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21 giugno 2026

Le scuse di Bezzecchi, l’abbraccio e le lacrime col marshall, la solerzia dei commissari e la compostezza di Aprilia: basta favole, torniamo alla MotoGP ora?

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

21 giugno 2026

Il bacio del perdono tra il Bez e il commissario è una bella scena che fa pensare al lieto fine delle favole. Ma alla favola che “la legge è uguale per tutti” fa pensare anche la solerzia punitiva della Race Direction: tempismo perfetto. A Noale, però, non andranno oltre (e fanno bene così)
Le scuse di Bezzecchi, l’abbraccio e le lacrime col marshall, la solerzia dei commissari e la compostezza di Aprilia: basta favole, torniamo alla MotoGP ora?

C’era una volta una favola antica da quasi tutti dimenticata. Cantava così, anni fa, Vasco Rossi in una delle sue canzoni un po’ meno note. Alle favole è venuto da pensarci in questa “domenica lunatica” di MotoGP e per due ragioni: una sarcastica e l’altra relativa al solito, immancabile, lieto fine. Partiamo proprio dal lieto fine, che s’è consumato questa mattina, quando Marco Bezzecchi e il marshal che aveva mandato fuori giri la sua RS-GP dopo la caduta nella Sprint, si sono incontrati. Si sono abbracciati. E si sono pure commossi. Una scena ripresa da lontano e già virale, arrivata dopo le scuse pubbliche dello stesso Bezzecchi. “Vorrei porgere le mie scuse a tutta la comunità della MotoGP per il gesto che ho compiuto nei confronti del marshall a bordo pista - ha scritto il pilota dell’Aprilia - Mi dispiace anche perché so quanti impegni e sacrifici i marshall fanno per garantire la nostra sicurezza. Questi comportamenti non devono accadere e non hanno giustificazioni. Mi scuso con tutti, Aprilia Racing e i miei tifosi”.

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Tutto finito, quindi, e immancabile lieto fine. Almeno tra gli uomini, che poi sono sempre e solo tutto ciò che conta davvero. Alle favole, però, è venuto da pensarci anche con amaro sarcasmo. Anzi, a una favola: quella secondo cui la legge è uguale per tutti. Non lo è. Nemmeno nel motorsport. O, meglio, magari lo è per tutti, ma non lo è per le circostanze, le situazioni, i tempi e la funzionalità. Perché è innegabile che i commissari, questa volta, hanno avuto una solerzia che un pochino puzza di “cogliamo l’occasione”. Sia chiaro, l’occasione Marco Bezzecchi l’ha fornita con un gesto brutto. Evitabilissimo. E in qualche modo pure imperdonabile. Ma la domanda resta: sarebbe andata così con chiunque altro? Sarebbe andata così se Marco Bezzecchi non fosse stato leader del mondiale e non ci fosse la necessità di dare una mano allo spettacolo e a riaprire un mondiale che sembrava andare dritto verso Noale (ricordiamo che Jorge Martìn, pilota Aprilia e secondo nel mondiale, oggi dovrà scontare due long lap penalty)?

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Ognuno risponda secondo coscienza. E, anzi, ognuno volti pagina, visto che è domenica e c’è la MotoGP. Quella MotoGP che conterà sempre più di ogni chiacchiera. Il giusto, ancora una volta, ce l’ha messo Aprilia. Che s’è arrabbiata giustamente col suo pilota e altrettanto giustamente ha presentato un ricorso, puntualmente respinto dai solerti commissari. Le motivazioni? Eccole: “i piloti coinvolti in incidenti possano provare frustrazione, delusione e una forte carica emotiva nell'immediatezza dell'accaduto - si legge nel dispositivo -, tali circostanze non possono giustificare né scusare atti di aggressione fisica nei confronti del personale del circuito nell'esercizio delle proprie funzioni ufficiali. I principi di condotta sportiva impongono a tutti i partecipanti di trattare sempre con rispetto ufficiali di gara, commissari e volontari. Qualsiasi contatto fisico di natura aggressiva nei confronti di un addetto alla sicurezza del circuito costituisce una grave violazione di tali standard e mina quel rapporto di fiducia e rispetto reciproco su cui si fonda la gestione sicura del campionato”.

Tutto, sulla carta, condivisibile. Anche se quelle domande resteranno sempre. La domanda che non resta, invece, è quella su Aprilia che potrebbe presentare un ulteriore ricorso. No, non lo farà e va bene così. Uno perché – se le cose dovessero andare male – la punizione potrebbe rivelarsi ancora più pesante e due perché, a Noale lo sanno benissimo, pure il motorsport è una ruota che gira in cui a contare sarà sempre e solo la pista. Almeno fino a quando a fare lo spettacolo vero saranno i piloti e le motociclette invece degli ingegneri, i “legislatori” e i controllori.

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