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Deliveroo sottopaga i rider? Sì, ma il problema siamo noi: chi ordinerebbe cibo a casa se la consegna costasse di più?

  • di Michele Larosa Michele Larosa

  • Foto di: ANSA

26 febbraio 2026

Deliveroo sottopaga i rider? Sì, ma il problema siamo noi: chi ordinerebbe cibo a casa se la consegna costasse di più?
La Procura di Milano dopo Glovo commissaria anche Deliveroo. Paghe al di sotto della soglia di povertà per i rider e accuse di caporalato. Ma siamo sicuri che il problema siano solo le compagnie di delivery? Prima di moralizzare dovremmo farci un esame di coscienza

Foto di: ANSA

di Michele Larosa Michele Larosa

Quando al libero mercato si sostituisce la libera magistratura. Dopo Glovo tocca anche a Deliveroo, la Procura di Milano ha posto sotto controllo giudiziario d'urgenza la compagnia di consegna di cibo a domicilio. L'accusa è quella di caporalato ai danni dei rider, dove sotto la lente del Pm sono finiti i presunti casi di sfruttamento di 3 mila rider nel capoluogo lombardo e 20 mila in Italia. Paghe “fino a circa il 90%” al di sotto della soglia di povertà, non proporzionate “né alla qualità né alla quantità del lavoro” svolto in violazione dell’articolo 36 della Costituzione perché non garantiscono “una esistenza libera e dignitosa”. Il provvedimento nei confronti del colosso del delivery e del suo amministratore unico in Italia, Andrea Zocchi, dovrà essere ora convalidato dal Gip. Secondo la tesi della procura Deliveroo avrebbe adottato una “politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità” e modelli organizzativi non idonei a prevenire situazioni di “pesante sfruttamento lavorativo” che “anzi” vengono “deliberatamente ricercate ed attuate”. È emerso che il 73% dei rider percepisce cifre inferiori a 1.245 euro lordi al mese, soglia sotto la quale si rischia di scivolare in povertà secondo un’analisi del luglio 2024 basata su dati Istat. La cifra sarebbe non proporzionale “né alla qualità né alla quantità del lavoro” svolto in violazione dell’articolo 36 della Costituzione.

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Tutto bello certo. Ma il mondo del lavoro si deve poi scontrare con la realtà e soprattutto con il mercato. Cosa paghiamo quando ordiamo un delivery? Barattiamo i pochi euro della consegna con la comodità del ricevere il cibo a casa nostra. Non è un servizio essenziale, è facilmente sostituibile. Ci risparmiamo di uscire di casa ma se non ci fosse ci organizzeremmo diversamente. Ma ora ribaltiamo la questione, per garantire una paga più alta ai rider saremmo disposti a pagare la consegna di più? A spendere anche solo cinque o dieci euro a consegna? La risposta, per molti, è no. E allora quale sarebbe la conseguenza? Molte meno consegne e i rider che oggi prendono una paga bassa si troverebbero invece senza lavoro. Il delivery diventerebbe un servizio per i pochi ricchi che possono permettersi di non guardare ai costi di consegna. La forza del delivery, che gli ha permesso di diventare così popolare, è invece proprio il contrario, il basso costo, quasi irrisorio. Perché il prezzo come al solito lo fa il mercato, lo fa quanto la gente è disposta a pagare per un servizio. E la verità è che quasi tutti, in primis i moralizzatori che ora si scagliano contro Deliveroo e Glovo, non pagherebbero più di pochi euro per la consegna del cibo a casa. Ora, se ci sono dei reati vanno perseguiti, è innegabile che ci sia un problema di retribuzione dei rider e non siamo certo qui per proporre soluzioni. Ma siamo sicuri che la colpa sia solo delle piattaforme? Forse il problema siamo anche noi. E allora è facile scagliarsi contro i colossi della consegna a domicilio, che pure hanno il merito di offrire del denaro a tanti soggetti poco specializzati e poco “competitivi” sul mercato del lavoro. Il mercato non impone: coordina le nostre preferenze. E la provocazione ora è: pagheresti, sinceramente, cinque o dieci euro in più per la consegna della tua pizza a casa? Se la risposta è no allora risparmiaci la morale.

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di Michele Larosa Michele Larosa

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