Non è più la Rai di una volta! O forse sì, si nasconde solo meglio cercando di adeguarsi ai tempi. Ora che la libertà d’espressione sfuma nel linguaggio discriminatorio, anche i vertici del servizio pubblico devono rivedere le loro priorità. È l’8 marzo, la giornata internazionale della donna, ma la Rai forse se ne dimentica ed è subito gaffe! Durante la puntata di Affari tuoi, la ballerina Martina Miliddi si esibisce in una danza sensuale insieme al conduttore - nonché ex ballerino - Stefano De Martino (i due avevano avuto un presunto flirt nel 2021 durante Amici di Maria De Filippi).
Il video viene pubblicato nei canali di Rai1 e Rai Play con la seguente didascalia: “Queste immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità e anche il vostro apparato cardiorespiratorio”. Niente di strano per chi gestisce le pagine social della Rai, molto di criticabile, invece, per il popolo del politicamente corretto (o corrotto), che ritiene ammiccante e sessista la didascalia riportata sotto il video, con l'aggravante di essere stato pubblicato proprio in una giornata che dovrebbe celebrare la donna. Un tempismo imperdonabile che genera l’ennesimo caso di Stato, proprio mentre le donne sono in piazza a manifestare. E allora la Rai, a testa bassa, fa sparire il post ed esegue. Ma cosa succede se una didascalia che aveva solo l’arrogante pretesa di risultare simpatica, viene scambiata per sessismo e quindi si autocensura? Che la libertà d’espressione diventa qualcosa che può essere dettata da qualcun altro: una libertà dettata, non suona un po’ contraddittorio?
Forse prima di eliminare il post, si sarebbe dovuto chiedere alla diretta interessata se avesse o no gradito la “battuta”. Invece, com’è consuetudine degli ultimi anni, la rimozione del contenuto è sembrata mossa più da un interesse a proteggere la reputazione della Rai, che da una vera riflessione. Il gesto rimane discutibile, ma la reazione alle polemiche risulta un modo maldestro di “mettere una pezza”, più per timore del dissenso che per uno slancio di empatia. La protagonista dell’episodio è rimasta ai margini, non si è espressa e nessuno ha pensato che ad esprimersi dovesse essere proprio lei. A prendersi la scena sono state le solite polemiche generaliste sollevate dai soliti moralizzatori: hanno fatto tutto loro. È l’era degli scandali e la Rai si ritira, non certo per coscienza ma per salvare la faccia (e gli ascolti). La Rai è sessista? Ci sono episodi di maggiore rilevanza che potrebbero confermarlo, non di certo una caption che ha lo scopo (non conseguito) di risultare simpatica. Per esempio, la quasi totale assenza femminile alla conduzione del Festival di Sanremo. Fatta eccezione per Raffaella Carrà (2001), Simona Ventura (2004) e Antonella Clerici (2010). Un po’ poche effettivamente in 76 anni. E di questo chi ne parla? Eppure c’è chi ancora si indigna per una battuta che magari è brutta, ma non di certo scandalosa. Menomale che a riparare nel modo più opportuno c’ha pensato Fiorello, durante una puntata di La pennicanza ha ironizzato: “Ma turbare chi, esattamente? Avete presente chi avete davanti? Noi abbiamo la nostra Samara!”. Secondo Fiorello la didascalia del post era anacronistica e ha creato uno scandalo per niente. A volte l’eccessiva prudenza può peggiorare il danno!