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11 luglio 2025

Abbiamo visto il film La città proibita (ora su Netflix), ma com’è? Grazie a Dio, in Italia abbiamo Gabriele Mainetti. Ecco perché dovreste recuperarlo: per ricordarvi quanto può essere bello il nostro cinema

  • di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

11 luglio 2025

Dopo Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out, arriva un mix tra amatriciana, ramen e tanto Tarantino, che racconta una Roma diversa, una città nuova, vissuta da tutti e da nessuno. Un’esperienza incredibile e finalmente una grande idea di cinema che è tutta nostra e di Gabriele Mainetti. Ecco perché La città proibita andava visto. Subito. In sala. Ma ora che è su Netflix, vale davvero la pena recuperarlo, se volete capire fin dove può arrivare il nostro cinema
Abbiamo visto il film La città proibita (ora su Netflix), ma com’è? Grazie a Dio, in Italia abbiamo Gabriele Mainetti. Ecco perché dovreste recuperarlo: per ricordarvi quanto può essere bello il nostro cinema

Si potrebbe iniziare la recensione de La città proibita così: è una figata pazzesca. E chiuderla con: vedetelo su Netflix subito. Forse basterebbe a far capire l'urgenza di chiudersi in casa, premere play. Ma in una settima arte nazionale che si mostra opaca e mai realmente sovversiva, dove le uniche vere scoperte arrivano da un cinema emergente (qui la nostra rubrica), capaci quantomeno di farci immaginare un futuro tra le proprie immagini, Gabriele Mainetti è invece una delle poche certezze che abbiamo, e per questo, il film che ha fatto va anche spiegato. Lo chiamavano Jeeg Robot, Freaks Out, La città probita. Come quando la sabbia, ancora umida e bagnata dall’acqua che si scalda sotto i primi raggi di sole dopo una notte buia, ci accarezza la pelle. Questo è ciò che avevamo provato noi, seduti su una poltrona di un qualsiasi multisala a Roma, dopo meno di mezz’ora dall’inizio del terzo film del regista. Ora che il film è su Netflix, è tutto un po' diverso, ma la dimensione sacra e profana, reale e magica dei suoi film vive comunque. Tutto si contorce, tutto ci piace, tutto si accende. Anche il cinema nella nostra testa. La città proibita è una storia di conferme e di tradimenti, di stereotipi ribaltati e di una Roma che non è più quella che ci raccontano da decenni e ha rotto le scatole. È sporca, vissuta, verace, familiare. Qui la Capitale è vista da un ragazzo e convive con le sue diversità - mica tanto facili da gestire - e la libertà, gli acciacchi, i turisti impazziti. 

la città proibita
Enrico Borello e Yaxi Liu

In La città proibita troviamo Marcello (Enrico Borello), che gestisce un ristorante storico all’Esquilino insieme a sua madre Lorena (Sabrina Ferilli), e Mei (Yaxi Liu), arrivata dalla Cina alla ricerca di sua sorella. La Roma di Mainetti è spaccata in due: da un lato domina Annibale (Marco Giallini), dall’altro Mr Wang (Chunyu Shanshan). E poi c’è l’amore. Perché La città proibita è anche una promessa tra due ragazzi che si trovano nel mezzo di una disgrazia e gridano vendetta mentre va tutto male. Anche quando tutto fa schifo, basta un attimo per ricordarsi cosa significa essere qui. Uscire di casa, salire su un motorino e guardarla, Roma. Percorrere strade dimenticate e poi, all’improvviso, ritrovarsi davanti al Colosseo o ai Fori, quei luoghi che Marcello, pur vivendo a Monti, quasi non ricordava più. Eppure, quando la morsa del male si stringe, c’è sempre Roma lì fuori che ci aspetta per lenirlo, questo maledetto dolore. Insomma, tra scazzottate e passi di kung fu, Marcello e Mei, lei, la Kill Bill dell'Esquilino, lui, lo chef curioso e sensibile, La città proibita è il film che dovete assolutamente vedere. E il cinema di Mainetti è quello che speriamo ci farà risorgere.

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