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16 marzo 2021

Un supermercato
salva La Scala di Milano.
Esselunga investe 6 milioni di euro

  • di Marco Ciotola Marco Ciotola

16 marzo 2021

Il colosso della grande distribuzione che fa capo alla famiglia Caprotti entra con 6 milioni di euro tra i soci permanenti del teatro alla Scala. Ecco come un supermercato storicamente in lotta con la sinistra italiana salverà la cultura del Belpaese
Un supermercato salva La Scala di Milano. Esselunga investe 6 milioni di euro

Con l’annuncio di ieri nel corso del Consiglio d’Amministrazione del teatro, è ormai certo l’ingresso di Esselunga tra i soci permanenti della Scala. 6 milioni di euro in entrata e un’altra vera e propria boccata d’ossigeno per uno dei simboli della cultura italiana, con l’acqua alla gola causa covid e conseguenti chiusure che ormai persistono da quasi un anno.

È stato il Sovrintendente e Direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano, Dominique Meyer, a dare l’annuncio, che manca solo di un’ufficialità pronta ad arrivare dal vertice tra i soci previsto per la prossima settimana. Ma si tratta di una mera formalità che consente, nell’attesa, di rivedere già conti e programmi del principale teatro d’opera d’Italia e per molti d’Europa, vero simbolo culturale su scala globale che ora l’Esselunga si appresta a mettere in salvo.

Quell’Esselunga dei Caprotti, di Bernardo in primis e ora, dopo la sua scomparsa, passata a Marina Sylvia Caprotti e la madre Giuliana Albera Caprotti, già socie al 70% e divenute proprietarie del 100% della holding Supermarket Italiani ad aprile dello scorso anno.

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Bernardo Caprotti

Quello stesso Bernardo che narrò esplicitamente nel suo libro – Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani, Marsilio, 2007 – di aver storicamente lottato contro le resistenze delle “regioni rosse” all'espansione del suo gruppo di supermercati, accusando le Coop locali di essere politicizzate e di aver commesso gravi illeciti.

Nello specifico, Caprotti puntò il dito contro le agevolazioni fiscali riservate solo grazie a stretti legami con il centrosinistra locale, il tutto ad ostacolo dell’espansione di Esselunga. Un libro che portò a diverse querele (tutte concluse con l’assoluzione per Esselunga e Marsilio) e che vide persino il ritiro dal mercato per un certo periodo.

Ora quella stessa famiglia si pone ai vertici di un rilancio post-Coronavirus del teatro più prestigioso d’Italia, che proprio Meyer ha annunciato in procinto di avviare un piano green e una rivoluzione tecnologica per agevolare il pubblico, intercettare i cambiamenti tecnologici incorsi negli ultimi anni e al contempo tagliare diverse voci di costo divenute inutili.

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