Il Concertone del Primo Maggio quest’anno ha confermato la sua dipartita: da luogo di ribellione e rivoluzione, è diventato il covo di chi asseconda i grandi poteri. Lo stesso si può dire ormai da tempo di Battiti Live e Tim Summer Hits, brutte copie del compianto Festivalbar. Il Festival di Sanremo tiene ancora le redini della musica live e non di certo per originalità e qualità, o almeno non necessariamente. Ma rimane ancora il festival musicale più amato e seguito dagli italiani. Proprio per questo, però, Sanremo è ormai una meta, quasi mai un trampolino di lancio. Il vero trampolino è, invece, il Mi Ami Festival, giunto al suo ventesimo anno di nascita.
Quest’anno si è tenuto all’Idroscalo di Milano dal 21 al 24 maggio e gli artisti che si sono esibiti su quel palco non sono parte della solita lista della musica mainstream pompata dai digital store e dalle classifiche, ma artisti che qualcosa da dire ce l’hanno eccome, con un piglio originale e senza l’uso dell’autotune.
Lo scorso anno, proprio da questo palco, è stato pescato Sayf, ora rapper pluripremiato, soprattutto dopo essere passato dal palco dell’Ariston ed essersi portato a casa la medaglia d’argento.
E a conferma del fatto che il Mi Ami Festival sia il palco più figo da cui lasciarsi ispirare, arriva la presenza di Stefano De Martino, avvistato sotto cassa all’Idroscalo, probabilmente per fare scouting, vista la futura conduzione del Festival di Sanremo e il ruolo da direttore artistico.
E noi di MOW vi diremo di più. Al Mi Ami abbiamo assistito a diverse esibizioni, ma alcune più delle altre hanno destato la nostra attenzione. Tra questi: Cosmo, Motta, Mecna e, quella che pensiamo possa essere la prossima killer del Festival di Sanremo.
Cosmo, che è il punto in cui la provincia italiana incontra il club europeo alle cinque del mattino, quando l’euforia finisce e restano solo verità difficili da dire da sobri. Sul palco del Mi Ami Festival ha inaugurato il suo Matinée Tour: una nuova modalità di portare la musica elettronica in giro, a un orario insolito - quello mattutino, appunto - e sulla scia del soft clubbing. Non solo la sua musica è pura avanguardia, ma anche il suo immaginario lo è. In Italia non esiste un artista come Cosmo, capace di unire poetica ed elettronica, senza mai ripetersi nei suoi lavori discografici. Live, Cosmo è la perfetta rappresentazione di selvaggio: un rave gentile che trasporta in un’altra dimensione.
Poi, Motta, ha presentato sul palco del Mi Ami Festival un nuovo inedito, per celebrare il decennale del disco La fine dei vent’anni. Sul brano inedito, dice: “Per il momento lo chiameremo Sopravvissuti, ma potrebbe anche cambiare titolo. Ho voglia di presentarvelo”. Un esperimento, lo ha definito. Dimostrando ancora una volta quanto la sua musica riesca ad essere sperimentale e altrettanto capace di unire il pubblico in un grande abbraccio nostalgico.
Ma la magia della musica live al Mi Ami Festival si tinge anche delle barre di Mecna, che ha presentato il suo show AV dentro un cubo, senza band e avvolto da scenografia raffiguranti immagini che evocano le sue canzoni “piovose”: ancora un modo per dirci a chiare lettere che lui non è il solito rapper. Mecna è uno “da backstage”, non troppo social e riservato, ma quando sale su un palco, quel palco diventa il suo e il pubblico rimane incantato dalla sua narrazione malinconica.
Insomma, sul palco del Mi Ami Festival ci sono veri e propri cavalli di razza e noi ne abbiamo citati solo alcuni. Con una fanbase ben consolidata, ma non troppo amici della classifiche e della musica da balletto social.
Ma la vera punta di diamante - secondo noi - è un’artista di cui non si parla ancora abbastanza e che abbiamo ragione di pensare che sarà la prossima “killer” dell’Ariston. O almeno, se Stefano De Martino a occhio lungo e orecchio fino, dovrebbe di certo considerarla nella rosa dei cantanti in gara. Si tratta di Mille. Una cantautrice romana che ha tutta l’aria di essere uscita direttamente dagli anni ‘80. Voce unica e riconoscibile, con sfumature che ricordano Antonello Ruggiero e un sound che rimanda proprio ai Matia Bazar di quel periodo. Mille non è esattamente un’emergente: suona da molti anni e nel 2015 si classifica nona ad X Factor con la band Moosek.
Nel 2020 circa inizia il suo percorso da solista con un volto nuovo e si distingue immediatamente per musica e immaginario: capello riccio rosso e sembianze da dea raffinata. I suoi dischi l’hanno portata live in diversi club d’Italia e, in questi giorni, anche al Mi Ami Festival. Il suo pop contemporaneo si lascia cantare con facilità, soprattutto il brano Qualcosa di stupendo, che ha collezionato milioni di streaming su Spotify. E questo è di certo il brano più sanremese dell’artista, ma nel suo repertorio non mancano le sorprese: una componente emotiva un po’ ruvida, quanto basta per sporcare quel pop convenzionale a cui le nostre orecchie sono abituate, e una scrittura profonda ma al tempo stesso leggera che non appesantisce, in cui non manca la protesta politica.
Con un po’ di intuizione, si può arrivare a presumere che Stefano De Martino al Mi Ami Festival abbia notato proprio lei tra tutti. Mille ha tutte le carte in regola per salire sul palco dell’Ariston e portare quel brio che negli ultimi tempi sembra mancare.
Se davvero il futuro del Festival di Sanremo passa da qui, allora il Mi Ami Festival non è solo un’alternativa, ma una reale dichiarazione d’intenti.
E tra rave gentili, cantautorato che si sporca di verità e pop che non ha paura di non essere perfetto, ci sarà sicuramente il nome dell’artista che salirà sull’Ariston per cambiare il ritmo. Speriamo che Stefano De Martino faccia un buon lavoro e riesca a riportare a Sanremo quella freschezza necessaria che non arriva sempre e solo dai talent.