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La benedizione

Quella “Bobo” di Jasmine Trinca, che odia il capitalismo ma indossa una t-shirt Prada da 1.100 euro

Riccardo Canaletti

10 settembre 2026

Jasmine Trinca con addosso una t-shirt Prada da 1.100 euro: “Io sono contro il capitalismo, quindi per me la produttività è un film horror”. Hannibal Lecter: “Sono vegano, quindi per me mangiare carne è un film horror”. In effetti…

Jasmine Trinca: “Io sono contro il capitalismo, quindi per me la produttività è un film horror”. Hannibal Lecter: “Sono vegano, quindi per me mangiare carne è un film horror”. In effetti… 

L'attrice lo dice al Festival del cinema di Venezia, mentre indossa una t-shirt bianca Prada da 1.100 euro. Jasmine Trinca ha fatto mediamente 1,5 film all’anno dal 2001 a oggi, 39 film in 26 anni, con picchi di tre film in un anno nell’ultimo periodo (per esempio nel 2025). Alla faccia dell’odio per la produttività. 

Tom Wolfe: “Sin dall’inizio non ebbe alcun senso discutere della sincerità del Radical Chic. Era fuor di dubbio che il primo impulso, «pannolino rosso» o meno, fosse sincero. Ma, come accade per molti sforzi umani che si concentrano su un ideale, sembrava che il pensiero avanzasse su una sorta di doppia pista. Prima pista: beh, è chiaro che si ha un sincero interesse per i poveri e bisognosi e una sincera rabbia rispetto alla discriminazione. […] D’altro canto – nella seconda pista della mente – si ha un sincero interesse a che la Società newyorkese mantenga uno stile di vita proprio dell’East Side. E tale preoccupazione è sincera tanto quanto la prima, ed è profonda tanto quanto la prima. Sul serio. Diventa sul serio parte della psiche.” (New Yorker, 1970)

David Brooks: “[I Bobo, borghese-bohémien] sono persone altamente istruite che hanno un piede nel mondo bohémien della creatività e un altro piede nel regno borghese dell'ambizione e del successo mondano” (New York Times, 2000)

Jasmine Trinca è sicuramente troppo intelligente e talentuosa per sparire dalle scene, per questo non può rinunciare alla produttività, pur criticandola. E certamente è fin troppo raffinata e colta per non cedere alle lusinghe dello stile e dei prodotti dell’alta borghesia. Jasmine Trinca, d’altronde, è una “bobo”, anche se non di sangue, poiché pare venga da una famiglia di umili origini.

Non stona nei film di Nanni Moretti, il quale da giovane incendiario che criticava lo strapotere degli Zeffirelli è diventato pompiere, e cioè uno Zeffirelli che non fa neanche più ridere come un tempo. Anche le dichiarazioni di Jasmine Trinca non fanno molto ridere, nonostante il paradosso dell’outfit capitalista. Perché la posa intellettò è dura a morire e ora sembra naturale. Se fai cultura non puoi che essere contro la società dei consumi. Un nonsenso antistorico che getta nel fiume secoli di storia fatta su commissione, a uso e consumo spesso dei potenti. Oggi, per fortuna, si può fare buona arte anche per gente comune, quella che può permettersi un biglietto per andare al cinema e alimentare il mercato nel quale da quasi un trentennio Jasmine Trinca continua imperterrita la sua lotta criptomarxista, proprio come faceva Marx, quello vero: chiamare alla rivolta mentre campa dei frutti della borghesia. 

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