Un tatuaggio per una fornitura a vita di pollo fritto, lo fareste? A primo impatto potrebbe sembrare una strategia di marketing geniale e originale, ma non è esattamente così. Anzi, ci viene proprio da chiederci: ma l’ufficio marketing di KFC è rimasto negli anni Novanta?
La celebre catena di fast food torna al Modena Nerd con una proposta che, sulla carta, dovrebbe sembrare folle: ti tatui un soggetto del marchio e in cambio ricevi pollo fritto gratis a vita. L’iniziativa prevede ingredienti semplici: due tatuatori professionisti, soggetti ufficiali KFC e un coupon utilizzabile ogni dieci giorni nei ristoranti aderenti di Modena, Reggio Emilia e Parma. L’anno scorso era andata così bene da generare una lunga lista d’attesa. E fin qui, tutto bene. Peccato che ci sia qualcosa che non torna nel modo in cui viene raccontata l’operazione. Perché KFC sembra ancora convinta che farsi un tatuaggio sia una scelta estrema e definitiva, quasi trasgressiva. Come se fossimo nel 1997 e il tatuaggio fosse ancora il gesto con cui un adolescente annunciava alla famiglia di aver imboccato una pericolosissima strada senza ritorno. Ma sveglia: siamo nel 2026 e chi scrive forse è rimasta una delle poche a resistere al fascino della pelle inchiostrata. Oggi si tatuano praticamente tutti. A breve persino i preti e le suore. Ci sono persone con interi visi ricoperti di tatuaggi, e persone che si fanno incidere sulla pelle date, nomi di partner o semplicemente disegnini che hanno visto su Pinterest. Il tatuaggio non è più necessariamente una dichiarazione di ribellione, è diventato un accessorio, una forma di estetica personale volta a personalizzare il proprio corpo senza metterci poi così tanta attenzione. E KFC che fa? Arriva e propone: vuoi fare qualcosa di folle? Tatuati il nostro pollo. Oggi è praticamente più trasgressivo non avere tatuaggi. Sarebbe stato più trasgressivo, per esempio, proporre l’iniziativa inversa: Vuoi pollo fritto gratis a vita? Fatti togliere tutti i tatuaggi. È come se l'ufficio marketing avesse aperto un cassetto, trovato una vecchia cartella chiamata “IDEA GIOVANI 1998” e deciso di lanciarla sul mercato come l’idea del secolo. “Facciamogli tatuare il nostro logo. Vedrai che impazziranno”.
Certo, un tatuaggio è un ottimo strumento pubblicitario. Accettare di farsi tatuare il logo di KFC potrebbe rappresentare un gesto di fedeltà assoluta ed eterna. Peccato che oggi così come si fanno con estrema facilità, i tatuaggi si tolgono. Un tatuaggio rimane ed è fotografabile e soprattutto trasforma chi lo porta in una specie di testimonial ambulante del marchio, ma per quanto tempo? In fondo l’iniziativa promette pollo gratis a chi presenta il coupon - rilasciato dopo aver accettato di farsi tatuare - non a chi mostra il tatuaggio. Praticamente se uno non soffre di tripanofobia (paura degli aghi) può dare il consenso con estrema facilità e poi, magari, farselo rimuovere dopo poche settimane. KFC ti mette il brand sulla pelle e poi lascia che sia tu a portarlo in giro, si dimentica che di permanente c’è davvero poco. Decenni fa, quando qualcuno affermava di volersi fare un tatuaggio prima lo affermava, appunto. Oggi la gente si sveglia la mattina e si tatua ancora prima di essersi lavata la faccia. Se poi tatuarsi corrisponde a poter mangiare pollo fritto gratis a vita: KFC, per assurdo, potrebbe persino andarci in perdita.
Poi si può anche mettersi a discutere di mercificazione del corpo, branding, marketing esperienziale e capitalismo allo stadio terminale. Ci si può indignare perché un'azienda è riuscita a trasformare la pelle dei propri clienti in una campagna pubblicitaria permanente. Ma la verità è che del capitalismo non ci stupiamo neanche più. Il fatto è che KFC forse avrà sbagliato epoca, ma ha capito che una campagna pubblicitaria non si basa sul “cosa”, bensì sul lancio dell’iniziativa in sè. Quella fa discutere. Quella promuove. Non è il tatuaggio in sè. È sempre e solo il fatto che se ne parli. Il marketing funziona come la politica. Il programma politico di Vannacci è incostituzionale, ma ne stanno parlando tutti. E allora se l’intento era quello di risultare originali: missione fallita. Se l’intento era quello di farci dire “Che boomer quelli di KFC”, potremmo dire che è andata alla grande. Nel frattempo a chi scrive questo articolo una mezza idea è sorta: se il tatuaggio non è per sempre, ma il pollo fritto sì, quasi quasi. Prendo un treno per Modena.