Fulmini sulla carena, casco Arai, una postura classica e arrotondata: Ai Ogura, primo nel venerdì di Brno con l’Aprilia del Team Trackhouse, è uno spettacolo che sembra appena uscito dagli anni Novanta. E considerando che l’asfalto incide in maniera particolare sul consumo gomme c’è da aspettarsi che la sua ormai conclamata velocità a fine gara possa portarlo a giocarsi la sua prima vittoria in MotoGP. Certo, la qualifica è ancora tutta da vedere. Dietro di lui ci sono un Marco Bezzecchi molto solido sull’Aprilia e tre Ducati: Fabio Di Giannantonio, Pecco Bagnaia e Marc Marquez. Pedro Acosta è sesto nonché, come di consueto, unico pilota KTM a entrare direttamente in Q2, per quanto Maverick Vinales si sia dimostrato piuttosto veloce per tutto il giorno.
In Q2 ci sono quindi quattro Ducati, tre Aprilia, due Honda (con Mir e Moreira) e la KTM del già citato Pedro Acosta: a giudicare dai passi gara, la sfida sul tavolo sembra quella tra le due case italiane, specialmente con Marc Marquez e Marco Bezzecchi. I quali ironicamente hanno parlato entrambi di una condizione fisica non ottimale, come se al famoso tavolo da poker imbastito da Marc Marquez abbia deciso di sedersi l'attuale leader della classifica. Roba appassionante, da guerra fredda.
Lo spagnolo dice di aver spinto anche troppo, perché l’energia è calata col passare dei turni e spingere come ha fatto (procurandosi due cadute) gli ha tolto qualcosa per il sabato di Sprint e qualifica. Allo stesso tempo però, va detto che a dieci minuti dalla fine dell’ultimo turno Davide Tardozzi l’ha persuaso a non spingere ancora, a preservarsi. “Perché quando chiudo la visiera mio diventa difficile controllarmi”, racconta Marquez con un sorriso. La sensazione è che al momento giusto, cioè in qualifica prima e quando si prendono i punti poi, sarà lì a giocarsela.
Bezzecchi invece racconta di portarsi ancora dietro degli strascichi dall’infortunio di Balaton: “A volte mi si addormenta il piede”, racconta. Ha però un gusto speciale nel guidare a Brno e nel farlo con una moto che funziona molto bene già da subito, contrariamente a tanti altri weekend in cui invece, come dice lui, ha lavorato da muratore, quindi costruendo la prestazione un poco alla volta. Marco non si è nascosto ma c’è da aspettarsi che migliori ancora.
Stessa cosa per il compagno di squadra Jorge Martín, che dopo una giornata funambolica chiude fuori dai dieci, raccontandoci però di non essere troppo preoccupato per il giro secco: “Domani sarà un’altra storia”, dice con un mezzo sorriso. Jorge ha anche passato il suo tempo a provare il long lap penalty, anche per spazzolare un po’ l’asfalto che in quel punto è particolarmente sporco: “Non è male, dovrei riuscire a farlo perdendo un secondo e mezzo”. Certo, per scontare la penalità rimediata in Ungheria dovrà farne due.
A fine giornata i piloti hanno provato la partenza senza abbassatori, una novità che (come anticipato da Carlos Ezpeleta nel primo pomeriggio) potrebbe essere introdotta a brevissimo. Per Bagnaia già da Brno, i piloti Aprilia invece si sono detti più cauti: per Martín meglio aspettare Silverstone, Bezzecchi dice che vanno fatte altre prove. Marc Marquez se n’è chiamato fuori dicendo di non essere stato in Safety Commission e che poi tutto sommato ha poco senso sbatterci la testa perché sarà uguale per tutti.
Resta una grossa perplessità di fondo: è vero, eliminare gli abbassatori renderebbe l’anteriore più comunicativo in staccata, eppure le moto arrivano comunque da zero a cento in meno di tre secondi e guadagnare qualche posizione in partenza resta una grossa tentazione per i piloti. La sensazione è che difficilmente vedremo questo cambio regolamentare già da ora. Potrebbe succedere al Sachsenring o, come suggeriva Martín, a Silverstone, dopo la pausa estiva.