È un pomeriggio di un torrido luglio, quando ricevo la telefonata di Betty Soldati, responsabile ufficio stampa di Maria De Filippi, che mi chiama per commentare il mio recente articolo sulla conduttrice. Il tutto avviene con garbo e attraverso uno scambio di opinioni rispettoso. A un certo punto mi dice: “Posso aggiungere Maria alla telefonata?”. E chi sono io per dire no? Maria ha letto il mio articolo su MOW e ha voluto commentarlo per specificare alcune cose.
Ma partiamo dall’inizio. Qualche giorno fa, dopo aver visto la terza puntata di Temptation Island, avevo firmato un articolo in cui contestavo i programmi che avevo definito “mariacentrici”. Il motivo era principalmente legato ad alcune dinamiche tossiche che emergono da Temptation Island, in particolare.
In sostanza, nell’articolo sostenevo che, più in generale, i programmi di Maria De Filippi non abbiano come unico obiettivo quello di intrattenere il pubblico, ma anche quello di costruire e rafforzare l'immagine della conduttrice come figura autorevole ed educativa. E ancora che la scelta dei concorrenti non sarebbe casuale: la redazione selezionerebbe persone coinvolte in relazioni particolarmente conflittuali o tossiche perché queste dinamiche attirano l'attenzione degli spettatori e offrono l'occasione per un intervento correttivo.
In questa prospettiva, Filippo Bisciglia rappresenterebbe il tramite attraverso cui Maria De Filippi esercita la propria influenza, intervenendo nei momenti più delicati per spingere i partecipanti verso decisioni considerate più sane. E che anche se Maria non compare direttamente nel programma, la sua presenza sia costante e che l'intera narrazione sia costruita attorno alla sua figura.
Sostenevo la presunta funzione educativa del programma, funzione che contribuirebbe a legittimarlo agli occhi degli spettatori. Mostrando esempi estremi di relazioni problematiche e indicando quali comportamenti siano accettabili e quali no, il programma finirebbe per presentare Maria De Filippi come una sorta di guida morale capace di redimere i partecipanti.
Al telefono Maria si complimenta con me per l’articolo: “Mi è piaciuto”, mi dice. Com’è tipico delle persone intelligenti: complimentarsi anche quando si ricevono critiche, se lo si ritiene necessario. Provo una certa soddisfazione che non nascondo. Perché in genere quando critico qualcuno lo faccio proprio perché parto da una stima di base. E da anni mi chiedo come una testa come quella di Maria De Filippi possa produrre determinati prodotti e dare luce a dinamiche malsane, senza esserne consapevole.
In merito a questo Maria mi dice: “Mi fai più intelligente di quanto non sia”. E sul mio articolo, in generale afferma: “Uno si accorge delle dinamiche quando si verificano. Lo stesso vale per le dinamiche di coppia”. E aggiunge: “A volte le valutazioni fatte durante un colloquio di selezione dei concorrenti sono diverse da quelle che si fanno durante la trasmissione. Sai quanti ne fai di errori con gli anni?”.
Insomma, Maria non si erge a conduttrice impeccabile e incapace di sbagliare, anzi. Ammette di cadere in errore più volte di quanto si possa immaginare e se ne assume pienamente la responsabilità. E con questa telefonata dimostra che il suo non è un regno inaccessibile. Maria al telefono si rapporta esattamente come si vede in tv, con la stessa considerazione nei confronti delle persone, anche nei confronti di chi come me la critica, e con la capacità che hanno solo i grandi di dire: “Ho sbagliato”. E se persino lei lo crede, possiamo smettere di aspettarci la perfezione dai suoi programmi e provare a guardarli con quel distacco critico, senza lasciarcene necessariamente influenzare.