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8 settembre 2026

Dopo la bagarre targata US Open, Wimbledon scarica gli influencer e ci ricorda che il tennis (e i Championships) è tutta un'altra cosa

  • di Francesca Zamparini

8 settembre 2026

I malumori emersi tra i tennisti a New York hanno trovato eco a Londra: da Wimbledon arriva la notizia dello stop agli accrediti per gli influencer. Una reazione più che in linea con l'etichetta dell'All England Club, che guarda a preservare la tradizione da sbavature firmate ring light e TikTok. Il tennis, in fondo, è una cosa seria e renderlo più universale non deve necessariamente significare tradirne lo spirito elegante

Foto di: ANSA

Dopo la bagarre targata US Open, Wimbledon scarica gli influencer e ci ricorda che il tennis (e i Championships) è tutta un'altra cosa

Gli US Open sono ormai nel clou dell'azione, con le finali attese per il prossimo fine settimana, ma una questione, più di tutte, sembra destinata a far discutere ben oltre l'ultimo vincente sull'Arthur Ashe: parliamo degli influencer. Cento gli accrediti offerti dalla United States Tennis Association quest'anno, con l'obiettivo di rendere l'esperienza analoga a quella del Coachella. Ci sfugge cosa abbiano in comune un festival di musica nel deserto e un torneo di tennis, ma del resto dagli USA non potevamo che aspettarci diversamente, considerata la dilagante spettacolarizzazione dello sport tutto, che proprio lì trova terreno non fertile, fertilissimo. A partire dal più recente esempio della Formula 1, le discipline sportive sono ormai alla mercè di dinamiche che hanno a che vedere più con lo show business che con la loro natura competitiva. A New York, quindi, non si è solamente trattato di balletti destinati a TikTok, ma di una mentalità ben più ampia che predilige la viralità allo status.

Di classe ne sa qualcosa Wimbledon, come di rispetto e tradizione. È di poche ore fa la notizia secondo cui la Cattedrale del tennis non vedrà la presenza di content creator. L'All England Club si è quindi ben guardato dal compromettere l'inarrivabile equilibrio che ci si attende da lui. L'appuntamento, fissato tra il 28 giugno e l'11 luglio 2027, dice addio alle presenze social, una mossa preventiva e in perfetto stile Londra: salvaguardarsi dal caos che distrae dai campi più curati del mondo. Là dove il bon ton trova facilmente casa nella perfetta combinazione tra bianco candido e religioso silenzio.

Roger Federer in tribuna a Wimbledon
L'esclusivissima tribuna di Wimbledon

Bon ton: è questo che manca a Flushing Meadows, cuore del tennis americano durante l'ultimo Slam della stagione. Una chiusura in grande stile, confusionaria, segnata da rumori e movimenti incuranti del gioco. Ma, in fondo, va bene così. A New York.
Tutt'altra storia è il Distretto SW19. Qui la tradizione vige dall'Ottocento, una vera e propria caccia alle macchie di sudore, ritenute poco eleganti. Da qui il colore che li racchiude tutti: impossibile mostrarsi grondanti. La regola cromatica che tiene sotto scacco completo e accessori dei protagonisti si sposa con la condotta del pubblico: nessun movimento sugli spalti quando il gioco è in corso, mutismo durante i punti. New York? Tutto il contrario: tana libera tutti.
La domanda da porsi, dinanzi a un tale dualismo, è se valga veramente la pena sacrificare la vera essenza del tennis per incrementare il numero degli interessati. Che poi, viene spontaneo chiedersi anche quale tipo di pubblico si possa affacciare su questo sport, se le fonti da cui ne sente parlare sono profili di persone che, nella maggior parte dei casi, sono le prime a non conoscerne le regole. E non parliamo solo del punteggio. Forse la soluzione sta nel selezionare ed educare, prima ancora di fare accedere. Forse la soluzione è quella di New York, giovane e sbarazzina, ma con un grande bisogno di essere gestita meglio. O forse è quella di Wimbledon, legata alla serietà. La risposta sta in entrambe, senza che l'una abbia necessariamente torto sull'altra. Viene però spontaneo ringraziare Wimbledon per il coraggio forte di secoli di storia, per la mano ferma e per il sacro rispetto dello sport che tutti noi amiamo.

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