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9 luglio 2020

Lo spot di Buddyfit con Ibrahimovic
e Diletta Leotta è un’opera d’arte

  • di Alberto Capra Alberto Capra

9 luglio 2020

Un concentrato tanto incredibile di allusioni sessuali, sessismo, pessima recitazione, doppiaggio non a sync e montaggio anni 70, da fare il giro della morte e rappresentare una delle cose più geniali che siano mai state prodotte in Italia negli ultimi anni
Lo spot di Buddyfit con Ibrahimovic e Diletta Leotta è un’opera d’arte

Allora, chiariamo subito una cosa: noi non abbiamo nulla contro Diletta Leotta. Cioè, chi potrebbe avere qualcosa contro Diletta Leotta? Ok, ok, qualcuno - qualche donna, in particolare - ha da ridire sul fatto che la sua presunta bellezza, che rappresenta almeno la metà dei motivi per cui è popolare in questo momento, dipenderebbe esclusivamente dalle eccezionali doti del fratello, chirurgo estetico - ho un’amica che parla di lui e di alcuni suoi colleghi come dei Michelangelo e dei Raffaello del nostro tempo. Della serie: grazie al cazzo che sei bella, una volta eri un’altra persona. Ma noi ci sediamo sempre dalla parte dei chirurghi estetici e se volete sapere, quindi, se inviteremmo mai a cena Diletta Leotta (che is the new “comprereste mai un’auto da quest’uomo?”), la risposta è incredibilmente: sì, inviteremmo a cena Diletta Leotta. E allora perché ce la prendiamo ancora una volta con questa povera santa donna? Perché dopo la curiosa scelta di coinvolgerla in una trasmissione che parla di come customizzare il più famoso degli scooter, è di poco fa la diffusione di un video pubblicitario che la vede protagonista insieme a Zlatan Ibrahimovic per la promozione dell’app Buddyfit, di cui entrambi sono brand ambassador.

Train like a God. Scarica (insta) @Buddyfit_it e inizia ad allenarti con i migliori personal trainer. Forse potrai arrivare al mio livello! #Buddyfit pic.twitter.com/Mvg3c9lsMm

— Zlatan Ibrahimović (@Ibra_official) July 9, 2020

Vedi anche

Lord of The Bikes: ma che ne sa di moto Diletta Leotta?

Il video prende le mosse da un fermo immagine in cui il volto della Leotta è contratto in una smorfia che sembra di non causale godimento. Errore! È lo sconforto di chi sta sognando di avere Ibrahimovic (a petto nudo) come personal trainer di fronte a sé. Lo stesso a cui rivolgersi, nel sogno, con la prima battuta della clip, segnando al contempo la seconda allusione nel volgere di pochi secondi: “Ma non ti spezzi mai?”. No Ibra non si spezza ma non è solo un sogno. Diletta si sveglia e si accorge che Dio Zlatan, quello vero, è proprio nella sua stanza, pronto a sgridarla per essersi svegliata così tardi. Il tempo di un caffè in lingerie di seta prima di tuffarsi, in una sessione di plank shoulder e in una serie di squat. “Ancora qui?” chiede la Leotta mentre si piega. “Certo, con Buddyfit hai un personal trainer sempre con te” risponde Ibra mentre le sue labbra vanno per conto proprio. “Wow, ma sempre sempre sempre?”, arrossisce Dilettona. È qui che Ibra sfoggia tutto il maschio latino che è in lui, sollecitando dapprima la fine dell’esercizio, per poi chiedere alla Leotta se sappia cucinare la pizza (?!). Anche Diletta è perplessa da questa richiesta ma guarda in camera con quello sguardo che, come diceva Rocco Tanica, è tipico dei cani quando il veterinario prende loro la temperatura e che sembra voler dire: “Ma come si permette? Però non è poi così male”. Totale.

Sarò onesto con voi: dopo averlo guardato la prima volta ero convinto si trattasse di una delle cose più devastanti che avessi mai visto nella mia vita. Ma la verità è che mi sbagliavo. La verità è che lo spot di Buddyfit con Ibra e la Leotta è probabilmente una delle cose più geniali che siano mai state prodotte in Italia negli ultimi anni. Un concentrato tanto incredibile di allusioni sessuali, sessismo, pessima recitazione, doppiaggio non a sync e montaggio anni 70, da fare il giro della morte, per trasformarsi in uno dei più sfolgoranti omaggi a Occhi del Cuore, che siano mai stati prodotti. Come spesso ricorda uno dei più lucidi pensatori del nostro secolo (Flavio Briatore): nel bene o nel male, purché se ne parli. E noi ne stiamo parlando.

Vedi anche

Mihajlović ha ragione: Caressa qualche lacuna ce l'ha ed è l'ora di dirlo

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