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Arthur Leclerc racconta Charles:
"Vuole imparare ogni giorno, è supercompetitivo
e io mi alleno per batterlo"

  • di Filippo Ciapini Filippo Ciapini

22 maggio 2021

Arthur Leclerc racconta Charles: "Vuole imparare ogni giorno, è supercompetitivo e io mi alleno per batterlo"
Il più piccolo dei fratelli Leclerc si racconta alla Gazzetta dello Sport. Dalle continue lotte in famiglia con Charles "Ping Pong, scacchi, playstation ci sfidiamo ovunque" alla saggezza del più grande "Lorenzo ha sempre idee brillanti, è geniale". Arthur Leclerc ha iniziato il percorso con la Driver Academy di Maranello e punta già a battere il fratello: "Siamo molto competitivi, mi alleno per batterlo, ma quando vinse a Monza fu come se avessi vinto io"

di Filippo Ciapini Filippo Ciapini

Monaco e i Leclerc, Maranello e la Ferrari, sono sempre stati paralleli i destini dei fratelli monegaschi. Il dna vincente di Charles e Arthur potrebbe presto vederli correre insieme in Formula 1, un po’ come i fratelli Schumacher. Al momento, però, il piccolo di casa sta procedendo gradualmente nel suo sviluppo professionale approdando alla Driver Academy della Rossa.

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Come tutti i fratelli le lotte in casa erano una prassi, ma anche le passioni sviluppate in comune: “Lui era diventato bravissimo a ping pong, quando era in trasferta con i kart io mi allenavo come un matto. Gli scacchi però sono sempre stati la nostra passione in comune, è un gioco mentale di strategia che ci piaceva a entrambi”. Il più piccolo dei tre fratelli ha poi descritto la personalità dei maggiori, da Lorenzo “Il più intelligente, le sue decisioni sono sempre state brillanti” a quella di Charles “È super competitivo, vuole vincere in ogni cosa che fa”. Intervistato da La Gazzetta dello Sport ha raccontato come la passione in famiglia per i motori lo abbia aiutato migliorare in continuazione: “Mio padre ci ha sempre dato giudizi molto onesti, non ci diceva bravi perché eravamo suoi figli – ha detto il ventenne – Le sfide con Charles sono cominciate da bambini, ma non solo al volante, anche quando giocavamo a calcio o basket, persino alla Playstation”.

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È proprio su Charles Leclerc che Arthur descrive poi il suo modo di guidare in pista. Chiaramente dal punto di vista di un fratello: “Io non lo guardo come voi, ma certamente è velocissimo e soprattutto determinato, vuole sempre imparare di più e questo fa la differenza”. Ma guai a parlare di corse alle cene di famiglia: “Preferiamo parlare di altro, non ci sono soltanto le automobili nella vita”.

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La piccola Montecarlo che sforna talenti in Formula 1, essere un Leclerc è un vantaggio solo quando si vince: “Se va male si trasforma un boomerang, è pesante avere tutti gli occhi addosso e tante aspettative, ma non l’ho scelto io quel cognome”. Generalità a parte, Arthur Leclerc è riuscito a entrare nella Ferrari Driver Academy, un traguardo che si stava allontanando a causa dei problemi economici della famiglia: “A un certo punto della mia vita ho dovuto smettere di correre perché non avevamo soldi – ha detto il monegasco – È un sogno poter continuare nell’orbita di marchio così prestigioso, qua c’è una formazione completa, dai valori trasmessi all’allenamento mentale”.

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È giusto quindi guardare oltre il dito e sognare un futuro in Formula 1 guardando vincere Charles, come a Monza: “È stato come se avessi vinto io, guardarlo in tv è più stressante di quando corro io. Io in Formula 1? Sono cresciuto guardando Michael Schumacher e se sono nell’Academy un motivo ci sarà, per il momento però voglio concentrarmi sulla Formula 3 puntando a raggiungere il top, e meritarmelo”.

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