Nella complessa vicenda legata al presente diverso e ai legami familiari, di ieri e di oggi, di Vittorio Sgarbi, c’è un uomo che non aveva ancora detto la sua. Si chiama Sauro Moretti, forlivese doc con tutta la verve tipica dei romagnoli. Infermiere, pr notissimo in riviera fin quando, oltre due decenni fa, folgorato dal pensiero e dalle parole di Vittorio Sgarbi, si è messo sulla via dell’arte, seguendo come un discepolo il professore e divenendone il primo assistente. Tutto questo fino a quando non hanno preso il sopravvento le patologie che, con la furia dello Sgarbi di un tempo, si sono impossessate del leone che era il professore. Restituendone la fragile ombra di se stesso. È proprio di fronte alle notizie dell’ennesimo ricovero ospedaliero che il collaboratore ma soprattutto l’amico di sempre ha scelto di parlare su MOW.
Moretti, ha appena comunicato di aver deciso di voler tornare vicino al suo amico Vittorio. Come pensa di realizzare questo desiderio?
Vista la situazione così delicata e complicata, ritengo sia giunto il momento, da parte mia, di dare una disponibilità all’uomo e all'amico, in nome dell’affetto che ci ha legato per tanti anni. Una disponibilità a stargli vicino, ovviamente escludendo ogni tipo di rapporto che riguardi il lavoro, il business, il brand, cose che non mi interessano. Solo ed esclusivamente vicino a lui come amico dal punto di vista umano.
Da membro della “famiglia allargata” del professore, che idea si è fatto sul confronto anche aspro in corso tra la figlia Evelina e altri membri della famiglia Sgarbi?
Non so se io faccia parte della ‘famiglia allargata’. Il mio è stato un rapporto pressoché esclusivo con Vittorio, di rado con altri suoi affetti. Evelina la conosco da quando era piccola e mi sembra una ragazza alla ricerca di un padre che teme di poter perdere… Diciamo che vederla così straordinariamente determinata mi ha fatto spesso pensare a suo padre, cioè a una sorta di versione femminile di suo padre, per la libertà di pensiero, la difesa dei principi e il coraggio di affrontare qualsiasi sistema. Proprio come faceva Vittorio sin da giovane.
Sebbene fosse già lontano, cosa ha pensato nel vedere uno Sgarbi malato e così profondamente diverso dall’uomo che tutta Italia ha conosciuto e amato?
Rispetto a quello che è successo in questi ultimi due anni al professore, nella sua testa, è difficile esprimersi. Credo poco, sinceramente, al solo aspetto depressivo, per quanto la depressione sia sempre una malattia molto grave. Purtroppo credo ci siano anche altri elementi che, dal punto di vista fisico, hanno debilitato il corpo e quindi anche la mente di Vittorio Sgarbi.
Ma perché il suo sodalizio professionale e umano, dopo vent’anni, si è interrotto all’improvviso?
Con Vittorio non ho mai discusso né litigato. Solo che improvvisamente mi fu chiesto di condividere il mio lavoro e la gestione, fino ad allora esclusiva, dei suoi interessi con altre persone, in particolare la fidanzata Sabrina Colle e la sorella. Un compromesso che non ho accettato.
Ci racconti un aneddoto particolare o bizzarro degli anni vissuti a fianco a Sgarbi.
Ne avrei almeno mille… Mi ricordo un giorno, all’ingresso di Expo a Milano, fu riconosciuto, fece le foto con tutti ma poi, gli stessi carabinieri e agenti di polizia che erano lì, ne stavano ritardarlo l’ingresso, chiedendogli di passare sotto un metal detector. Lui per protesta, ritenendo stupida la cosa, pensò bene di denudarsi...Io dovetti correre ai ripari. Ma fu davvero uno solo di tantissimi episodi!
Se riuscisse davvero a rivederlo, cosa gli vorrebbe dire?
Esattamente quello che non amava sentirsi dire. Che non mi interessa ciò che lui rappresenta, non mi interessano i soldi, le sue opere, le collezioni di quadri, nulla di tutto ciò. Oggi mi interessa solo la sua anima. E quindi io voglio stargli vicino, perché non è giusto che le nostre due anime siano state separate in questa maniera.