombinato. Era quindi un matrimonio anche geograficamente, assolutamente inevitabile. Quello di Thiel è un interesse che si è poi vestito nel corso degli anni della riflessione legata al misticismo cristiano. L'approdo, ad esempio, ad alcuni aspetti della teologia politica di Schmitt, Girard che tu hai giustamente citato. Lo stesso René Girard appartiene ad una certa declinazione di cristianesimo fortemente mistico che in alcuni casi è criticato anche da alcuni circoli ecclesiali per alcune interpretazioni. Quindi è una forma di pensiero che ha delle proprie specificità e che è difficilmente riconducibile ad una tradizione unica.
Tra l’altro Thiel, a proposito di esoterico, viene citato migliaia di volte negli Epstein Files
Allora, in quei file le conversazioni sono di natura finanziaria. Nel senso che Thiel quando viene tra virgolette agganciato da Epstein mediante la sua strategia di ingegneria sociale, subisce la sua manipolazione. Questo è un pattern che in tutta la sua biografia, ancora prima degli Epstein files, già quando era insegnante di matematica è sempre emerso in maniera molto nitida — lui praticamente non va mai a cercare di incontrare la persona o di conoscerla, ma entra in affari con realtà che sono collaterali, sono vicine, in modalità di captatio benevolentiae. Fa una serie di investimenti con Ballard Ventures, che è uno dei fondi di Thiel, e così si fa conoscere. Poi uno dei talenti di Epstein era quello di fare il tax consultant, quindi principalmente di cercare di far pagare meno tasse possibili sia con strutture giuridiche sia con patrimoni trasvolanti in paradisi fiscali. Quindi da un lato Thiel, poi alla fine, quando capisce che Epstein comunque è una persona che da questo punto di vista ci sa fare, diciamo, ci entra in rapporto. La dimensione dello scambio politico-culturale è molto bassa. Uno degli scambi epistolari che molto spesso vengono citati per descrivere Epstein come uno di quelli che Giuliano da Empoli definirebbe un ingegnere del caos è una mail molto singolare, in cui Epstein scrive a Thiel: “Ecco, la Brexit è l’inizio”. E Thiel gli risponde: “Of what?”, cioè “di cosa?”. E poi a un certo punto la risposta di Epstein, che però rimane senza risposta da parte di Thiel, diventa un soliloquio. E’ tutta una roba sconclusionata sulla regressione del mondo a uno stadio tribale, sulla fine della globalizzazione e via dicendo. Quindi paradossalmente in questi scambi sembrerebbe Epstein quello che ha delle teorie politico-ideologiche quasi mistiche. In realtà non è così: è ingegneria sociale. Questa roba si chiama effetto specchio. Chi si occupa un pochino di marketing o di programmazione neurolinguistica sa bene che è un modo di cercare di manipolare l’altra persona utilizzando una mimesi linguistica. Cioè se io so grossomodo di cosa ti occupi, quali sono le tue passioni, che cosa ami fare, quando parliamo io praticamente ti parlo in una maniera – almeno tu non dovresti accorgertene – come tu parleresti a te stesso. Quindi lì Epstein usa una tecnica di mimesi linguistica, di manipolazione, che ha fatto con molte altre persone. Lo scambio finisce là. Il contributo di Till in quella mail è tendenzialmente “ma di cosa?”, riferito all’inizio della Brexit come inizio di chissà che cosa. La maggior parte delle conversazioni quindi sono tutte di natura tributaria, fiscale, di affari. Perché peraltro in quel momento, quando nasce questa corrispondenza digitale, Epstein si stava orientando al business da un lato dei videogiochi e alla cultura del gaming e dall’altro lato ai servizi di intelligence e all’intelligenza artificiale. Aveva sviluppato quel noto rapporto con Ehud Barak e gli fa dunque il nome di Palantir. Epstein tendenzialmente faceva questo: era quello che noi in Italia definiremmo un facilitatore, cioè un facilitatore di rapporti che faceva molta spendita del nome altrui. Quindi gli serviva da un lato il nome di Ehud Barak, gli serviva il nome di Peter Thiel, gli serviva il nome di Bill Gates, quello di Hawking, di premi Nobel e altri, e ci giocava molto sopra per avere accesso ovviamente a ulteriori personaggi e ulteriori affari. E quindi questo rapporto tra i due è molto poco intellettuale, molto pratico, legato a dimensioni di ipotesi di contratti, di tasse. Ripeto: quando ci sono questi accenni pseudo-mistico-politici è Epstein che gioca con l’effetto specchio.
Tornando un po’ all’Angelicum. Il Pd che ha sollevato un’interrogazione parlamentare nei confronti di Meloni e sta montando tutta una polemica attorno all’opportunità di Meloni di arrivare ad un accordo con Thiel. E’ versosimile che la premiere lo incontri e che si stringa un accordo simile?
Ma allora, guarda, io devo essere sincero: tutta questa polemica è tipicamente italiana, ovviamente nel senso deterioro. Perché con il massimo rispetto delle prerogative parlamentari e degli atti di sindacato ispettivo – quindi ciascuno può fare le interrogazioni che meglio crede – è comunque un imprenditore, un libero cittadino che viene in Italia. Mi verrebbe quasi da fare la battuta: dovrebbero, per competenza, far rispondere a queste interrogazioni parlamentari il ministro Santanchè, che è il ministro del Turismo. Thiel comunque viene formalmente per affari suoi. Poi che abbia degli incontri non mi stupirebbe se anche fosse vero, ma nemmeno dovrebbe indignare nessuno. Perché nei fatti Thiel e Palantir sono descritti come se fossero davvero l’Anticristo. Ma a me piacerebbe ricordare a tutti gli indignati e agli interroganti che realtà europee politicamente europeiste – anche come sensibilità – come la Francia guidata da Macron, utilizzano le piattaforme di Palantir per i loro servizi di intelligence. La direzione generale dei servizi segreti francesi utilizza Palantir. Palantir la usano in Germania, Palantir la usano in Inghilterra, tanto è vero che in realtà Palantir in Europa è Palantir Gb, quindi il ramo d’azienda che ha sede nel Regno Unito. La usano in Polonia e dal 25 marzo 2025 il Maven Smart System di Palantir lo utilizza anche la Nato. Ora, io sono un grande fautore della sovranità tecnologica e della sovranità digitale. Però a un certo punto anche gli interroganti e tutte le persone che si indignano dovrebbero fare un po’ pace con il cervello. Avete spinto perché l’Europa si strangolasse con le norme. Abbiamo il padre dell’AI Act che polemizzava con Draghi. Palantir ha un enorme successo semplicemente perché nessuno si è mai peritato di sviluppare anche solo una parziale alternativa. Quindi quei servizi sono comunque servizi di cui si servono anche molte realtà private. Le realtà private le abbiamo anche in Italia e sono abbastanza note. Quindi da questo punto di vista non capisco, anche laddove ci dovesse essere un incontro, dove sarebbe lo scandalo? L’idea della sorveglianza di massa legata a Palantir è un’idea che tutti gli altri europei che si servono di quegli stessi servizi e di quelle stesse piattaforme hanno completamente superato. Hanno fatto un’analisi costi-benefici e hanno considerato che tutto sommato era preferibile avere quel genere di servizi piuttosto che niente. Poi è ovvio: l’optimum sarebbe avere una Palantir italiana, una Palantir francese. Ma noi dovremmo interrogarci solo perché non ce l’abbiamo.
Qual è l’influenza politica o culturale, se esiste, di Thiel sulla politica italiana?
Sulla politica italiana credo che sia molto blanda, ma per un motivo molto semplice: perché in realtà, se tu vedi anche i meme, ci sono delle sensibilità che si possono trovare tra di loro d’accordo su alcuni aspetti, però poi nella vita concreta dello svolgimento della politica ci sono delle differenze di non poco conto. L’Italia è anche un paese dove la stessa destra ha una forte vocazione sociale, non è esattamente una destra pro libero mercato. Quindi da questo punto di vista io non credo che esista una reale destra italiana che sia poi così influenzata da Thiel o da quel mondo. Perché tendenzialmente per essere influenzato da quel mondo sarebbe più facile essere un imprenditore, cioè una persona che sta su una linea d’onda non solo ideologicamente affine, ma anche produttivamente e industrialmente affine. Il fatto che in Italia non ci sia un ecosistema culturale molto legato a quel mondo – anche lo stesso libertarismo è veramente molto poco sviluppato – fa sì che la nostra destra abbia altre coordinate ideologiche, fortemente stataliste. Quindi non ritengo che abbia una grande influenza. Ad oggi Thiel è diventato un personaggio molto conosciuto, anche letto. “Il momento straussiano” sta andando molto bene. Ma sono frutti di questo interesse che è diventato un po’ un rumore di fondo su questa figura così influente e particolare che incuriosisce. Alla fine uno vede certi articoli e Thiel sembra quasi un personaggio della Spectre di 007. Quindi è chiaro che si è creata un po’ un’aura complottistica. Sembra quasi che potrebbe arrivare l’Anticristo. La gente si incuriosisce per queste cose. Da qui a dire però che abbia una qualche influenza concreta sulle linee ideologiche della destra italiana direi che siamo uno dei paesi meno influenzati.
Tra l’altro la Tv giapponese, dopo che Takaichi Sanae lo ha incontrato, lo ha definito il presidente ombra degli Stati Uniti. E altri sostengono che sia stato lui a imporre a Trump J.D. Vance
“Presidente ombra” forse è un’espressione forte. Però, tendenzialmente, lui è uno degli architetti della nuova amministrazione Trump. A differenza di quella del 2016, dove lui ha avuto un ruolo importante, per poi rimanere abbastanza deluso dalla piega che le cose avevano preso, qui c’è, come hai notato, una forte presenza del tech. C’è una forte presenza di persone che hanno lavorato con lui. A partire da David Sacks, che infatti è uno degli appartenenti alla cosiddetta PayPal Mafia, che ha scritto con Thiel The Diversity Myth, quel famoso libro famigerato tra alcuni che nacque. Il tempo in cui erano tutti e due studenti a Stanford. Entrambi poi animavano la Stanford Review. Ci sono altre figure che sono state messe all’interno dei gangli dell’amministrazione che sono comunque legate a Thiel. Ma questo lo ha fatto perché Thiel era rimasto molto deluso dal 2016, da ciò che l’amministrazione dell’epoca aveva fatto. Quindi, in questa prospettiva, secondo me ha voluto anche un po’, con Vance, garantire il fatto che ci fosse una presenza più consonante con certi indirizzi. Faccio un esempio molto pratico: l’amministrazione Trump del 2016 le criptovalute neanche le poteva vedere. Adesso l’indirizzo sull’intelligenza artificiale, criptovalute, connettività veloce, cloud e così via è totalmente cambiato, è radicalmente diverso. Quindi nei fatti è una sorta di inoculazione all’interno dell’amministrazione per avere una parte di controllo su una serie di istanze che sono di interesse. Quindi sì, Thiel è sicuramente uno degli architetti dell’amministrazione Trump. Poi vedremo in realtà se Vance rimarrà un ipotetico candidato, perché oggettivamente, come ho scritto anche sul Foglio in alcuni pezzi, inizio ad avere dei dubbi: a me sembra molto più in rampa di lancio Marco Rubio. Teniamo presente che il fatto che Thiel possa aver creato un personaggio politico non vieta che poi passi ad altro, perché già lo ha fatto. Lo ha fatto con Blake Masters, lo ha fatto con Rand Paul. Quindi se Vance non dovesse essere più performante non credo che se lo sposi ideologicamente portandolo avanti fino alle estreme conseguenze.
In questo caso di questa ipotetica collaborazione tra l’Italia e Palantir, quale sarebbe il suo ruolo, data anche il suo contributo importante, nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran?
Allora, diciamo che Palantir ovviamente ha tanto servizi civili quanto servizi e piattaforme legate invece al mondo della sicurezza, della difesa e dell’intelligence. Sul lato civile Palantir in realtà opera in Italia già da anni, non è un mistero: c’è anche una sede a Roma. L’altro versante è quello che invece paradossalmente viene usato in tutti gli altri Paesi europei di cui parlavo prima, perché la piattaforma Gotham viene utilizzata per la sicurezza, intesa anche come polizia e sicurezza pubblica. Viene usata in Germania, viene usata anche dalla Francia. Quindi in realtà c’è da capire semplicemente se queste piattaforme possano essere utilizzate anche in Italia per quei generi di fini. Ora, Palantir per quanto riguarda l’Iran ha preso il posto, a suo tempo, dal 2018, del progetto Maven. È un progetto sviluppato dal Pentagono con Amazon, che ci mette il cloud, Microsoft e Palantir. Ha preso il posto di Google e questa piattaforma nei fatti è ciò che tecnicamente prende il nome di digital twin. Nei fatti ha sia un ruolo di intelligence – cioè processa milioni e milioni di dati che arrivano da qualunque tipologia di fonte – e ti dà degli output sulle risultanze, ad esempio per il targeting, cioè per la precisa individuazione di un obiettivo. Ha un’interfaccia d’uso che si chiama Maven Smart System e utilizza, visto che Palantir non ha intelligenze artificiali generative proprie, dei large language models proprietari, ma ne prende altri: utilizza Claude di Anthropic, da cui sono nate ovviamente le ben note polemiche. Tieni però presente che in realtà nel 2024 Anthropic ha fatto integrare Claude all’interno di Maven. Cioè non è che Anthropic non sapesse che venisse usato il suo LLM anche per fini militari. Le polemiche che ha sollevato adesso sono un po’ diverse, ma comunque anche loro sono stati parte di questo accordo. È stato utilizzato per fini di intelligence, di targeting. È stato usato anche per individuare immediatamente Maduro in Venezuela. È stato usato per individuare al primo colpo Khamenei. Non è un caso che in tutti e due i casi praticamente all’apertura delle ostilità – nel primo giorno – di là è stato colpito o arrestato Maduro e di qua praticamente individuato Khamenei al primo colpo. Quindi questo è il ruolo di Palantir all’interno di questi scenari. In Italia, se volessimo uscire dal settore privato, più che per fini militari - perché comunque Palantir ha già ceduto Maven anche alla NATO, quindi nei fatti essendo noi un Paese NATO Palantir ricadiamo già nell’ombrello della NATO – quello per cui potrebbe essere utilizzato, ad esempio, sono gli ambiti di polizia per accelerare le indagini. In alcuni casi per fare delle analisi non di natura predittiva – perché poi quando si parla di polizia predittiva ovviamente la distopia è subito dietro l’angolo – però se non altro per individuare magari delle aree maggiormente di crisi di sicurezza pubblica dove allocare certe forze di polizia piuttosto che altre. Questo è quanto Palantir ha fatto in città come New Orleans e altre città degli Stati Uniti con buoni risultati. Poi teniamo pure presente che alla fine, nel corso degli anni, by design Palantir ha le proprie piattaforme abbastanza “piombate” per quanto riguarda la questione dei dati personali: il responsabile della loro gestione è l’utilizzatore. Quindi la famigerata sorveglianza di massa non è che la faccia Palantir: la fa chi usa la piattaforma di Palantir. Perché sennò sembra che Palantir diventi l’ombrello dietro cui si nascondono tutti quelli che magari vogliono utilizzare in maniera non commendabile i dati. In realtà Palantir ha un dipartimento di libertà civile e di privacy che è cresciuto molto nel corso degli anni. Ci stanno molto attenti, soprattutto perché operando come ramo d’azienda in Europa devono essere fisiologicamente compliant con il Gdpr, il regolamento sulla protezione dei dati. E’ chiaro che, intuitivamente, suscita repulsione. Però poi la gente dovrebbe anche chiedersi per quale motivo così tante realtà se ne servono. E se ne servono non perché a un certo punto arriva qualcuno con una pistola e ti dice “tu da oggi devi stipulare un contratto con Palantir”. È semplicemente efficace. Palantir poi peraltro fa un’altra cosa che è molto poco conosciuta: molto spesso non ti vende soltanto la piattaforma o il servizio. Questo lo fanno molte realtà. Palantir però molto spesso ti dà la possibilità di customizzare in maniera radicale la stessa piattaforma, il che la rende molto più performante perché, attraverso un’analisi di contesto, attraverso le tue esigenze e banalmente attraverso gli utilizzatori pratici che metti lì, puoi avere degli output molto più efficaci rispetto al pacchetto monolitico che viene venduto così. Tanto che alcune persone che ci hanno lavorato o che comunque ci hanno avuto dei contatti lavorativi la percepiscono anche come società di consulenza strategica e non solo come società di piattaforme con intelligenza artificiale, storicamente di data mining – anche se trovo questa definizione un po’ imprecisa alla luce attuale di ciò che è diventata – ma c’è anche un’angolazione prospettica di consulenza strategica. Molte cose messe insieme. Poi giocano anche molto loro, per puro marketing, sulla segretezza da questo punto di vista. Uno degli ultimi claim è proprio: “Indovina che cosa fa Palantir.” Comunque c’è una percezione molto diversa a seconda di chi la approccia. Se però uno ne sviluppa un’analisi d’insieme, parlando con più persone, interessandosi ai vari dipartimenti in cui è costituita e alla natura delle piattaforme, ti rendi conto che fa tutta una serie di cose differenziate e integrate.