Se non avete ancora sentito parlare di Apnea, vuol dire che siete poco attenti. Stiamo parlando dell’artista dell’anno che ha conquistato cose facendo altre cose e poi altre ancora, senza fare sostanzialmente niente. E in un mondo in cui tutti si inventano tutto per emergere, diteci voi, cari lettori: quanto genio ci può essere in un’artista che fa tutto senza fare niente? O niente senza fare tutto, se preferite. E il giornale La Sicilia questo genio ha saputo coglierlo. Per questo oggi, a pagina 54, c’è un articolo dedicato ad Apnea, l’artista dell’anno. Di quale anno di preciso non si sa. Ma di un anno, sicuro. Ma chi è Apnea? Al secolo Marika Costarelli, che caso vuole sia la stessa che firma questo articolo.
Solo MOW poteva concedermi (anzi, suggerirmi: la mente è anche stavolta quella del diabolico Curatola) di scrivere un’autorecensione su un articolo uscito oggi su La Sicilia che, pensate, mi riguarda. E siccome non mi piace fingere di non essere egocentrica: beccatevi questa sfacciata masturbazione in forma scritta che batto mentre indosso il mio solito occhiale da sole contraffatto, con indosso lingerie francese e il ventilatore puntato in faccia. Non è vero niente, eccetto il ventilatore: ho il mio pigiama delle Spice Girls taglia XXL e senza occhiali da vista (con i quali non mi vedrete mai) farei fatica a scrivere.
Dicevamo, oggi è uscito un articolo su La Sicilia che mi riguarda. A dire il vero, non è la prima volta. E non lo dico per vantarmi, è semplicemente un fatto. La penna del caro Domenico Russello mi ha raccontata diverse volte da quando faccio musica. ALT! Piccolo passo indietro. Sì, ho fatto musica o forse la farò ancora, non troverete nulla di certo qui.
Dal 2020 circa Marika Costarelli è anche Apnea, nome d’arte che mi sono scelta per decantare il mio rap su cassa dritta. Che a un certo punto non era più rap ma - torno a ripetere - in me non c’è nulla di certo, chiaro o identificabile. Ne approfitto per piazzarvi una cit. letteraria di uno dei pochi classici che ho letto in vita mia: “Io sono camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente. Qualunque mio sforzo verso l’unità riuscirà sempre vano. Bisogna omai ch’io mi rassegni. La mia legge è in una parola: NUNC. Sia fatta la volontà della legge”. È Andrea Sperelli, il protagonista de Il piacere di D’annunzio. Bene, ora che mi sono data un tono letterario, posso riprendere il filo del discorso. Dimenticavo: amo divagare.
Ma cosa hanno scritto di me su La Sicilia? Per chi non lo sapesse, anche se vivo a Torino da un anno, sono di Gela (CL), che da noi si pronuncia con quattro/cinque G davanti. Sul giornale siculo di oggi c’è questo articolo che riguarda la mia storia. Che, a dire il vero, per me non è nulla di che. E non lo dico per fare la modesta. Credo davvero di non meritarmelo un articolo su quella che attualmente è la mia vita, specie perché mi sembra un gran disastro. Probabilmente non sarei soddisfatta di me neanche se mi proclamassero “Imperatrice dell’Universo” come Maria, la protagonista di Bête Noire, stagione sette, episodio due di Black Mirror. Perché come tutti gli egocentrici veri soffro di una terribile sindrome dell’impostore. È strano questo connubio: voglio essere vista, ma non troppo perché dai, anche meno. Forse questo è il vero motivo per cui ho scelto gli occhiali da sole come biglietto da visita. Ma anche perché mi rompe dovermi truccare gli occhi, a onor del vero.
Oggi esce questo articolo che parla di me che parto dalla Sicilia con la valigia (non di cartone, per fortuna) per inseguire i miei sogni. Effettivamente è così che ho fatto, ma qui devo contraddire Russello: io mica lo sapevo bene che forma avessero questi sogni. Un anno fa, quando ho preso quell’aereo per Torino, credevo di voler fare la cantante. Milano non mi piaceva, quindi ho scelto l’eleganza calma di questa città che amo. Anche se la gente mi guardava perplessa quando dicevo che ero venuta a Torino per realizzare i miei sogni in ambito artistico e comunicativo.
E comunque non era scritto da nessuna parte che per diventare una cantante dovessi lasciare la Sicilia, sia chiaro. Da casa mia sono riuscita a realizzare obiettivi per me impensabili, visto quanto sono iper giudicante con me stessa e gli altri (non a caso ho scelto questo mestiere): sono andata a X Factor a fare un’audizione che in termini di spettacolo magari non ha più molto valore, ma per scoprire chi ero è stata fondamentale, è stato il mio battesimo; poi Emma mi ha invitata ad aprire un suo concerto; un anno dopo apro i The Kolors nella mia città. Grandi palchi, occasioni preziose, l’ego luccicante. Ma io non ero mai pienamente soddisfatta. La musica mi ha salvato la vita, non perché io fossi l’erede di Carmen Consoli, ma perché è stata una bussola necessaria a scoprire chi ero. Poi avevo avuto anche la possibilità di condurre trasmissioni televisive locali, podcast e un breve periodo in radio, nel frattempo frequentavo un laboratorio di teatro e facevo lavori che oggi sento molto lontani da me, ma tutto è stato necessario. E questa non è affatto retorica.
“Il grande salto da Gela a Torino”: è l’esordio dell’articolo. Saltare, ho saltato. Ma non è stato facile e non lo è ancora, anche se mi ritengo molto fortunata. A gennaio 2026 mi sono ritrovata a cercare di mettere insieme i pezzi. Nel frattempo, gran parte delle mie giornate le passavo a scrivere. A gennaio ho deciso di inviare una candidatura spontanea a questo giornale che seguivo su Instagram, lo stesso da cui ora mi state leggendo: MOW. Il direttore era un certo Pisto is free. Non sapevo che faccia avesse, ma letto così mi sembrava un anarchico ventenne che vuole cambiare il mondo a suon di “vaffanculo”. E, per certi versi, Moreno Pisto un ventenne anarchico un po’ lo è, ma non di quelli incazzati, ma di quelli col cuore buono: un attento osservatore dei fatti del mondo, capace di schierarsi nettamente ma con grande sportività. E anche se l’ho incontrato poche volte, lo leggo abbastanza da poterlo dire. E dopo questa chiusa mi aspetto un aumento, direttò.
Russello su La Sicilia racconta di questa candidatura spontanea inviata a MOW. Mi permetto di svelare un retroscena a riguardo. MOW lo leggevo e mi piacevano le loro opinioni forti, con le quali per la maggior parte delle volte ero pure d’accordo. Ma non solo quando le loro idee incontravano il mio consenso: a me di MOW piaceva il tono. Pungente, anche troppo forse, ma mai offensivo. Il primo contatto telefonico con la redazione l’ho avuto con il caporedattore Riccardo Canaletti, che mi chiedeva di inviargli un articolo di prova. Dopo aver inviato una mia analisi critica sulla comunicazione di Elodie, Riccardo mi ha telefonato e mi ha chiesto di collaborare con MOW. Io, che da autentica egocentrica, ho sempre pensato di non essere mai abbastanza, ho accettato con la solita gioia mista a sospetto e disagio. Canaletti è quello che ci spia pure mentre ci masturbiamo (un geniale Cappellani cit.), ma è anche un caporedattore in gamba e soprattutto capace di ascoltare e concedere piena libertà e fiducia a tutti noi. E anche dopo questa leccata di deretano mi aspetto un aumento: Ric, vedi che devi fare!
Al di là di tutto, su La Sicilia si racconta di un sogno realizzato, ma io so di aver appena iniziato. Le rubriche, la telefonata di Maria De Filippi, MOWscow Mule: oggi a volte mi sembra poco, ma se me lo avessero detto un anno fa non ci avrei creduto. Ho sempre sognato uno spazio libero in cui potermi esprimere e quale “luogo” migliore di MOW? Da bambina volevo fare la ballerina, poi la barista, poi l’astronauta, poi la poliziotta, la cantante, anche la giornalista. MOW ha riacceso in me quel sogno di fare la giornalista che avevo da bambina. Lo stesso sogno che avevo messo da parte perché guardandomi intorno il giornalismo mi sembrava tutto schifosamente corrotto. Oggi, invece, sono parte di una redazione in cui so di poter stare in ciabatte e vestaglia. E anche se alcuni dei miei colleghi non li ho mai incontrati di persona, posso assicurarvi che sono tutti dei gran bonazzi (maschi e femmine), intelligenti, colti (più di me) e pure simpatici. Sono o no una sicula fortunata?
Quindi qualche ora fa il direttore Pisto inoltra la pagina de La Sicilia che mi riguarda, evidenziando solo le parti che riguardano il mio lavoro a MOW: da qualcuno devo averlo ereditato questo egocentrismo.
Con il dovuto ringraziamento a Domenico Russello, che si è preso la briga di scrivere di me ancora una volta, mi accingo a chiudere questo articolo con una breve recensione dell’articolo: “molto bello, ma mi sopravvaluti”. Che poi sono le stesse parole che mi ha detto al telefono la De Filippi quando l’ho dipinta come la migliore stratega della tv. Decidete voi se fidarvi o meno.