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Festeggiamo per Zaki,
ma c'è una contropartita con l’Egitto:
insabbiare la verità sull'omicidio Regeni

  • di Redazione MOW Redazione MOW

9 dicembre 2021

Festeggiamo per Zaki, ma c'è una contropartita con l’Egitto: insabbiare la verità sull'omicidio Regeni
Un articolo del Giornale (con fonte anonima) segnala che 56 deputati americani avrebbero inviato una lettera al presidente egiziano per la scarcerazione di Zaki. Ma anche che dietro al rispetto dei diritti umani vi sarebbe una intricata trattativa per ottenere da parte del Cairo centinaia di milioni di dollari e l’assegnazione del vertice Cop 27 del prossimo anno sui cambiamenti climatici. L’Italia tiene un basso profilo, festeggia a denti stretti la liberazione dello studente, ma c’è imbarazzo per quella che sembra la fine del percorso di verità sull’omicidio di Giulio Regeni

di Redazione MOW Redazione MOW

“È un'operazione americana spinta dal Congresso e negoziata dalla Casa Bianca per ottenere delle concessioni nel campo dei diritti umani. A livello politico siamo ai ferri corti con l'Egitto dopo la decisione del governo di costituirsi parte civile nel processo sul caso Regeni”. Lo ha rivelato rivela una fonte del Giornale, che oggi riporta la notizia a firma Fausto Biloslavo. In pratica, pare che a atto mesi dall'arresto al Cairo dello studente egiziano dell'università di Bologna, 56 membri democratici del Congresso di Washington abbiano inviato al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi una lettera di una pagina e mezza. Nella missiva su carta intestata del Congresso – si legge sul quotidiano - i parlamentari chiedono la liberazione di sedici attivisti compreso Patrick George Zaki. I rappresentanti americani sembra che non ci abbiano girato troppo intorno: “La esortiamo a rilasciare immediatamente e incondizionatamente i prigionieri che abbiamo citato (...). Queste sono persone che non avrebbero mai dovuto essere incarcerate”. Una questione che sembra essersi sbloccata dopo l’insediamento alla Casa Bianca del presidente americano Joe Biden che vuole un'apertura sui diritti umani. “Gli Stati Uniti garantiscono 1,3 miliardi di dollari all'anno di aiuti militari al Cairo – sottolinea ancora la fonte del Giornale -. Gli egiziani devono anche ammodernare i loro F-16 e Biden ha congelato qualche fondo sbloccando altri. Ottenendo alla fine un gesto distensivo soprattutto nei confronti della richiesta del Congresso".

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Patrick Zaki dopo la scarcerazione

La contropartita? Centinaia di milioni di dollari di aiuti militari e lo stop in punta di diritto al processo Regeni. Non a caso, la Casa Bianca il 15 settembre scorso ha concesso il via libera a 170 milioni di dollari di aiuti militari e ne ha congelati altri 130. Si tratta complessivamente di 300 milioni che il Congresso lega al rispetto dei diritti umani. E infatti, all'udienza che ha concesso la libertà vigilata a Zaki era presente anche un inviato Usa assieme ai diplomatici della nostra ambasciata al Cairo e rappresentanti di Canada e Spagna.

Inoltre, gli Usa hanno assegnato al Cairo la Cop 27 del prossimo anno sui cambiamenti climatici, come aveva annunciato l'inviato Usa sul clima, John Kerry, alla pre-Cop di Milano. Ma per l’Italia è comunque una beffa, come ha ricordato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, segnalando proprio l’omicidio impunito del giovane italiano Giulio Regeni: “Andiamo lì e che facciamo? Facciamo finta di nulla. Per me questo è un grosso problema”. Per questo, secondo gli esperti, la possibilità di avere chiarezza e dei colpevoli sulla morte di Regeni si allontana sempre di più. Nel frattempo, anche il direttore di Dagospia, Roberto D’Agostino – solitamente molto informato sui retroscena - ieri sera a Non è l’Arena, trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7, ha spiegato che dietro alla scarcerazione di Patrick Zaki “sono intervenuti i servizi segreti americani, non certo i nostri...”.

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