Federica Pellegrini torna a parlare di Jannik Sinner e della sua squalifica per doping, ma le sue dichiarazioni lasciano un retrogusto ambiguo: è dalla parte del tennista azzurro o no? Intervenuta a Palazzo Giureconsulti per l’evento dedicato ai Pacchetti Hospitality di Milano Cortina 2026, l’ex nuotatrice ha commentato l’accordo con la Wada, che ha portato alla sospensione di tre mesi del numero uno del mondo: “Ciò che è successo è stato un problema di protocollo. Secondo me Jannik non ha voluto in nessun caso prendere scorciatoie, questo è quello che penso da atleta e non”. Un’apertura netta nei confronti di Sinner? Mica tanto, perché subito dopo aggiunge una riflessione che sembra più vicina alla posizione della Wada: “È vero che la storia ci rende un po' responsabili tutti, anche per quello che fa il nostro team su di noi”.
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Poi fa un passo indietro: “Se un atleta, in qualsiasi altro sport, viene trovato positivo, la negligenza è comune. Magari vai in farmacia e c'è un aminoacido contaminato, o una crema con una sostanza dentro. I casi sono tantissimi. Il problema è che in tutti questi casi gli atleti hanno avuto una sospensione per negligenza, non è un doping conclamato con colpa effettiva, ma una svista”. Se le parole della Divina sembrano smorzare il caso, il suo atteggiamento in passato era stato molto più severo. Lo scorso dicembre, intervistata da La Stampa, aveva mostrato un certo scetticismo sul principio della colpa oggettiva, storicamente alla base delle decisioni antidoping: “Fino a qui ci hanno sempre detto che l’atleta è responsabile a prescindere. Adesso sembra che ci siano circostanze in cui può non essere così e la faccenda si fa scivolosa”.
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E proprio in quell’occasione, la Pellegrini aveva rievocato il caso del collega Federico Turrini, nuotatore azzurro squalificato per due anni dopo essere risultato positivo per un collirio al cortisone: “Era dall’altra parte del mondo con una grave infezione all’occhio. Gli hanno prescritto un farmaco e lui è stato squalificato. Se la visione cambia, ci vogliono regole precise. Il ricorso per Sinner darà indicazioni sulla strada che vogliono prendere”. Dunque? Da che parte sta Pellegrini? Pro Sinner o dalla parte del regolamento? Quel che è certo è che, tra una dichiarazione e l’altra, sembra che neanche lei abbia deciso quale sia la risposta.