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12 giugno 2021

Alfredino, 40 anni dalla tragedia.
Vittorio Feltri: «Soccorsi inadeguati,
gli chiedo perdono»

  • di Redazione MOW Redazione MOW

12 giugno 2021

«So che i soccorsi sono stati inadeguati. Che nessuno ha fatto tutto il proprio dovere, che il nostro Paese è sempre impreparato nell’emergenza. E io in nome dell’Italia ti chiedo perdono». Così Vittorio Feltri in un lungo editoriale su Libero, nel quale ha ripercorso i drammatici momenti dei tentativi di recupero del bambino di 6 anni che nel 1981 cadde in un pozzo artesiano perdendo la vita
Alfredino, 40 anni dalla tragedia. Vittorio Feltri: «Soccorsi inadeguati, gli chiedo perdono»

Sono trascorsi 40 anni da quando a Vermicino, vicino a Roma, morì Alfredino Rampi, 6 anni, caduto in un pozzo artesiano. Era il 10 giugno del 1981, quando il papà del piccolo chiamò allarmato la polizia perché il figlio non era tornato a casa. Per salvarlo venne tentato di tutto, la Rai seguì il caso con una diretta lunga 18 ore e il Paese si fermò, con la popolazione attaccata allo schermo in una sorta di primo reality show.

In occasione di questa tragica ricorrenza, il direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri ha scritto un lungo editoriale, nel quale ha chiesto perdono a quel bambino che non si riuscì a salvare.

«La notizia del fatto divenne subito nazionale, e se ne occupò la televisione, Rai. Che inviò sul posto un giovane cronista di talento, Pietro Badaloni. Cominciò così la diretta più lunga del servizio di Stato» ha ricordato Feltri, che ha poi proseguito nella ricostruzione di quei gironi: «Le telecamere puntate sull’imboccatura del precipizio, le parole intrise di ansia del telecronista, molta gente accorsa sul luogo della sciagura nella speranza vana di dare una mano per salvare Alfredino inghiottito nella fossa. Trascorsero molte ore, 18, durante le quali i presenti, giornalista incluso, speravano di riuscire a estrarre il piccino. I soccorritori, forse gente imbranata, si dettero inutilmente da fare: nessuno riuscì a recuperare il corpo esausto finché un ometto dal fisico esile si offrì per scendere sottoterra nel tentativo estremo di recuperare vivo il povero fanciullo. L’omino si calò nel pertugio e fu in grado di raggiungere Alfredino mentre si dibatteva. Sembrava fatta. Si sparsero voci ottimistiche, suffragate dagli interventi incoraggianti di Badaloni che seguiva le manovre da vicino. Pareva e forse era vero che l’acrobata fosse riuscito ad afferrare il bimbo per una mano e si accingesse a portarlo in superficie. Tutti gli italiani che seguivano l’evento sul teleschermo si illusero che il dramma fosse sul punto di concludersi felicemente».

Ma le speranze si tramutarono ben presto in delusione e rabbia: «Invece, causa il fango, la mano del bambino sfuggì a quella dell’eroico candidato salvatore, cosicché il prigioniero del pozzo precipitò per molti altri metri. Scese nei dintorni del maledetto buco un silenzio angoscioso. Furono effettuati molti altri tentativi di recuperare il prigioniero delle viscere, ma ormai Alfredino era spacciato. L’Italia scioccata pianse dalle Alpi alla Sicilia. Anche Sandro Pertini, all’epoca presidente della Repubblica, e accorso a Vermicino, si commosse fino alle lacrime. E un senso di disperazione pervase l’animo di milioni e milioni di persone straziate».

Per questo, mentre Sky propone un film sulla vicenda, il direttore di Libero ha sentito di chiedere perdono per quella tragedia così assurda: «Ciao Alfredino. So che i soccorsi sono stati inadeguati. Che nessuno ha fatto tutto il proprio dovere, che il nostro Paese è sempre impreparato nell’emergenza. E io in nome dell’Italia ti chiedo perdono».

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