A Max Verstappen il Madring non è piaciuto per niente, tant’è che non ha smesso di criticarlo fin dal primo giro in pista del venerdì. Il tutto sempre come piace a lui: diretto e senza timore di niente e nessuno. Per demolire il circuito, infatti, gli sono bastati un paio di team radio e qualche dichiarazione a fuoco, tutte coerenti l’una con l’altra. Il problema principale? Le zone di frenata che, a parer suo, hanno reso impossibili i sorpassi. La gara non l’ha smentito, anzi: solo quattro attacchi, il numero più basso della stagione, persino più di Monaco dove si sorpassi ce ne sono stati dieci.
Un dato assurdo, a cui segue un interrogativo obbligatorio: al netto di limiti strutturali, col circuito che sorge all’interno del polo fieristico IFEMA, davvero non si poteva far meglio? La risposta è scontata: sì, lo si poteva fare e infatti lo si farà già in vista del 2027, anche perché una gara come quella che si è vista non fa che andare totalmente contro l’idea di show che la F1 contemporanea sta cercando in tutti i modi.
Un concetto che Max ha riassunto in pochissime battute: “Ma che ca**o di gara da Topolino è stata!”, ha tuonato via radio quando ancora era nell’abitacolo della sua Red Bull una volta tagliato il traguardo. Il secondo attacco arriva invece durante le classiche interviste del post GP, in Spagna condotte da James Hinchcliffe, ex pilota IndyCar: “Come ho fatto a tenere dietro Norris? È bastato piazzare l’auto al centro [della pista]. Qui questa strategia sembrava funzionare bene”, ha chiosato in maniera sarcastica l’olandese.
Il riferimento è proprio a quelle zone di frenata: siccome in molte si arriva con già lo sterzo girato verso la curva, piazzandosi in mezzo si manda all’aria qualsiasi tentativo di attacco. Nella giornata di venerdì, invece, il più lapidario di tutti: “La mia opinione sul Madring? Modificherei quasi tutte le zone di frenata, se mi date una piantina del tracciato lo sistemo io”.
Non le manda a dire, come al suo solito. E lo stesso ha poi fatto nei confronti di Lewis Hamilton per le scintille che ci sono state durante il GP e che, a distanza di anni, hanno re-infiammato la loro rivalità. Subito dopo il via, infatti, Sir Lewis aveva passato Max spingendolo fuori pista, questa la versione del quattro volte campione del Mondo, tant’è che una volta rientrato inizialmente non gli aveva restituitola posizione.
Poi è arrivata la richiesta del team - che peraltro gli ha fatto perdere parecchio tempo visto che in quel momento a separarlo da Hamilton c’era Kimi Antonelli - e lui si è infuriato via radio, rispondendo a Gianpiero Lambiase: “Amico, ma di che c***o state parlando? Si sarebbe schiantato. Ma insomma, di che state parlando? Se fossi rimasto in pista, sarei fuori dalla gara”.
Nonostante tutto l’ha fatto, ma una volta terminata la gara non si è astenuto dal tirare un’altra bordata verso il pilota della Ferrari: “Vincere senza quel taglio e il rallentamento? No. Avrei subito un danno alla partenza se fossi rimasto in pista, quindi la vittoria sarebbe stata comunque fuori discussione, è semplice”.
Per lui, infatti, la dinamica di quei momenti è molto semplice: “Ho semplicemente fatto la mia mossa in curva 1, ma Lewis ha tentato un sorpasso e ha toccato il cordolo; quindi è tornato in pista all’improvviso ed è per questo che sono stato costretto a uscire di pista. Se fossi rimasto lì, ci sarebbe stato sicuramente un contatto. Quindi la mia gara sarebbe potuta finire già in curva 2 ed è per questo che, vista la situazione attuale, sono contento di dove mi trovo”.
I toni sono apparentemente più pacati, ma l’accusa ad Hamilton non la ritratta nemmeno un po’. E a nulla è servito finire secondo sotto la bandiera a scacchi, perché a cambiare non è stato né il giudizio sulla pista né quello sulla manovra dell’inglese. Anche stavolta, non si è piegato a niente e nessuno.