Vincere aiuta a vincere, ma anche a tirare fuori tutta la propria personalità. In questa F1 non è solo il caso di Kimi Antonelli, ma soprattutto di Lando Norris. Il campione del Mondo in carica, quello che tante volte è stato forse sottovalutato. Lui ha risposto in pista con un 2026 da paura, facendo ancor meglio, molto meglio, di quanto fatto vedere la scorsa stagione.
In pista si è caricato la McLaren sulle spalle e a Madrid lo si è visto ancora una volta, basta guardare alla differenza con Oscar Piastri, fuori ha fatto ricredere più di qualcuno a suon di stoccate alla “Max Verstappen”, senza mezzi termini. L’ultima è arrivata proprio al termine dell’ultimo GP, quando nel retropodio gli viene chiesto di non bere Coca-Cola per rispettare gli accordi commerciali di F1, partner di Pepsi
Lui non ci sta e con poche battute liquida la richiesta: “Ho appena corso una gara, ho il diritto di bere quello che voglio, grazie”. Poi ci sono state le dichiarazioni una volta tagliato il traguardo, per una vittoria sfuggita solo a causa delle disattenzioni della Federazione, capace di disporre il regime di Virtual Safety Car per recuperare la vettura di Lance Stroll nell’esatto momento in cui l’inglese aveva superato la linea della pit entry, favorendo invece Kimi Antonelli.
“È una regola che non dovrebbe decidere una gara”, tuona ai media presenti in circuito. “Un GP dovrebbe essere vinto da chi riesce a fornire la migliore prestazione, magari rischiando con stint lunghi, perché magari poi entra in pista una Safety Car e la sfrutti”, ha poi aggiunto. “Ma è ingiusto che tutti gli altri si possano fermare e io no. È già successo in passato, ma è frustrante perdere in questo modo”.
Poteva essere la terza vittoria in quattro gare dopo una pole position sensazionale al sabato, ma tutto è andato a suo sfavore, tant’è che persino Kimi Antonelli l’ha ammesso senza giri di parole a Sky Sport F1: “Sicuramente non è stato il modo in cui avrei voluto vincere. Credo che oggi il risultato che meritavo fosse 2°. Norris meritava la vittoria e mi è dispiaciuto per lui”.
Alla fine arriva terzo e giustamente infastidito, senza nasconderlo come dodici mesi fa probabilmente avrebbe fatto. È vero e la gente inizia ad apprezzarlo, persino quelli che al tempo l’avevano snobbato, altro che campione meno meritevole della storia. E il salto in questa stagione lo racconta meglio di qualsiasi altra cosa, a suon di giri a tutta e di gare in cui ha fatto più volte la differenza, come sottolineato più volte anche dal team principal dei Papaya, Andrea Stella.
In un 2026 pieno di polemiche, questa è invece una delle belle notizie. In griglia c’è un personaggio in più, uno che non le manda a dire forte di una fiducia inevitabilmente maggiore rispetto a quanto quel titolo ancora non l’aveva vinto. Una versione 2.0, a tutti gli effetti. Uno di quelli che, davanti a una regola di facciata come quella del bere dopo la gara, non si tira indietro dal dire la sua anche a costo di sembrare arrogante.
Quella sicurezza gliela si legge in volto molto più spesso che in passato, soprattutto fuori dalla vettura. Anche perché, in pista, che Norris fosse velocissimo non l’ha dimostrato una volta sola. E no, il titolo della passata stagione non l’ha vinto solo grazie alla McLaren, la macchina migliore della griglia, anche perché dopo Abu Dhabi alle sue spalle c’era Max Verstappen e non Oscar Piastri. Ha vinto perché la velocità l’ha sempre avuta, nonostante qualche alto e basso.
Adesso sembra aver sistemato anche quelli e, senza se e senza ma, rappresenta l’altra rivelazione di quest’anno. Ha fatto quell’ultimo click che serviva, rispondendo a tutti quei dubbi che molto spesso l’avevano circondato. Chapeau.