È il 2023 e Sara Sorrenti, in arte Sarafine, trionfa ad X Factor.
Dalla Calabria al team di Fedez, a deliziare il pubblico con la sua musica elettronica, prodotta e cantata in italiano da lei, senza passare da altre mani, chilometro zero.
E se questo non bastasse, dopo la vittoria al talent, Sara ha dimostrato di essere l’artista che in Italia mancava: voce, innovazione, competenza e zero etichette di cui siamo stanchi marci! Nessuna corrente ideologica da inseguire per accaparrarsi target gettonatissimi, nessun predicozzo ad accompagnare i suoi live e nessuna corsa all’oro. Solo il bisogno naturale di essere se stessa e una qualità artistica che supera l’importanza dell’immagine.
Sarafine è un sospiro di sollievo nel mercato discografico. È la dimostrazione che anche un’artista che fa musica elettronica può scrivere testi introspettivi e di denuncia sociale.
Con il nuovo singolo, Potevamo fare schifo insieme, rilasciato venerdì scorso, Sara ha dimostrato di non aver bisogno necessariamente della cassa dritta per fare bene il suo lavoro.
In copertina lei da bambina, in un frame di un vecchio video postato sul suo profilo Instagram: il presentatore di una recita scolastica le chiede: “Il principe piace a te?” e lei risponde: “No, perché non mi piace innamorarmi. Mi fa schifo”.
La frase diventa il titolo del singolo e quel video ci mostra la genuinità di una bambina che è riuscita a rimanere tale anche da adulta e famosa.
È un brano d’amore mancato e la voce armonizzata rende l’atmosfera più intima. È un brano che si sveste degli strumenti per lasciare spazio alla voce e alle parole. Non che nei brani precedenti Sara non abbia già dimostrato di saper scrivere con una modalità tutta sua: introspettiva, evocativa e sensoriale. “Siamo controproducenti se parliamo di emozioni”, canta in Control Freak; ma a quanto pare di essere produttiva a Sara non importa niente.
Ad X Factor l’abbiamo conosciuta come producer e cantautrice, con la sua immancabile consolle.
Con Malati di gioia aveva fatto rivivere Franchino in chiave contemporanea.
L’aspetto più particolare di Sara è proprio la sua normalità. L’artista appare quasi impacciata e a disagio con la popolarità, eppure quando si esibisce riesce a prendersi il palco come poche e i sold out raggiunti nel “silenzio” della stampa lo dimostrano.
Sara è la voce squillante dei timidi. Sa cantare, ma spesso nelle sue canzoni parla. Sa presidiare il palco, pur rimanendo spetto dietro la consolle. È ponderata, ma sotto cassa fa scatenare il pubblico. Una discrezione alla quale non siamo più abituati.
Nessun gossip, nessun ornamento. Sarafine è la voce dell’elettronica italiana in italiano, qualcosa che mancava dalla fine degli anni ‘90/inizio 2000.
Nel suo primo album - nel 2024, subito dopo la vittoria al talent - l’artista aveva avuto modo di mostrare quanto incisivo possa essere un messaggio sulla cassa dritta. I suoni dell’elettronica hanno fatto da cornice alle tracce di Un trauma è per sempre, che è un disco consigliato a chi ha voglia di ascoltare roba autentica. L'album è da poco disponibile anche in formato vinile e il tour previsto per l'estate 2026 è già stato annunciato dall'artista.
La regina della macarena, tra tutte, è una canzone che risulta quasi disturbante in quanto parla di una tematica delicata come quella delle molestie infantili. L’elemento che disturba è proprio il mood da club: siamo abituati al clubbing spensierato che ci fa ballare in discoteca, qui invece Sara ci racconta un trauma infantile non di poco conto e lo fa con la consapevolezza che quel “trauma è per sempre”, sì, ma non per questo va celato.
Mostrare le vulnerabilità senza svenderle e senza renderle slogan da engagement: questa è la rivoluzione silente di Sarafine. E forse per questo, pur augurandole il successo meritato, sotto sotto speriamo che rimanga per pochi.