Ma di questo “Dissing podcast” per promuovere Nuova Scena ne avevamo proprio bisogno?
“I traguardi vanno festeggiati con la famiglia”. E a fare da contraltare chi la famiglia l’ha schifata per ovvi motivi.
Tra Gué emblema del miscredente e Fibra figlio di una famiglia disfunzionale, il “dibattito” intavolato da Netflix risulta la fiera della banalità. Un tema facile spettacolarizzato per creare uno scontro parecchio tiepido. Oltre al fatto che non si trova una reale correlazione con il rap, se non con una eccessiva forzatura: “Quanto è importante la famiglia nel rap?”. Questa è infatti la domanda da cui inizia la puntata.
La sintesi degli interventi di Rose Villain, Geolier, Fabri Fibra e Gué durante un “dibattito” a “Nuova Scena dissing podcast” sul tema famiglia è una noia mortale.
Fibra e Gué da una parte del “ring”, dall’altra Rose Villain e Geolier ad innalzare la bandiera dei valori cristiani. Mancava solo che Rose esclamasse: “Io sono Rose. Sono una donna. Sono una madre. Sono cristiana”.
E mentre Fabri Fibra racconta l’importanza del distacco dalla famiglia, i due giudici perbenisti la buttano sulla retorica del “volemose bene”. Il risultato è una conversazione scontatissima e di basso livello. Tanto che pure Gué ne prende parte a stento.
Un tema facile usato da Netflix per creare uno scontro artificioso. Principalmente tra Fibra e Geolier: uno simbolo del figlio che ce l’ha fatta perché scappato da una famiglia tossica, l’altro il classico scugnizzo napoletano che dedica tutte le vittorie a mamm.
Ma cosa si è consumato durante questo “round” all’ultimo sangue? Spoiler: niente che possa indurci ad abortire un grande sbadiglio.
La puntata parte con una domanda che sa molto di boomer che vogliono sembrare parte della GenZ: “La famiglia è un accollo?”. Da qui parte lo scambio sul “ring”. Da una parte Geolier e Rose Villain, paladini del moralismo all’italiana. Geolier esordisce evidenziando l’importanza della famiglia di sangue e di “quella che ti scegli”, ossia della cerchia di amici. Rose Villain ricorda gli esordi con Machete e quindi l’importanza di avere una famiglia o anche un team con cui poter fare musica. Dall’altra parte Gué e Fibra. Il guercio non crede nella famiglia come istituzione, anzi, non crede proprio in nulla se non in se stesso e questo emerge già chiaramente dal suo repertorio. E con poche battute si tira fuori da un dialogo imbarazzante: è sempre il più furbo di tutti. Fibra, poi, interviene con un commento: “Ci si deve staccare dalla famiglia per trovare la propria identità. Il rap è il genere più adatto per affrontare il tema del distacco dalla famiglia (di sangue e artistica)”.
D’altronde la storia familiare di Fabrizio Tarducci la conosciamo bene. Il rapper non ne ha mai fatto mistero nelle sue canzoni. Dalla lite con il fratello Nesli, che esplicita in Nessun aiuto; a Ringrazio, un brano potentemente pungente sulla madre; e ancora Mio padre, in cui parla del papà materialista. La sua famiglia non ha mai creduto in lui e lui risponde con un sonoro: “vaffanc*lo”. La verità è che la storia di Fibra la conosciamo bene tutti, non solo i suoi fan. Perché la sfida oggi è trovare una famiglia che non sia disfunzionale. Ecco perché il tema del format risulta ben poco originale.
A un certo punto, alla retorica di Rose Villain e Geolier sulla bellezza di avere una famiglia anche imperfetta, Gué risponde asserendo quanto sia ipocrita la storia di amare la famiglia a tutti i costi. E lì, Fabri Fibra aggiunge che il successo va condiviso con chi se lo merita, che lui non festeggia con chi lo ha ostacolato, nucleo familiare compreso. È a quel punto che Geolier, con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, risponde: “Sono problemi tuoi se la famiglia ti ha ostacolato”. Perché ci sta che Geolier faccia la parte dello str*nzo di tanto in tanto.
E, per concludere, Rose Villain ritiene che il fatto che la famiglia Tarducci abbia ostacolato Fabri Fibra, gli abbia permesso di diventare chi è adesso: “Hanno fatto bene a tradirti, sennò non avremmo avuto la tua bella musica”. Eccola la retorica della gratitudine a tutti i costi. Di sicuro Rose ha letto diversi libri di Gianluca Gotto e ha trovato il pretesto per buttare lì una frase da trend.
Più che Nuova Scena sembra un corso di meditazione zen, ma di quelli che paghi un occhio della testa, per poi uscire dalla sala e ritrovarti a imprecare. Altro che scena urban!
Questo podcast è una sorta di Grande Fratello che oscilla dal piagnisteo a una faciloneria vecchia come i dinosauri. La narrazione della famiglia ha origini antichissime e il fatto che un podcast venduto come iper contemporaneo lo butti lì a caso per promuovere il programma, la fa risultare una mossa ancora più mediocre.
Geolier poi attacca il sermone su quanto sia fondamentale la famiglia, mancava solo un “e i figli so piezz e core” per completare questo banalissimo siparietto. Come se stesse riscrivendo la storia di Isacco e Giacobbe in chiave neomelodica.
Questo podcast voleva essere un modo per aumentare l’hype del programma e invece, se le premesse sono queste, forse meglio sintonizzarsi su L’isola dei famosi.
Nuova Scena Dissing Podcast ci fa venire in mente la famosa scena di Checco Zalone in Cado dalle nubi. Quando Checco si ritrova in un gruppo d’ascolto che si perde in sofismi privi di significato. Si parla di tale “relativismo scevro” in merito al tema della famiglia. Poi Checco prende parola e conclude: “I problemi stavano anche nella famiglia di Nazaret”. Non troviamo modo migliore per concludere.