C’era una volta un leone, convinto di essere il re incontrastato degli animali. Un giorno viene sfidato da una zanzara. L'insetto gli dice di non aver paura della sua forza, perché artigli e denti servono a poco contro un nemico così piccolo. La zanzara inizia allora a ronzargli intorno e a pungerlo ripetutamente sul muso e nelle parti senza pelo. Il leone, furioso, prova a colpirla con le zampe, ma finisce soltanto per graffiare se stesso. Alla fine il leone, esausto, si arrende e la zanzara vola via trionfante, orgogliosa di aver sconfitto il re della foresta.
Poi succede che dì lì a poco, la zanzara rimane impigliata nella tela di un ragno e viene divorata. Prima di morire si rende conto che, dopo aver battuto il più forte, è stata sconfitta dal più debole. Ma questa non è la parte della storia che, almeno per ora, ci interessa.
Mediaset è il leone, o meglio il Biscione. È la tv che deve difendersi dai social e siccome la battaglia sembra ormai persa in partenza, gli conviene allearsi e correre ai ripari. Perché, ormai si sa, fatta eccezione per la fascia televisiva che anticipa la prima serata - presidiata negli ultimi mesi da Gerry Scotti e la sua Ruota della fortuna - il tema ascolti rimane un po’ delicato.
Per questo, non basta più “rubare” a Mamma Rai - come per il recente caso di Milo Infante - per occupare l’inflazionatissimo spazio legato alla cronaca nera, serve anche attingere dai più forti. E se tra i più forti c’è anche colui che conduce un programma radiofonico che viene trasmesso anche su Youtube, vale lo stesso.
Pier Silvio starebbe valutando una nuova fase di rilancio per Italia 1, rete da tempo in cerca di una identità più definita e di un vero cambio di passo negli ascolti.
Nel piano di riorganizzazione che ruota attorno alle prossime mosse di Pier Silvio Berlusconi, l’idea sarebbe quella di puntare su volti capaci di accendere il dibattito e intercettare pubblico trasversale. Italia 1 è sempre stato il canale più fresco della rete. Per questo servono volti che attirano giovani e quindi volti del web.
In questo contesto tornano in primo piano profili come quello di Giuseppe Cruciani, simbolo di una comunicazione provocatoria e apertamente politicamente scorretta, potenzialmente utile a dare nuova energia al palinsesto, insieme a figure come Veronica Gentili già centrale nella costruzione del volto attuale della rete. L’obiettivo, almeno nelle intenzioni, sarebbe quello di trasformare Italia 1 da canale “ibrido” a piattaforma riconoscibile e più aggressiva sul fronte dell’audience.
E quando si parla di “aggressivo” vuoi non contemplare Cruciani? Il suo nome associato a Mediaset resta ancora un’ipotesi, ma mai altra scelta potrebbe essere più azzeccata. Giuseppe Cruciani sa essere fastidioso e divisivo: o lo si ama o lo si odia, ma “purché se ne parli”, diceva qualcuno. E lui è proprio l’incarnazione di questo principio.
Con lui Mediaset sarebbe persino disposta a rinunciare al perbenismo tipico della televisione. Perché le sclerate di Cruciani, quelle sì che smuoverebbero gli ascolti, pure durante una prima serata che inizia praticamente in seconda.
Il conduttore de La zanzara sarebbe la figura perfetta per coprire quella fetta di intrattenimento capace di attrarre anche il pubblico social.
D’altronde il successo de La zanzara è sotto gli occhi di tutti. Ma se Cruciani approdasse su Italia 1, ci sarebbe da chiedersi se il programma sarebbe destinato a proseguire senza di lui. Anche perché parliamo di un format non troppo impegnato ma fortemente impegnativo che occupa diverse ore della programmazione di Radio 24. E se Mediaset acquisisse La zanzara? Stiamo già sognando.
Eppure, non è la prima volta che Cruciani si avvicina alla rete di Berlusconi. Già nel 2013, su Rete 4, gli era stata affidata la conduzione di Radio Belva, accanto al fedele Parenzo. Come finì? Che dopo la prima puntata il programma fu cancellato per numerose polemiche legate all’eccesso di volgarità nel linguaggio. Radio Belva si sarebbe dovuto spostare in seconda serata insieme a Giuliano Ferrara, proprio su Italia 1, ma l’ipotesi non si è poi più concretizzata. Cosa ci fa pensare che ora, invece, Mediaset sia pronta per accogliere Cruciani senza doverlo censurare?
La scelta di chiamare Cruciani sarebbe chiaramente quella di spingere con decisione verso un modello televisivo più diretto, meno filtrato e costruito sull’impatto immediato delle opinioni.
La logica sarebbe quella di intercettare un pubblico già abituato al linguaggio della provocazione, soprattutto quello più giovane e spostato sul digitale, che negli ultimi anni ha premiato proprio contenuti polarizzanti e riconoscibili. Insomma, la logica sarebbe quella degli ascolti a tutti i costi. In fondo Mediaset rimane pur sempre un’azienda che a fine anno deve calcolare il fatturato. E in guerra, in amore e… in denaro tutto è concesso.
In questa prospettiva, Cruciani rappresenterebbe un profilo coerente con l’idea di una rete che vuole uscire dall’equilibrio tradizionale per cercare una nuova centralità nel dibattito. Un equilibrio non semplice, ma considerato strategico per una rete che punta a ritrovare una fisionomia netta.
Il nodo, semmai, riguarda proprio il tipo di linguaggio che un’operazione del genere porterebbe con sé. E lo abbiamo visto già in precedenza con Radio Belva. L’eventuale inserimento di un volto come Cruciani significherebbe accettare un registro più ruvido, meno istituzionale, dove lo scontro verbale diventa parte integrante dello spettacolo. Una scelta che potrebbe dividere, ma proprio per questo potenzialmente efficace sul fronte degli ascolti.
La vera gaffe sarebbe tentare di ripulire Cruciani per farlo entrare negli studi d’alta borghesia del Biscione. Ma questo non pare possibile, conoscendo il profilo del soggetto. Eppure non crediamo possibile poter udire “Viva el duche” su Italia 1, e nemmeno ci pare considerabile l’idea che tra gli ospiti di un ipotetico programma possano esserci escort e pusher. Così, a occhio e croce. Scorretto sì, ma sempre con qualche compromesso dovuto.
In qualsiasi caso Cruciani a Mediaset significa solo una cosa: rompere gli schemi per tornare a farsi notare. Ad ogni costo. Resta quindi solo da chiedersi se la zanzara di Cruciani a Mediaset pungerà davvero o col suo ronzio romperà appena le scatole a chi vuol dormire sonni tranquilli? Intanto, come si può evincere dalla favola di Esopo, il leone (o il Biscione, che dir si voglia) l’ha capito: dalla zanzara non deve più difendersi nè competere, tanto vale farsela amica.