C’era una volta una favola antica da quasi tutti dimenticata. Cantava così, anni fa, Vasco Rossi in una delle sue canzoni un po’ meno note. Alle favole è venuto da pensarci in questa “domenica lunatica” di MotoGP e per due ragioni: una sarcastica e l’altra relativa al solito, immancabile, lieto fine. Partiamo proprio dal lieto fine, che s’è consumato questa mattina, quando Marco Bezzecchi e il marshal che aveva mandato fuori giri la sua RS-GP dopo la caduta nella Sprint, si sono incontrati. Si sono abbracciati. E si sono pure commossi. Una scena ripresa da lontano e già virale, arrivata dopo le scuse pubbliche dello stesso Bezzecchi. “Vorrei porgere le mie scuse a tutta la comunità della MotoGP per il gesto che ho compiuto nei confronti del marshall a bordo pista - ha scritto il pilota dell’Aprilia - Mi dispiace anche perché so quanti impegni e sacrifici i marshall fanno per garantire la nostra sicurezza. Questi comportamenti non devono accadere e non hanno giustificazioni. Mi scuso con tutti, Aprilia Racing e i miei tifosi”.
Tutto finito, quindi, e immancabile lieto fine. Almeno tra gli uomini, che poi sono sempre e solo tutto ciò che conta davvero. Alle favole, però, è venuto da pensarci anche con amaro sarcasmo. Anzi, a una favola: quella secondo cui la legge è uguale per tutti. Non lo è. Nemmeno nel motorsport. O, meglio, magari lo è per tutti, ma non lo è per le circostanze, le situazioni, i tempi e la funzionalità. Perché è innegabile che i commissari, questa volta, hanno avuto una solerzia che un pochino puzza di “cogliamo l’occasione”. Sia chiaro, l’occasione Marco Bezzecchi l’ha fornita con un gesto brutto. Evitabilissimo. E in qualche modo pure imperdonabile. Ma la domanda resta: sarebbe andata così con chiunque altro? Sarebbe andata così se Marco Bezzecchi non fosse stato leader del mondiale e non ci fosse la necessità di dare una mano allo spettacolo e a riaprire un mondiale che sembrava andare dritto verso Noale (ricordiamo che Jorge Martìn, pilota Aprilia e secondo nel mondiale, oggi dovrà scontare due long lap penalty)?
Ognuno risponda secondo coscienza. E, anzi, ognuno volti pagina, visto che è domenica e c’è la MotoGP. Quella MotoGP che conterà sempre più di ogni chiacchiera. Il giusto, ancora una volta, ce l’ha messo Aprilia. Che s’è arrabbiata giustamente col suo pilota e altrettanto giustamente ha presentato un ricorso, puntualmente respinto dai solerti commissari. Le motivazioni? Eccole: “i piloti coinvolti in incidenti possano provare frustrazione, delusione e una forte carica emotiva nell'immediatezza dell'accaduto - si legge nel dispositivo -, tali circostanze non possono giustificare né scusare atti di aggressione fisica nei confronti del personale del circuito nell'esercizio delle proprie funzioni ufficiali. I principi di condotta sportiva impongono a tutti i partecipanti di trattare sempre con rispetto ufficiali di gara, commissari e volontari. Qualsiasi contatto fisico di natura aggressiva nei confronti di un addetto alla sicurezza del circuito costituisce una grave violazione di tali standard e mina quel rapporto di fiducia e rispetto reciproco su cui si fonda la gestione sicura del campionato”.
Tutto, sulla carta, condivisibile. Anche se quelle domande resteranno sempre. La domanda che non resta, invece, è quella su Aprilia che potrebbe presentare un ulteriore ricorso. No, non lo farà e va bene così. Uno perché – se le cose dovessero andare male – la punizione potrebbe rivelarsi ancora più pesante e due perché, a Noale lo sanno benissimo, pure il motorsport è una ruota che gira in cui a contare sarà sempre e solo la pista. Almeno fino a quando a fare lo spettacolo vero saranno i piloti e le motociclette invece degli ingegneri, i “legislatori” e i controllori.