“Il tuo problema è che non sei intelligente: devo dirti le cose cinquanta volte perché tu le faccia”. Basterebbe questa frase per spiegare il livello di tossicità che si annida in certi rapporti nel tennis professionistico, soprattutto nel circuito femminile. Il protagonista di questa storia è Stefano Vukov, croato, 37 anni, allenatore che con Elena Rybakina, campionessa di Wimbledon 2022, ha costruito qualcosa che con il coaching ha avuto poco a che fare e con la manipolazione molto di più. Un rapporto fatto di umiliazioni pubbliche e private, insulti e una pressione psicologica che ha trasformato la numero 7 del mondo in una giocatrice a pezzi. La vicenda viene a galla nel 2022, quando un coach, presente al torneo di Miami, assiste a una delle sfuriate di Vukov contro Rybakina e decide di scrivere alla Wta per segnalare il comportamento. Ma nel mondo del tennis la storia era già nota.
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Dito puntato in faccia, tono sprezzante, continue offese: “Senza di me saresti ancora in Russia a raccogliere patate”, “Sei stupida”, “Sei ritardata”. Gli allenamenti trasformati in un campo di battaglia, con palline scagliate più per distruggerla psicologicamente che per migliorarla tecnicamente: è questo quanto rivelato dal Corriere della Sera. Un film già visto: le ginnaste americane vittime di Larry Nassar, le farfalle della ritmica italiana, casi in cui il confine tra disciplina e abuso è diventato inesistente. La Wta apre un’indagine. I risultati sono giustamente spietati: abuso di autorità, vessazioni mentali, una relazione di dipendenza che mina il benessere psicofisico della giocatrice. Intanto Rybakina sprofonda. Insonnia, infortuni, ritiri improvvisi, ranking che crolla. Sua madre interviene, scrive a Vukov chiedendogli di smetterla di farla piangere. Ma Elena, come da manuale, purtroppo, lo difende: “Lui mi conosce, sa come tirare fuori il meglio da me”. E lui, senza il minimo pentimento, replica: “La spingo anche quando non vuole essere spinta, so come farla arrabbiare”.
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Poi la deriva definitiva. Us Open 2024: Vukov si presenta in albergo, si aggira nella hall, tempesta Rybakina di messaggi e chiamate, pretende un’altra possibilità. La Wta stavolta non resta a guardare: sospensione immediata, poi un anno di squalifica con obbligo di corsi di comportamento. Elena, con un post secco sui social, chiude la storia: "Stefano non è più il mio coach. Lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me". Ma non è un addio, è una pausa. A gennaio, agli Australian Open, la kazaka si presenta con Goran Ivanisevic, ex allenatore di Djokovic. Ma il rapporto dura un mese. Perché? Perché Vukov è ancora lì, ospite della sua stanza d’albergo. "Un altro segnale di un legame romantico in corso", rivelano fonti interne. La settimana scorsa Rybakina ha rotto il silenzio: "Sono dispiaciuta per come la Wta ha gestito la situazione". Ma intanto un altro pezzo del suo team se ne va: dopo Ivanisevic, lascia anche il preparatore atletico Azuz Simcich. Una frattura che rischia di essere irreparabile. Perché la verità, in questa storia, è una sola: non c’è peggior prigionia di chi sceglie di restare in gabbia.