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13 agosto 2026

Vi raccontiamo cosa succede la settimana di Ferragosto a Gela. Dal ruolo della musica a Bauman

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

13 agosto 2026

Ferragosto dovrebbe essere sinonimo di relax, ma nelle città di mare come Gela sembra trasformarsi in una corsa collettiva al divertimento. C’è la musica a tutto volume (sempre), le spiagge affollate, sagre e consumismo vario. È tutta una grande droga collettiva. Osserviamo cosa succede quando anche il riposo diventa un’attività da svolgere, partendo da Bauman
Vi raccontiamo cosa succede la settimana di Ferragosto a Gela. Dal ruolo della musica a Bauman

Essere moderni […], significa oggi, essere incapaci di fermarsi e ancor meno di restare fermi. Ci muoviamo e siamo condannati a muoverci incessantemente […] a causa dell’impossibilità di sentirci gratificati.
Lo scriveva Bauman.
Vita liquida è la bibbia dei malati di verità, come me. Ecco perché ammetto di aver incollato la citazione sopra riportata dall’intelligenza artificiale. Semplicemente perché il libro cartaceo l’ho lasciato a Torino, che è la città nella quale vivo da quasi un anno. Ma le mie radici sono qui, in questa terra sacra e disgraziata che è la Sicilia. Ed è da qui che ho deciso di osservare le persone durante la settimana più ambita dagli italiani: quella di ferragosto.
Da qui, dalla mia Gela, città di mare, di un meraviglioso mare che però detesto d’estate, proprio perché si gremisce di gente accomunata dalla smania di divertirsi e rilassarsi che, per la verità, a me rimanda solo a una foga ansiosa, a una voracità di stimoli ricercati per non sentire davvero. Perché guai a sentire quel qualcosa di oscuro che la musica alta proveniente dalle casse dei lidi cela molto bene. E, guarda caso, pure se vai nelle spiagge libere c’è sempre il DJ improvvisato di turno con la cassa bluetooth accesa al massimo volume. Perché guai a sentire qualcos’altro che non sia la hit dell’estate.
L’imperativo per la settimana di ferragosto è categorico: dobbiamo divertirci. Vorrei capire, però, cosa ci possa essere di divertente in un dovere autoimposto. Ieri, per esempio, giravo in macchina all’ora del tramonto. C’era l’eclissi solare, tra l’altro. Quindi la folla pareva più concentrata del solito. Non mi ero ricordata che ci fosse, mea culpa. Ero uscita semplicemente per fare una commissione, non per godere anche io di questo momento raro e poetico che la natura ci ha regalato. Eppure, passando per la via del mare con l’auto, le persone mi sembravano tutt’altro che immerse in quella poesia che poteva essere il sole coperto dalla luna. C’era il solito esaurimento nervoso condiviso che si manifestava tra clacson di guidatori furiosi e sorpassi a destra, improvvisati e pericolosi con tanto di scambio di insulti labiali tra guidatori, accuratamente sigillati dentro le loro auto con aria condizionata accesa (me compresa). Alla faccia della poesia! Quella era tutta gente che “saliva” dal mare dopo un pomeriggio di “relax” a prendere la tintarella e di altra che “scendeva” per godersi quell’evento naturalmente poetico che è l’eclissi. Eppure, niente, nell’aria solo tensione: occhi fuori dalle orbite, urla, denti digrignati. Alla faccia del relax! Ma questa deve essere la vita liquida, una vita di consumo, quella in cui finiamo per correre anche quando crediamo di esserci fermati. Pazienza, missione relax fallita. Per tutti, ma pure per me, che l’energia altrui la subisco non poco. Tant’è vero che mi ritrovo a sbraitare nella schiera dei guidatori assetati di sangue perché l’ennesimo motorino mi sorpassa a destra.
Ho pure provato ad andare in piscina, qualche giorno fa. Mi sono detta: al mare troppo caos, le onde sono pure alte nel pomeriggio, sdraio, drink e acqua contaminata dal cloro per rinfrescarmi di tanto in tanto. Ma niente, anche lì musica a palla e nemmeno tanto selezionata: Anna, Geolier, Shiva. Svegliatemi da questo incubo. E pure i bambini che ti si tuffano addosso mentre i genitori, quieti, continuano a prendersi la tintarella distesi a pancia all’aria. Servono altri commenti?

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Bauman rassegnato

Il mare nella settimana di ferragosto non rilassa, dunque. Possiamo dirlo o qualcuno fortemente ancorato allo stereotipo sociale del mare come soluzione a tutti i problemi dell’esistenza, si offende? Si può sempre riprovare con la via del divertimento. E allora, siccome sono ghiotta di street food, ieri sera ho provato ad avvicinarmi a una sagra del cibo internazionale che si teneva sul mare. E in effetti, lì, un po’ di gioia l’ho captata. Ma occhio, perché la gioia talvolta si traveste molto bene da un’emozione insidiosa: l’euforia. Le bancarelle erano pieni di colori, cibo disordinato e code di persone pronte a spendere il triplo di quanto spendano di solito per un kebab turco, una pizza napoletana, un paio di churros. Complice la musica alta, sempre lei, maledetta. Per lo stesso meccanismo che usano i negozi d’abbigliamento per spingerti a comprare: la musica non è un contorno, ma “il dettaglio” che fa la differenza. Dove c’è musica si compra di più: scientifico. Più alta è la musica più noi tiriamo fuori il portafogli: matematico. Forse perché non vediamo l’ora di andarcene via con il nostro bottino commestibile o semplicemente perché la musica, unita alla folla, dà euforia, ancora lei. E Gela - così come sicuramente tutte le città di mare d’Italia - durante questa settimana sembra una grande discoteca all’aperto: serate techno, serate a tema vino, serate anni ‘90 (che quelli vendono sempre). È tutta una grande droga. Pure la politica sembra averlo capito che con la colonna sonora giusta puoi redimere qualsiasi immagine, rendere credibile qualunque campagna elettorale e far risultare necessario un determinato programma politico.
I più furbi lo hanno capito che basta regalarci la possibilità di fuggire dalla nostra coscienza per farci tutti contenti. D’altronde pure io voglio fuggire. Sì, ma da questo Ferragosto. Ma siccome non potrò farlo perché il mio volo è stato cancellato causa cenere dell’Etna, mi toccherà restare qui. In mezzo alla musica, alle sagre, ai motorini, ai clacson, ai drink annacquati, alle code e a tutta questa meravigliosa frenesia del divertimento obbligatorio. Ma non sarà che queste vacanze di merda ci aiutano a rivalutare la vita che conduciamo negli altri undici mesi rimanenti?

https://www.youtube.com/watch?v=_Iq-3VyRFzM

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