Un doveroso passo indietro si impone nel nostro racconto in forma non di rosa, semmai di sole spine. Warner, poche settimane prima di ritrovarsi recluso a Rebibbia, aveva comunque tragicamente intuito che ogni suo sforzo per fare dell’amico Teodorico il Bonaparte di un “campo sterminatamente largo” era ormai irrilevante, fallito, fine dei giochi, stop quindi all’ennesimo sondaggio commissionato, si trattava del “cupio dissolvi” delle ambizioni. Evidentemente l’amico non era stato accorto, tantomeno Bardi, con un pedigree d’irresponsabile, poteva vantare titoli e parole per metterlo in guardia. Un conto però essere Warner Landi, sputtanato, si perdoni il termine, da vicende giudiziarie pregresse da tutti risapute, dalla Balduina a Vigna Stelluti, ben altro chiamarsi Teodorico Bardi, giornalista d’inchiesta, reputato da molti Zorro pantocratore, venuto sulla terra dell’emittenza televisiva per denunciare l’illegalità del Palazzo, di tutti i palazzi, crimini e misfatti dei potenti, della nazione infetta e dei loro complici interessati, innalzando il vessillo candido di un format d’inchiesta che aveva titolo “Rotor”.
Dentro un altro genere di rotor adesso era finito proprio lui, Bardi, c’era da immaginare che i nemici, nel tempo, inchiesta dopo inchiesta, compattati, come fosse questa una ragione di vanto, segno d’essere incorruttibile, aspettavano soltanto di delegittimarlo. Intendiamoci, la storia della bomba pesava “un botto”, il suo, sebbene l’uomo fosse palesemente “persona offesa” da un reato commesso da altri, peccato però che la controparte, il responsabile, il reo, il manigoldo, il furfante, la “pecora nera”, il mandante fosse il suo amico, fino a quel giorno, fidato.
Warner cui era stato detto ogni male, compreso che nascondesse dentro di sé “la scatola nera dei misteri degli ultimi trent’anni”, misteri spinosi, spettrali, impronunciabili. Tutti aspettavano quindi che Teodorico pronunciasse una parola semplice, si dissociasse da una tale “discutibile amicizia”, un’abiura che però non sembrava al momento venire dalle sue labbra. Forse anche giustamente, poiché la responsabilità è personale, e lui non aveva affatto ragione di sentirsi in alcun modo correo.
Intanto alla manifestazione, l’ennesima, del “Fatto Quotidiano” per supportarlo, continuavano le scene di giubilo per lui. In realtà, le ragioni che mettevano fine alle ambizioni politiche di Landi su Bardi — Teodorico primo console come Bonaparte e Warner maresciallo dell’Impero, re di Napoli e duca della Balduina, un Murat — si manifestarono in maniera molto più prosaica.
Pare appunto che settimane prima dell’arresto, a bomba già deflagrata, e Bardi blandito da tutti, o quasi, come unica vittima, quest’ultimo fosse stato fotografato “in circostanze intime”, così almeno sosteneva un’informativa anonima mai confermata, dunque Teodorico era doppiamente “parte lesa”, fotografato, appunto, in compagnia di una giovane signora decisamente di “bellissimo aspetto”. Le indagini, in questo caso private, condotte in proprio da Panunzio e la sua squadra, Battafarano, Luongo, Sernicola e Cocilovo nel compito di apporto segreto esterno, sotto lo stellone “Discrezione e riservatezza!”, come da targa presente in via Sanremo, avevano rilevato che la suddetta rispondeva “alle generalità di Gilli Antonella”, Sveva era solo un nome, diciamo, ‘di scena’. “Nata a Civita Castellana il 10 luglio 1992 e residente in Roma…”, seguivano altre note che per opportunità di riservatezza riteniamo giusto non riportare. Venuta dunque al mondo sotto il segno del Leone: “caratteristiche principali. Elemento: Fuoco, Pianeta governatore: Sole, Qualità: Fisso, Tratti principali: Generosità, orgoglio, carisma, determinazione e forte fiducia in sé stessi”, così avrebbe poi spiegato il “santero” Jean-Junior all’inviato di Panunzio. Si ignora quanto Sveva abbia stregato, o più pacificamente come supponiamo, dare un istante di relax mondano a un professionista altrimenti impegnato, “engagé”, nel duro mestiere di responsabile di un format dedito all’acume preteso dalla responsabilità “civile”. Qualche dettaglio possiamo comunque svelarlo, Teodorico e Sveva, escludendo, per opportunità o magari per non essere “sgamati” da Landi, si sarebbero recati a cena al “Cuccurucù”, in zona Ponte Milvio, salvo poi, una volta fatto ritorno alle singole vetture per fare vela verso le rispettive abitazioni, temporeggiando nel parcheggio incustodito a strapiombo sul Tevere, parrebbe ancora che la foto “scabrosa” (sic) risalirebbe a quegli istanti di meritatissimo sollievo, riposo del guerriero, soddisfazione ricreativa d’autore per la dama, chiarito che agli occhi di Sveva, abituata ad accompagnarsi soprattutto con commercialisti di Monti Parioli o concessionari d’auto di lusso, Bardi appariva degno di un Premio Nobel per la letteratura.
Come lo scatto della presunta intimità tra i due sia pervenuto fin nella casella di posta elettronica di Warner Landi, beh, su questo potrebbero essere interpellati, perché no, gli stessi Servizi di sicurezza di Stato, quasi di sicuro giungeva direttamente da un frequentatore di piazza Dante, dove questi hanno sede a Roma. Va semplicemente immaginata con gli artigli della fantasia più solida, la scena familiare del senso di sconfitta e frustrazione vissuta dal ristoratore del “Cielo”. Giungere a casa, con un gesto nervoso lasciar cadere il “rennino”, prendersi il viso tra le mani, lanciare un urlo di rabbia, per poi, rivolto alla coabitante, aprire i bocchettoni dello sfogo, magari tra frustrazione, senso di fallimento in un possibile monologo interiore: “Ma pensa questo irresponsabile, no, ‘sto irresponsabile, io che faccio di tutto, mi sbatto a destra e a sinistra, chiamo, richiamo, richiamo ancora chi devo chiamare, metto le cose come devono essere messe, io che faccio e farei tutto per lui, io che lo considero un vero amico, e devo dire certamente ricambiato, perché fino all’altro ieri, guardandoci negli occhi mentre eravamo a pranzo al nostro ristorante, ce lo siamo detto e ripetuto il proverbio chi trova un amico trova un tesoro, che poi, detto così, sembra un luogo comune, una stronzata da calendario di Frate Indovino, invece è proprio vero, così, d’altronde se un luogo è comune significa che è esattamente così, proprio vero, non sbaglia, non ti mette sulla strada sbagliata. Che ti dicevo l’altro giorno? Ti dicevo che eravamo a un passo dal farcela, perché io ero sicuro che lui poteva sbaragliare tutti, me la vedevo già a Palazzo Chigi. La domanda, il quesito del sondaggio poi era semplice: chi cazzo vorresti, chi ti piace di più fra questo, questo, questo e quest’altro?
E tutti, leggendo il suo nome e cognome, dicevano: questo Teodorico, lui, sì, che mi convince, è uno bravo, molto bravo, non me ne perdo neppure una delle sue trasmissioni, sto sempre lì, e col timore di fare tardi mi metto pure la sveglia nel cellulare, anzi, ti dico di più: ha ragione lui quando dice che ‘Rotor’ è la trasmissione più importante di tutti i tempi della televisione italiana! Ha ragione da vendere! Pure quando dice che lui è come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro e Piersanti Mattarella… Esattamente proprio questo molti sostenevano, dicevano, di Teodorico: ma non, uno, tutti!
Ora dico, tu che c’hai questa reputazione che manco San Gennaro, ma come ti viene in mente di… cioè, se volevate scopare, lo facevate senza farvi vedere, che ti metti a scopare in macchina a sessant’anni e passa? Vedi, adesso è tutto da buttare, i sondaggi, i report che nel frattempo avevo commissionato non ti posso dire a chi, come e quando, che secondo me qui ci hanno messo pure le microspie, tutto ho fatto con lui, per lui, e lui, onestamente, idem per me… No, no, cazzo, non è possibile, non può essere… Scusa, tesoro, dov’è la boccetta di Xanax, che fa, scusami se non mi alzo, me ne prepari trenta gocce? Anzi, no, fai trentacinque”.
Occorre altrettanto immaginare Gaspare Panunzio, investigatore, che attraverso una “cimice” ascolta in tempo reale lo sfogo disperato di Warner Landi, nel frattempo scarabocchiando sul blocchetto di carta, poi guarda la matassa che ne è venuta fuori, e sembra stia cercando nello scarabocchio la verità del caso Landi-Bardi, infine smette e, rivolto alla moglie Enza: “Magari Jean-Junior, il santone, ha davvero i poteri che gli vengono da “le mystère” per farcela, o no, tu che dici di questo?” Enza rispose: “Io dico che ancora non ti sei presentato con il forno a microonde nuovo, Gaspare!”
Capitolo tratto da "La bomba", il nuovo libro di Fulvio Abbate