Già da un po’ Juli non vuole essere più solo il producer di Olly. Da diversi mesi, il produttore - al secolo Julien Boverod - lavora a fianco di grossi nomi della musica italiana, Emma tra tutti. E nel suo primo album da producer famoso, infatti, non manca chi in lui ha sempre creduto. Con Balorda nostalgia Juli ha contribuito alla vittoria di Olly al Festival di Sanremo 2025 e, nell’album del cantante, le sue produzioni sembrano ormai essere parte dell’identità artistica del progetto. Ma Juli, da tempo, è pronto a “staccarsi” da Olly. Dopo aver prodotto per Emma Brutta storia e il feat con Rkomi, Vacci piano (insieme a Katoo e Tredici Pietro), il producer lancia un album che lo vede collaborare con i migliori artisti della scena pop del momento. Possiamo dire che gli piace vincere facile?
Se vi aspettate un manifesto di rivoluzione, cambiate disco. Perché quello di Juli è un disco che segue un fil rouge ben preciso: quello del romanticismo. E sapete che c’é? Non per forza per fare buona musica bisogna essere rivoluzionari, soprattutto se si tratta del primo disco “da producer famoso”, che serve più a posizionarsi che altro. Solito cinema è un disco di presentazione, aspettarsi suoni sperimentali sarebbe stupido. Quello che conta è metterci la propria essenza con un pizzico di originalità. Riuscire a fare questo in un disco romantico non è un’impresa da poco. Per quanto possa apparire una scelta facile (e sicuramente in buona parte lo è), fare canzoni d’amore in Italia ultimamente, in realtà, è un rischio, perché tutti si aspettano la trasgressione. Riuscire a fare un bel disco puntando su concetti semplici è complicato nell’attuale contesto musicale.
E Solito cinema è un album da fischiettare, da cantare in macchina coi finestrini aperti ma senza spingere troppo la voce, con quella leggerezza primaverile e il sole alto che fa da sfondo. Certo, non è un album che rimane o che viene voglia di ascoltare una seconda volta. È un album che serve a Juli come “consacrazione ufficiale”. Un modo per dire: io esisto come entità a se stante, anche senza Olly. Juli ha 27 anni e un’evidente passione per la musica leggera italiana. La sua non è musica da adrenalina e non mira a far ballare. E la scelta degli artisti inseriti nella tracklist lo conferma.
La prima traccia è la vera (e forse l’unica) sorpresa. A partire del primo nome: Fabio Concato, una scelta insolita per un giovane produttore e sicuramente un nome lontano dalle tendenze. Voilà già dalle prime note pare voler accogliere la voce di Olly, il marchio è ancora vivo. Ma quando Concato inizia a cantare si ha l’impressione di essere immersi in un mood anni ‘80, quando il cantautore era all’apice del suo successo. Juli ci riporta indietro nel tempo, si “invecchia” per ringiovanire Concato e il risultato è un brano romantico ed efficace; un ottimo compromesso tra “vecchio e nuovo”. Nota di merito per la voce di Concato che, invece, non è invecchiata affatto e ci ricorda cosa significhi cantare davvero. È con questo primo brano del disco che arriva chiaramente il messaggio: Juli non vuole più solo essere il producer meteora, vuole piantare le sue radici e creare qualcosa che rimanga nella musica italiana, ma forse questo discorso troverà coerenza con il prossimo disco. Per ora si gioca a un livello facile.
Che poi chissene frega è il titolo della seconda traccia, con Tommaso Paradiso. Si intuisce sin dalle prime battute che Juli ha una grande capacità: quella di riuscire a “cucire” la produzione sul cantante che ha davanti. Il brano sembra esattamente un brano di Paradiso, anzi, sembra un vecchio brano dei TheGiornalisti (che è anche meglio). Se c’è qualcosa per cui possiamo ringraziare Juli, è averci riportato indietro la band. Perché, ultimamente, Paradiso da solo non è poi così idilliaco.
Passatempo è il titolo della terza traccia, Fulminacci il protagonista. Ecco, quando dicevamo che questo è un disco da ascoltare in macchina mentre il sole primaverile splende alto, questa è proprio la traccia simbolo di questa immagine. Un brano discreto, senza pretese. Fulminacci in questo disco ci sta bene come il parmigiano sulla pasta al sugo. Siamo in totale comfort zone.
Bresh con Serenamente è il giusto proseguimento del brano precedente: il mood da primavera coi finestrini abbassati prosegue. Anche Bresh fa parte di quella schiera di artisti che “vestito” da Juli ne esce valorizzato, questo va detto.
Franco 126 potrebbe cantare anche senza produzione sotto, quindi commentare Maledizione quasi non vale. Dove sta qui il merito di Juli, quindi? Nello switch tra il sound delle strofe e quello del ritornello: il brano è ben “riempito” di strumenti e il sax completa il quadro rendendo il pezzo efficace.
Non solo Concato, anche Biagio Antonacci tra i nomi storici della musica leggera italiana. La produzione di L'ultima canzone strizza chiaramente l’occhio a Sognami, vecchia hit di Antonacci: qui Juli gioca ancora in casa. Coinvolgere l’artista nel disco è un modo ulteriore di ampliare gli ascoltatori: dagli anni ‘80 di Concato agli anni ‘90/2000 di Antonacci.
Esiste per caso un disco dove non ci sia Coez? E, infatti, la traccia seguente è proprio la sua. A questo punto del disco ci si inizia a stancare di questa overdose di pop romantico. Su Quelli come me non c’è davvero molto da dire. È un disco romantico e c’è Coez: lo stupore non è contemplato.
Menomale che dopo arriva una strumentale, finalmente. Perché finora a Juli è piaciuto vincere facile. Se fai un disco con artisti che hanno fanbase molto attive, è chiaro che il disco piacerà perché sarà in grado di coinvolgere una fetta di pubblico più vasta, ma se ci metti la strumentale è lì che dimostri chi sei. Vertigine sì, è un brano da riascoltare. Un crescendo di emozioni da spararsi negli auricolari in quei momenti in cui la vita ti trascina e tu non capisci cosa diavolo stia succedendo. È qui che Juli si impone davvero. È qui che lo vediamo “nudo”. Forse nel disco ci volevano più tracce così, sarebbe stato rischioso e sicuramente avrebbe ottenuto meno ascolti, ma era un salto che andava fatto per azzittire chi lo guarda ancora con scetticismo.
Ma il disco non perde il mordente con la traccia successiva, che è un remix di Brutta storia in versione acustica. A fianco a Juli e Emma c’è la voce angelica d’Italia: Elisa. Lei mette d’accordo tutti, cosa le vuoi dire ad Elisa? La bellezza di questo brano, però, sta nelle voci miscelate di lei e Emma. L’artista salentina ha deciso di farci venire la pelle d’oca con delle doppie voci che non temono la “concorrenza” della collega e amica. Il sound è coinvolgente e, nonostante si tratti di un brano edito, risulta il più riuscito del disco, quello che davvero rimane. Le voci di Emma ed Elisa si rincorrono in una sorta di esercizio vocale e per Juli riuscire a stargli dietro non dev’essere stato facile. Ma a sentire il brano possiamo confermarlo: sfida superata.
Noi, disillusi è il brano in cui il producer accompagna Enrico Nigiotti. Una traccia minimale che funziona, ma non suscita particolari riflessioni. Perfettamente inserita in un disco tiepido.
La penultima traccia del disco è Qui piangono tutti con Tredici Pietro. Ve ne siete accorti, no? Che Pietro Morandi non è un rapper? Ok, le etichette non contano ma, dal momento che il suo nome viene ancora associato al mondo urban, è giusto fare chiarezza. Ed è proprio lui a farla con questo ennesimo brano melodico. Funziona? Inserito nell’album sì.
E l’ultima traccia non poteva che essere quella che chiude il cerchio. Perché sì, Juli è Juli anche senza Olly, ma alla fine “si torna sempre dove si è stati bene”. Che poi Juli da lì non se n’è mai andato davvero. Chiudere il disco con Olly era dovuto. Su Cantilene non c’è molto da dire. Il brano è la celebrazione di un successo, di come è iniziato e con chi. È più un brano simbolico, che sintetizza il disco che altro. Sembra più un omaggio al duo.
Se dovessimo descrivere in poche parole cos’è Solito cinema, diremmo: un perfetto disco pop senza sorprese (fatta eccezione per la parte centrale). A stupire è la prima traccia con Concato, la strumentale e il remix di Brutta storia con Emma ed Elisa, per il resto il disco resta tiepido e ci vuole dire chiaramente che Juli è bravo in quello che fa, ma sta ancora "nel suo". Come primo disco da famoso va bene, promosso con la sufficienza. Adesso, però, ci aspettiamo che nel prossimo Juli molli le amicizie ed esca fuori dalla comfort zone, perché anche facendo pop si può fare la rivoluzione, ma per farla bisogna essere coraggiosi.