A volte, i piloti entrano in un tunnel dove ci sono soltanto la propria macchina e la curva che affronteranno pochi secondi dopo. È successo ai grandi del passato come Senna a Monaco nel 1988, a quelli del presente come Lewis Hamilton a Singapore, nel 2018, e adesso, dopo le qualifiche di Madrid, anche a Lando Norris. L’inglese, infatti, ha negato la pole position a Kimi Antonelli con un giro magico, al limite dall’inizio alla fine. E fa ancor più impressione pensare che quello stesso tempo potesse essere ulteriormente migliorato, con un paio di decimi persi per una sbavatura all’ultima curva.
A raccontarlo, senza ancora aver realizzato quanto fatto in pista, è proprio Lando. “L’adrenalina era alle stelle nell’ultimo giro, ma bisogna rilassarsi e lasciarsi andare. La macchina andava bene, quindi mi sentivo a mio agio in pista. È stato praticamente tutto perfetto, tranne che all’ultima curva: pensavo di finire contro il muro e che i ragazzi avrebbero dovuto riparare la macchina stanotte e invece…È stato uno di quei momenti in cui sei in uno stato di totale flow”.
Poi, sempre ai microfoni di David Coulthard, lo stupore continua: “Sono scioccato, sono un po’ sorpreso di trovarmi qui adesso. Mio Dio, è stato uno dei migliori giri che abbia mai fatto in tutta la mia carriera. Sono felicissimo. Avevo le idee chiare su cosa volevo fare, l’unica incognita era se la mia mente me lo avrebbe permesso. Questo è uno di quei giri in cui alla fine guardi il tempo sul giro e dici: ‘Oh, ca**o, è stato fantastico’”.
Un giro da paura nonostante il brivido finale, confermando lo stato di forma assurdo fatto vedere per tutto l’arco della stagione fin qui. Perché bisogna dirlo: in questo 2026, Lando ha dimostrato di meritare il titolo di campione del Mondo praticamente a ogni gara, persino quando la macchina non andava o, comunque, il gap rispetto a Mercedes e Ferrari era troppo ampio per dare battaglia.
Ha sempre fatto la differenza e basta osservare il confronto con il compagno di squadra - Oscar Piastri - per rendersene conto, lontano negli scorsi fine settimana e lontano a Madrid, su una pista dove tutti sono partiti più o meno alla pari. Sotto la bandiera a scacchi delle qualifiche, il distacco è pesantissimo: 470 millesimi, un’eternità per questa F1.
È la risposta più potente che Norris stesso potesse dare a tutti quelli che negli anni lo hanno criticato, arrivandolo a screditare nonostante un titolo Mondiale poi conquistato. Il perché? Quelle due stagioni tra il 2023 e il 2024, quelle tante pole position perse alla prima curva e quegli attacchi a volte mancati su Max Verstappen. Timido e pauroso, aggettivi che a vederlo oggi non c’entrano nulla col pilota che è diventato.
Mai come in questo 2026, se c’è un pilota che ha zittito i critici - molto spesso anche a casaccio - è proprio Norris. E a Madrid, su un circuito che un po’ tutti hanno definito tra i più ostici della stagione, l’ha fatto nuovamente. Forse, il suo è un Matrix che va oltre questa singola qualifica.