Elena Pero ci lascia a 60 anni, dopo una lunga malattia. Ne annuncia la scomparsa Sky Sport, seguito poi da un cordoglio unanime da parte di chi ha avuto la fortuna di condividere momenti di vita e lavoro con una delle voci più riconoscibili del panorama tennistico italiano.
“Vince con il dritto vincente Jannik Sinner una partita che non è stata facile neanche un po’ e per questo ce la ricorderemo come infinitamente bella”. Così Elena Pero iniziava a commentare il secondo trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon, lo scorso 12 luglio. L’ultimo grande epilogo del Grande Slam per lei che, nonostante la malattia, aveva fino a quel momento continuato a dedicarsi al lavoro. Sono parole, quelle che fanno da sfondo a un Sinner più che mai felice, che oscillano tra la fermezza e l’orgoglio, parole decise e puntuali ma non senza un velo di emozione. Una conclusione perfettamente bilanciata, di chi di tennis ne ha visto tanto e sa bene come riconoscerne l’essenza. Una danza al commento, quella di Elena, che contemplava l’imparzialità e l’oggettività. Elena Pero è stata questo, inflessibile intenditrice e amante di tennis come pochi altri, una sintesi di infinita competenza e misurato affetto che nello sport della racchetta, un paio di cuffie e un microfono ha trovato la sua vocazione. È stata l’oratrice per eccellenza, in oltre 35 anni di carriera ha raccontato i grandi della storia, a partire da Roger e Rafa, fino all’ascesa di Jannik Sinner e di tutto il movimento italiano.
La sua storia inizia nel 1989, quando Rino Tommasi si mette alla ricerca di giovani collaboratori. I due prescelti, tra cui Elena, lo seguono a Fininvest per aiutarlo con le statistiche, seguirlo nei tornei più importanti e occuparsi dei servizi della rete. Nel 1991, Elena segue Tommasi a TelePiú, di cui fu il primo direttore, ed è proprio lì che muove i primi passi nel mondo delle telecronache. La compagnia in cabina non si fa attendere, prima Roberto Lombardi e poi Paolo Bertolucci la accompagnano nella narrazione del mondo del tennis.
Un mestiere, quello del telecronista, che dopotutto un po’ amaro lo è. Al pari del doppiaggio, di tempo ne deve trascorrere prima che un volto venga associato alla voce. Eppure, con Elena è stato tutto estremamente naturale. Una personalità unica che, lontana dai microfoni di Sky, ha sempre regalato a colleghi e appassionati lezioni di infinita disponibilità e gentilezza.
A fine agosto, a Newport, l’ex tennista e commentatrice americana Mary Carrillo è stata introdotta nella Tennis Hall of Fame. Così, oggi, viene spontaneo riservare un posto a Elena Pero nel nostro personale albo d’onore. Lei che il tennis non lo ha mai praticato professionalmente, ma che professionalmente lo ha raccontato con rispetto. Dall’alto di una posizione privilegiata, affacciata sui più importanti palcoscenici del mondo tennistico, ma che mai gli ha dato motivo di ostentazione.
Ne sa qualcosa Paolo Bertolucci, partner al commento, ma che nel dover salutare un’amica, prima ancora che una collega, fatica a incontrare la voce: “La porterò sempre nel cuore, ricordando quel sorriso di assenso, quel cenno di intesa scambiato proprio dopo la finale di Wimbledon di quest’anno. La promessa silenziosa di continuare a sognare insieme raccontando il tennis, lo sport che lei amava come nessun altro”.
Non un lavoro, in fondo, ma un sogno fatto certo di voci ma anche e soprattutto di legami umani. Anche e soprattutto di dettagli li dove nessuno può entrare se non per qualche istante in occasioni speciali. In quella stanza dove si prega una palla gialla e si cerca di tradurla a parole, lì dove Elena Pero faceva la sua magia.