Abbiamo passato un quarto d'ora con Mattia Villardita nella Cioccolateria Novi durante il Festival di Sanremo. È stato purificante, perché notoriamente il Festival è un trionfo dell'apparenza, dello status, di personaggi famosi per essere famosi e dei gadget, le file, gli autografi. Se sei dalla parte giusta della transenna, la gente si chiederà una foto con te. Non gli importa davverpo sapere chi sei. Per questo sedersi in un bar a fianco a Spider-Man e parlare di volontariato è stato rigenerante. Mattia, classe '93, ha un lavoro normale, dice che fa l'impiegato in una società portuale. Una vita come tante, come quel libro che andava tanto di moda un paio d'anni fa. Non solo, però. Mattia fa una vita come tante eppure fatica a trovare una fidanzata perché è sempre in giro, perché gira per gli ospedali vestito da Spider-Man e, nel 2021, è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica da Sergio Mattarella. In estrema sintesi, Mattia Villardita è la prova del fatto banale quanto profondo che per cambiare le cose a volte basta volerlo.
Porti gioia e spensieratezza negli ospedali, ai bambini. Come è cominciata questa cosa?
“Mio nonno a sei anni mi regalò un fumetto di Spider-Man. Un fumetto che è stato il mio compagno di avventure per tanto tempo. Io sono stato un paziente ospedaliero per molti anni e ho subito diversi interventi chirurgici. Amavo Spider-Man alla follia e purtroppo non è mai venuto a trovarmi quando ero bambino, così quando ho finito di essere un paziente ho deciso di comprarmi un costume e di portare un po’ di sorrisi nei luoghi che mi avevano aiutato”.
Quindi tu sei una persona che decide di diventare un eroe, anzi un supereroe, comprando un costume.
"Più che supereroe, hai detto la parola giusta: persona. Alla fine siamo tutti esseri umani, ma l’essere umano ha un grande potenziale”.
È una cosa che ti entra dentro, questa di arrivare negli ospedali e nei lettini, e di cui non riesci più a fare a meno?
“Il bisogno di farlo c’è, perché gli ospedali sono sempre pieni di bambini che hanno bisogno di sorridere. Per me, ancora oggi, a distanza di dieci anni, ricevere gratitudine è impagabile. Vivi storie molto intense, molto particolari a tratti. Però per me essere al servizio di queste realtà è la cosa più bella che potesse capitarmi".
Come fai a farti scivolare addosso tanto dolore quando entri lì dentro? Come fai a non tornare a casa e piangere?
“Chi ti ha detto che non torno a casa e piango? Non sono un robot. Emotivamente è complicato. Però, nonostante le tante cose che si vedono da lì dietro, anche nei momenti più bui resti un raggio di luce. Un pianto, quando torno a casa, magari me lo faccio. È più un discorso di accettare tutto quello che la vita ti presenta. Io quando sono stato per terra ho avuto bisogno di familiari, amici, di qualcuno che mi sostenesse. Di Spider-Man. Di un mp3 che mi facesse ascoltare la musica. Di tutto ciò che distrae dal tempo infinito di quelle corsie. Il segreto sta nell’accettare tutto ciò che la vita è pronta a presentarti, soprattutto gli imprevisti”.
Ho sentito storie incredibili. Vuoi raccontarne qualcuna?
“Il paziente più piccolo che ho incontrato aveva due giorni, il più grande 89 anni. Questo per dire la complessità dell’età che vai a gestire. I bambini sono convinti che tu sia Spider-Man, quindi devi essere preparato: se ti fanno domande e non sai rispondere, crolla il castello. Devi anche essere presentabile, perché il giorno in cui mi verrà la pancia non potrò più regalare un sogno e farò volontariato in altre forme. Gli adulti invece sono più semplici da gestire: hanno dietro di sé una storia già accettata. Vai lì e fai un video per il nipotino o per il figlio”.
Quindi tutto comincia con te che esci dagli ospedali e dici: ho avuto tanto, posso restituire qualcosa. Ti compri un costume e contatti gli ospedali?
“All’inizio ho bussato agli ospedali che mi avevano aiutato. È stato molto più semplice entrare. Quindi ho acquistato un costume, ho riaperto un cassetto della mia memoria di bambino amante di Spider-Man e ho provato a fare del mio meglio. La situazione è un po’ scappata di mano, ma ci provo”.
Sei credente?
“No. Non ho una fede a cui aggrapparmi, ma non mi pesa. Ammiro chi ce l’ha, chi prega. Mi sento una persona di spirito. È un argomento un po' particolare, spesso si dicono quelle frasi tipo: “Il fiore più bello è stato colto per essere messo nel giardino di qualcuno che comanda”. Allora quel qualcuno dovrebbe essere una persona egoista. Se un domani esisterà qualcosa e lo incontrerò, gli farò un paio di domande”.