Bisogna esistere continuamente anche se non hai nulla di nuovo da dire. Sembra questo il comandamento che ha partorito Santa. Il problema non è solo che il brano è brutto – e lo è, tra un ritmo latino da villaggio turistico a fine stagione e una malinconia masticata male – il punto è che sembra pubblicato per pura paura del silenzio.
Se il massimo dell’immaginario che riesci a costruire è fatto di "due lacrime ed un caffè" o un "mozzicone nel posacenere", vuol dire che il serbatoio è vuoto. E quando il serbatoio è vuoto, in un mondo normale, ci si ferma. Si sparisce per un po’ e si torna quando si hanno delle idee. Invece no LDA e Aka7even scelgono la via della Santa, una canzone che non aggiunge nulla e non toglie nulla, ma occupa spazio. Spazio in cui vivo io. E mannaggia a voi non tutte le canzoni meritano di diventare singoli. Non tutto quello che registrate in un pomeriggio di noia deve finire nelle nostre orecchie.
Oggi sono incazzata, perché si ha paura del silenzio? Come se smettere di pubblicare significasse sparire dal mondo, come se prendersi tempo per vivere, sbagliare strada, scrivere male o aspettare di avere qualcosa da raccontare davvero fosse diventato un lusso che non ci si può più permettere.
Siamo ostaggi di una bulimia discografica che non vuole la dignità di un’assenza ma deve fare numeri. Numeri che spesso sono solo fumo a gonfiare i dati dei social ma incapace di restare. La cosa peggiore è che questa fretta divora il talento: si preferisce uscire con un testo mediocre ogni tre mesi che con un capolavoro ogni tre anni.
Di sicuro non stiamo parlando di due artisti che hanno cambiato il pop italiano però hanno avuto pezzi enormi con numeri grandissimi come Mi manchi, Loca, perfetta così per quanto riguarda AKA7even, mentre LDA sembrava volesse costruirsi una credibilità propria e non del “figlio di”.
Non stiamo parlando di due ragazzini che non hanno mezzi. Sono due artisti che le hit le hanno già fatte, il pubblico lo hanno. Ma quando vogliono giocare il campionato degli adulti? Siamo invece nel campionato della mediocrità programmata, dove l’importante è stare a galla, non nuotare verso qualcosa di nuovo.
E l’importante è che se ne parli.
I due sono attualmente in tour, lo hanno chiamato Primo e Ultimo Ballo. Speriamo vivamente che la seconda parte del titolo sia una promessa solenne. Non per cattiveria, ma per rispetto verso il silenzio. Che a volte, rispetto a certi ritornelli, è una musica bellissima.