Con la morte di Peppino Di Capri non scompare soltanto uno degli ultimi grandi della canzone italiana. Si incrina un’immagine dell’Italia che, vera o inventata che fosse, abbiamo continuato ad abitare per decenni. L’Italia dei tavolini affacciati sul mare, delle camicie di lino, delle orchestre negli alberghi, dei brindisi che sembravano non dover finire mai. Quella dei primi twist ballati con una straniera conosciuta in spiaggia, quando una canzone poteva bastare a far credere che l’estate sarebbe durata per sempre. Peppino Di Capri quell’estate non l’ha semplicemente cantata. L’ha inventata. Prima che arrivassero I tormentoni, le playlist costruite dagli algoritmi e I beach club trasformati in set fotografici, esisteva già una colonna sonora. Aveva il suono di Champagne, di Roberta, di St. Tropez Twist, di Let’s Twist Again, di Nun è peccato, di Un grande amore e niente più. Canzoni che hanno finito per raccontare un Paese almeno quanto il cinema, la televisione o la pubblicità.
Giuseppe Faiella, nato a Capri nel 1939, aveva iniziato a suonare il pianoforte da bambino davanti ai soldati americani di stanza sull’isola. Poi sarebbero arrivati I Rockers, I Festival di Sanremo, milioni di dischi venduti e una carriera capace di attraversare oltre sessant’anni di musica italiana senza trasformarsi in un monumento impolverato. Lo dimostra anche una delle sue ultime collaborazioni. Nel 2024 aveva inciso Ischia con I Fitness Forever, all’interno dell’album Amore e Salute. Non un’operazione nostalgia, ma l’incontro naturale tra due modi di intendere l’eleganza pop. Un dialogo che confermava come il suo linguaggio fosse ancora vivo, capace di parlare anche a una generazione cresciuta molto lontano dalla sua. Forse è questa la sua eredità più grande.
Non solo un repertorio straordinario, ma un’idea di leggerezza che oggi sembra quasi rivoluzionaria. Le sue canzoni non promettevano un’estate perfetta. Riuscivano a farcela immaginare. Ed è forse questo che oggi ci mancherà di più. Ci resteranno comunque i suoi pezzi. Ma soprattutto ci resterà quella promessa tutta italiana secondo cui, almeno per tre minuti, davanti al mare, con un bicchiere alzato e una melodia giusta, l'estate può davvero essere infinita.