image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Olimpiadi
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
  • MotoGp
  • Tennis
  • Formula 1
  • Calcio
  • Volley
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Mowida
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • olimpiadi
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
  • motogp
  • tennis
  • Formula 1
  • calcio
  • Volley
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • mowida
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

Sanremo è come le bombe su Teheran, le battaglie per i diritti e la Terza guerra mondiale: una questione politica (anche per Giorgia Meloni). E se credevate fosse solo musica non avevate capito nulla

  • di Helena Velena Helena Velena

  • Foto: Ansa

11 marzo 2026

Sanremo è come le bombe su Teheran, le battaglie per i diritti e la Terza guerra mondiale: una questione politica (anche per Giorgia Meloni). E se credevate fosse solo musica non avevate capito nulla
Davvero c’è qualcuno che pensa che il Festival di Sanremo sia solo una kermesse musicale? Non è così. Sanremo è come l’attacco degli Stati Uniti a Teheran, le battaglie per i diritti, la Terza Guerra Mondiale che ormai sembra alle porte: è una questione di politica. Ecco perché non sono solo canzonette

Foto: Ansa

di Helena Velena Helena Velena

Nel momento in cui sto scrivendo, otto paesi (otto!) sono stati colpiti dai missili iraniani, e altri cinque coinvolti a vario titolo, che quindi significa che (contando Stati Uniti e Israele) quindici paesi stanno combattendo quella che potrebbe diventare veramente la Terza Guerra Mondiale, eppure il piccolo e piccolissimo schermo sono ancora invasi da discussioni sull’esito del Festiva di Sanremo. Sarebbe sbrigativo ma decisamente sciocco fare la ramanzina benaltrista secondo la quale alla gente la politica non interessa affatto, per una semplice e fondamenta ragione: Sanremo è politica, e lo è sempre stato, fin dalla prima edizione. Lo “sdegno” generalizzato, intersezionale e intergenerazionale per la vittoria di Sal Da Vinci, andrebbe quindi analizzato proprio in questi termini: politici. Come col Generale Vannacci, autore di un mediocrissimo libro autopubblicato, che sarebbe passato completamente inosservato se non fosse stato per l’interessamento di Repubblica che l’ha di fatto, pur criticandolo, lanciato nel firmamento dello Stardom Spettacolare. Cosa che, come sappiamo, troppo spesso conduce nel comodo abbraccio della “professione politica”. E appunto lo stesso è accaduto con un altrettanto scadente, e pessimo comico che risponde al nome di Andrea Pucci, che se avesse partecipato per un’ora a Sanremo come co-conduttore, a far due battute scarse e leggere un bigliettino, sarebbe finito nell’oblio al termine della serata stessa. Invece ancora una volta grazie ai media di “sinistra”, è diventato morettianamente una vera star. Mi si nota di più se non vado, insomma. E quasi nessuno si è accorto che questa era la solita rituale polemica lanciata volutamente dall’ufficio stampa del Festival, ogni maledetto santo anno, prima di ogni edizione. E come sempre, la “sinistra da barzelletta”, è caduta nell’amo, dando al Governo Meloni la sua prima vittoria. Ma possibile che tutti questi “indignados indivanados” non si siano resi conto che già dalla conferenza stampa in cui veniva annunciato come “festival cristiano” dall’ineffabile Conti, dietro c’era il progetto che sta più caro alla Meloni, e cioè la sostituzione dell’“egemonia culturale di sinistra” con quella di destra?

Giorgia Meloni
Il presidente del consiglio Giorgia Meloni ANSA

Al netto del fatto che la destra di governo conosce Gramsci solo relativamente a questo concetto, e magari ignora pure che fu messo in carcere dai fascisti, ciò che non stupisce affatto è che questo progetto, forse caso unico nella storia del governo Meloni, stia funzionando veramente, proprio perché la tanto odiata “egemonia culturale della sinistra”, era già ormai ridotta a “rafaniellismo con la kefiah”, cioè cultura di, mettiamola giù così, centrodestra, col piglio rivoluzionario “mannoiano” (si, riferito alla cantante annoiante che ama i “terroni” e predilige le rivoluzioni fatte con “gentilezza”). Cioè era già di fatto in tutto e per tutto moderatamente di destra, e quindi spostarla ancora un po’ di più non era, e non è di fatto, impresa sovrumana. Ma torniamo a Sanremo. È davvero possibile che tutte le sisse che postano su boomerbook tre volte al giorno con una media di un like se va bene e zero commenti, e tutti i maître à penser dello stesso social che risultano opinionisti su ogni possibile topic trend primo in classifica, non si rendano mai conto di come e perché fu creato Sanremo (al di là di far tornare in Italia i capitali giocati al casinò di Montecarlo)? Quando il grandissimo musicologo Alan Lomax, già celebre per essere riuscito a far storicizzare (ma anche museizzare) il blues americano, venne in Italia, scoprì una cosa incredibile: la vastità e ricchezza della “musica popolare” italiana. Ogni regione aveva stili diversi di canto, di musica e perfino di ballo. Un patrimonio unico vastissimamente superiore a quello di ogni altro paese europeo. Propose quindi alla Rai di realizzare la versione italiana della Libreria del Congresso americano, cioè studiare catalogare e diffondere questa ricchezza di generi, e trasmetterla appunto in televisione. Gli fu risposto dagli allora dirigenti Rai che per quanto riguardava la “musica” avevano già un progetto: creare la versione italiana dell’americanissimo Tin Pan Alley, cioè di fatto della versione americana bianca e anestetizzata delle arie dell’operetta italo/austriaca, genere già di per sé anestetizzato e alleggerito rispetto alla musica lirica, in cui l’Italia ha eccelso per secoli, al punto che perfino Mozart compose su libretti con testi da cantarsi in italiano. Come avrete capito, il resto è storia.

Della proposta di Lomax non se ne fece nulla, e la Rai lanciò l’anestetico canoro italiano, brutta copia della brutta copia americana, di un brutto originale italiano. Quando si dice essere succubi, genuflessi. Si, avete capito bene, quel progetto era appunto il Festival di Sanremo della “canzone italiana”. Quindi solo se si vuole fare sociologia preistorica, avrà senso andare a verificare chi partecipò e chi vinse a Sanremo nel 1968, quando l’Italia uscì dall’eterna adolescenza. O verificare chi ci fosse e chi vincesse durante il periodo della lotta armata (gli anni di piombo, ma da tutte le tre parti) quando sognare “l’abbattimento dello stato borghese” e “la rivoluzione” era un piccolo picciolino almeno concepibile… Ma oggi, nel 2026, in cui quattordici partiti comunisti (quattordici! - compresi uno dichiaratamente rossobruno nazibolscevico e uno dichiaratamente trotzkista, odiato da tutti gli altri, nazbol rossobruni compresi, che comunque si detestano poi tutti vicendevolmente insieme) rischiano di rimanere dietro a Vannacci, possibile che non si riesca a capire che Sanremo è sempre stato la perfetta arma di distrazione di massa, da parte di tutti i governi che hanno messo le mani sulla Rai lottizzata, e che dovevano coprire inazioni e malefatte? Davvero qualcuno poteva pensare che vincessero Levante o Brancale, portatrici comunque della stessa monnezza nazionalpopolare melodica italiana (ricorda Tin Pan Alley) che ci copia pure la novella trad-wife americana convertita al matrimonio, Taylor Swift, popstar più famosa (e ricca) del mondo? Invece a quattro giorni della fine del festival ancora si discute di quando queste e mille altre (i gusti, si sa, sono non disputandum) fossero “infinitamente meglio e più “meritorie” di vincere? A Sanremo? Certo, sempre Levante e Brancale cantano meglio di Sal Da Vinci, Fulminacci può sembrare più “autentico” (la parola magica, in questa precisa contingenza storica), e Ditonellapiaga più giovanilmente trendy (e non cringe), ma sempre della solita melassa nazionalpopolare stiamo parlando.

Davvero serve ripetere ancora una volta che a Sanremo a nessuno frega nulla delle canzoni, ma piuttosto dei look e dei pettegolezzi, e che un festival di qualità non è concepibile per il semplice motivo che la sua “cifra stilistica”, ma soprattutto la sua funzione sociopolitica è quella di anestetizzare il popolino, e mantenerlo nell’alveo del Controllo Sociale e dei falsi buoni sentimenti, cosa che fa comodo a qualunque governo di qualunque colore? Tanti si indignano anche per le battute piatte da seienne, per le sviolinate patetiche e appunto nazional-popolarmente sentimentali, da lacrimuccia momentanea all’angolo dell’occhio. Ma non è sempre stato così? Certo che è stato sempre così. E lo sanno tutti perfettamente, ma lo “sdegno da salotto” è uno dei vizi sportivi italiani che ci portò al ventennio fascista, e al mantenimento dello status quo nello specifico sanremese, e l’essere esperti tuttologi nell’argomento del giorno è l’altro? Quindi tutti gli indignados che avrebbe dovuto vincere XXX (Giorgia nell’edizione precedente) continuano a ignorare che non ha la minima importanza chi abbia vinto che so, 5 anni fa, e non mi sembra che Diodato sia diventato chissà quale star. Vi ricordate una canzone di Mengoni o di Olly?

Sal da vinci 1
Il vincitore del Festival Sal Da Vinci ANSA

Bene, Sal da Vinci invece lo ricorderete. Era quello che meritava di trionfare sin dal giorno uno. Perché aderiva perfettamente al programma di Restaurazione Culturale (e arma di distrazione di massa pure, ovvio) del governo Meloni. Il testo è un colpo di genio perfetto: l’apologia dell’amore, eterno e inossidabile, e della sua summa, il matrimonio. La musica è altrettanto geniale, con pause e stacchi trascinantissimi e un tiro della Madonna (non la Ciccone, ovviamente) di ispirazione ROCK, nel senso in cui lo definisce Celentano, ma anche la musica preferita dei pensionati europei eterosessuali matrimoniati, in vacanza a Tenerife. Un pezzo che neanche Boncompagni quando componeva per Raffaella Carrà avrebbe potuto concepire. Quindi rassegnatevi gente, Sal Da Vinci camperà di royalties Siae anche dovesse smettere di cantare domattina (anche perché la Siae purtroppo non verrà abolita tanto presto, visto quando vergognosamente -e illegalmente- fattura ancora), e questa canzone ve la beccherete a ogni matrimonio, ad ogni festa di paese, ad ogni festa da ballo di amici & parenti, e in ogni villaggio vacanze, o ballo per orchestra alle 8 di sera nelle pensioni di ex Ricchione). E la canteranno e balleranno tutte le vostre madri, nonne, zie e quant’altro, soprattutto se diversamente sposate (“zitella” è un termine non permesso dal woke), e anche molti uomini gai (nel senso che gli piace divertirsi, i militanti rivendicatamene froci la giustamente detesteranno) e etero-basici cisgender sottomessi alle mogli, i cripto Incel e chissà chi altri. Per non parlare di tutto l’ambiente neomelodico di dominio mafioso, anche gestito da italiani all’estero.

Quindi anche se la Meloni in quasi quattro anni di governo non ne ha imbroccata una, e ha dimostrato di avere la rosa di ministri più improponibili della storia della Repubblica Italiana, con Sanremo ha fatto invece il colpaccio. Sancire definitivamente la realizzazione della “Egemonia Culturale di Destra” utilizzando lo strumento perfetto, concepito e creato appunto per l’anestetizzazione culturale del popolo italico. Finalmente basta finocchie vere o finte, basta tiepide impersonificazioni Lgbt da personaggi totalmente etero-normativi che “fottevano” culturalmente i gai (sempre loro) più ingenui e spoliticizzati. Basta baci gay. Sì certo, uno è scappato, non previsto in scaletta, da parte di Levante, che le aveva provate tutte per riuscire a vincere, a partire dalla presa di posizione anti-sionista acchiappalike, strizzando l’occhietto all’audience pro-Pal e agli odiatori su ordine di San Pietroburgo (il palazzo della propaganda creato dal capo della nazistissima Wagner), facendo balenare che dovesse esser proprio lei a rappresentare l’Italia all’Eurofestival. Ma il progetto Dio, Patria e Famiglia ha funzionato, nel festival già annunciato come cristiano e Restauratore dei buoni vecchi cari valori dell’Italietta di una volta, insomma quella meravigliosamente illustrata da Claudio Lolli in “Borghesia”, e che viene attraversata da un brivido furtivo con alternativamente Sandokan e Irina Shaik, e la lacrimuccia sulla performance dedicata a Cras Montana, o al rituale messaggio lanciato “contro le guerre. Tutte”, che siamo abituatæ a vedere ogni anno, siano pensionate militanti o bambini sofferenti. A proposito di Eurovision, qualche ultima parola è di dovere. Il grande terrore delle sisse tuttologhe di Boomerbook è quella di “venir rappresentati da Sal da Vinci”, anche qui dimenticando che l’Eurovision è la sagra del cattivo gusto, di una (quella sì) irrilevanza culturale europea, e del pattume Spettacolare, salvo rari casi. Quindi non faremo nessuna brutta figura, anzi. Il rischio è che, tradotta, la canzone di Da Vinci diventi un tormentone per le trad-wife di mezza Europa, a partire dall’Ungheria di Orban, se ci sarà ancora (Orban).

L’Inghilterra certo se la gioca più intelligentemente, immensamente più intelligentemente. Loro presenteranno LOOK MUMMY NO COMPUTER (come dire “guarda mamma vado in bicicletta senza mani”, ma riferito alla pessima odierna abitudine di creare musica solo sul laptop, “hits” sanremesi comprese), un fantastico jester che inventa strumenti musicali con qualunque cosa, e che ha recentemente costruito un Synth da 1000 oscillatori (in un synth usualmente ce ne sono due o tre, in un rack modulare un po’ di più, ma 1000 è davvero una cosa clamorosa). Certo io sono di parte, ho due droni noisebox suoi costruiti a mano da lui stesso, forse in copia unica, che ho pagato meno di 90 euro, e Sam ama lavorare nell’underground, e fare cose pazzescamente creative. Ma è proprio qui il punto. L’UK, patria di una buona fetta che rimarrà nella storia della “II Classical Music” punta sullo Spettacolo, si, ma geniale e creativo, noi sulla “tradizione”, che cosa c’e di strano? Loro sono la patria di Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd & Kylie Minogue (sì poi certo io preferisco, che so Hawkwind, CR@SS, Discharge, e Motorhead, ma è per rendere l’idea), noi siamo i creatori del melodico italiano e dei cantautori noiosi (la Mannoia è solo un interprete, e già fa danni a sufficienza). Che se non fosse stato per l’arrivo del finto rap per ragazzine dai 6 ai 14, e per la finta trap, sarebbero ancora in cima alle classifiche con le compilation immancabili dei Queen, e le compilation annuali successive al Festivalbar. Quindi tutto torna, come sempre, e con Sal da Vinci, e come primo paese dell’Europa che conta & canta, ad avere un governo che rappresenta la nostalgia del ventennio tra le due guerre, faremo comunque la nostra porca figura, dimostrando di essere quello che sempre siamo stati. Il Paese dei mammoni, ma soprattutto quello che ha inventato le tre grandi eccellenze italiane. Il Fascismo, il Cattolicesimo e la Mafia. Tutti e tre ben racchiusi in eguali percentuali nella splendidamente furba e ballabilissima immorale canzone di Sal da Vinci. Tutto torna, onore alla Meloni! E adesso possiamo passare a tuttologizzare sulla Terza Guerra Mondiale e le bambine uccise, che poi, mettere una scuola di fianco a una base militare è già di per sé un atto criminale!

More

Le femministe indignate per la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo: “Se non sarà per sempre sì, sei autorizzato ad ucciderla?”. No, non è uno scherzo. Il meme che diventa realtà

di Marika Costarelli

le indignate

Le femministe indignate per la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo: “Se non sarà per sempre sì, sei autorizzato ad ucciderla?”. No, non è uno scherzo. Il meme che diventa realtà

Volano a Dubai per non pagare le tasse, poi put*ane, influencer e fuffa-guru invocano i voli di Stato. E per gli animali domestici invece chiedono l’eutanasia

di Michele Larosa Michele Larosa

opinioni

Volano a Dubai per non pagare le tasse, poi put*ane, influencer e fuffa-guru invocano i voli di Stato. E per gli animali domestici invece chiedono l’eutanasia

Aldo Cazzullo asfalta Sal Da Vinci dopo Sanremo: “Per sempre sì? Potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra o di una canzone di Checco Zalone”

di Marika Costarelli

critiche

Aldo Cazzullo asfalta Sal Da Vinci dopo Sanremo: “Per sempre sì? Potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra o di una canzone di Checco Zalone”

Tag

  • Musica
  • Sanremo
  • guerra
  • Iran

Top Stories

  • Dio protegga Alberto Angela, visto che la Rai non lo fa. La puntata in piano sequenza su Versailles è una dimostrazione di talento, cultura e spiega al governo cos’è la vera tradizione

    di Riccardo Canaletti

    Dio protegga Alberto Angela, visto che la Rai non lo fa. La puntata in piano sequenza su Versailles è una dimostrazione di talento, cultura e spiega al governo cos’è la vera tradizione
  • Nino Frassica asfalta Valeria Marini dopo l’imitazione a Sanremo: lei pretende delle scuse ma lui le ricorda quando rideva in diretta a “Che tempo che fa”

    di Marika Costarelli

    Nino Frassica asfalta Valeria Marini dopo l’imitazione a Sanremo: lei pretende delle scuse ma lui le ricorda quando rideva in diretta a “Che tempo che fa”
  • Aldo Grasso asfalta Stefano De Martino: “Un animatore per feste a domicilio. Il suo è il più grande salto di carriera fatto in Rai”

    di Irene Natali

    Aldo Grasso asfalta Stefano De Martino: “Un animatore per feste a domicilio. Il suo è il più grande salto di carriera fatto in Rai”
  • Le femministe indignate per la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo: “Se non sarà per sempre sì, sei autorizzato ad ucciderla?”. No, non è uno scherzo. Il meme che diventa realtà

    di Marika Costarelli

    Le femministe indignate per la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo: “Se non sarà per sempre sì, sei autorizzato ad ucciderla?”. No, non è uno scherzo. Il meme che diventa realtà
  • Che figura di mer*a! La Rai aveva licenziato il caporedattore di Rai Sport per un’email ma ora deve sborsare 200 mila euro perché fu una decisione illegittima

    di Irene Natali

    Che figura di mer*a! La Rai aveva licenziato il caporedattore di Rai Sport per un’email ma ora deve sborsare 200 mila euro perché fu una decisione illegittima
  • Il figlio di Riccardo Muti finisce nella guerra contro Beatrice Venezi al Teatro La Fenice. La bomba degli orchestrali: “90 mila euro per tre anni”. E poi quello strano contratto tra Fondazione e un’altra agenzia (indovinate di chi?)

    di Riccardo Canaletti

    Il figlio di Riccardo Muti finisce nella guerra contro Beatrice Venezi al Teatro La Fenice. La bomba degli orchestrali: “90 mila euro per tre anni”. E poi quello strano contratto tra Fondazione e un’altra agenzia (indovinate di chi?)

di Helena Velena Helena Velena

Foto:

Ansa

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]

Next

Beatrice Venezi, quello che avevamo scoperto e ora è ufficiale (e l’orchestra insorge)

di Riccardo Canaletti

Beatrice Venezi, quello che avevamo scoperto e ora è ufficiale (e l’orchestra insorge)
Next Next

Beatrice Venezi, quello che avevamo scoperto e ora è ufficiale...

  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy