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14 dicembre 2020

Spotify, Francesco Baccini:
“Musicisti pagati una miseria,
staccatevi dalle etichette”

  • di Gianmarco Aimi Gianmarco Aimi

14 dicembre 2020

A ogni ascolto sulla piattaforma il suo creatore è pagato solo 0,003 dollari. E così il cantautore Francesco Baccini, da anni tornato indipendente, ha consigliato ai colleghi di tornare ad autoprodursi: “Negli ultimi 5 anni ho guadagnato il triplo”
Spotify, Francesco Baccini: “Musicisti pagati una miseria, staccatevi dalle etichette”

Stanno iniziando a far discutere i numeri emersi negli ultimi giorni relativi a Spotify e a quanto il colosso dello streaming musicale restituisce agli autori. Pochissimo, a quanto pare. A ogni ascolto sulla piattaforma, infatti, il suo creatore riceve solo 0,003 dollari, a fronte di 320 milioni di utenti iscritti alla piattaforma dei quali 144 milioni Premium. Ma i ricavi non sono per nulla bassi, anzi, come ha spiegato la managing director italiana – e del Sud Europa – Federica Tremolada: “Spotify non paga gli artisti direttamente ma chi li rappresenta, ovvero le etichette discografiche che hanno un accordo con noi. A oggi abbiamo condiviso 19,1 miliardi di dollari con l’industria musicale. E quest’ultima ha tutti gli strumenti per poter rendicontare”.

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Francesco Baccini

In pratica, questa cifra arriva nelle casse delle etichette musicali che, a quanto pare, poi la redistribuiscono con il contagocce. Tra i più critici da anni verso questo sistema, il cantautore Francesco Baccini, che ha commentato così le ultime notizie circolate in questi giorni: “Per i musicisti  guadagnare soldi con la musica non è così semplice, basta vedere quanto prende un musicista da Spotify, cioè lo 0,003 per cento ad ogni ascolto. Una cifra a dir poco ridicola, mentre i soldi se li son messi in tasca quelli delle etichette. Niente di nuovo, noi artisti non siamo una categoria e siamo sempre stati tutti divisi. Io da anni ho mandato a quel paese manager, etichette e quant’altro, mi gestisco da solo e, Covid a parte, ho guadagnato negli ultimi 5 anni almeno il triplo degli anni precedenti. Poi bisogna mettersi in testa che coi supporti si guadagna veramente poco, a parte qualche fenomeno soprattutto internazionale. Gli unici soldi veri si fanno coi live”.

 

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